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Reddito di cittadinanza: condanna per false quote

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di indebita percezione del reddito di cittadinanza. Il soggetto aveva omesso di dichiarare il possesso di quote societarie e fornito informazioni parziali su contratti di locazione. La difesa ha tentato di invocare la particolare tenuità del fatto e la buona fede, attribuendo l’errore a un operatore del CAF. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la natura dolosa della selezione mirata dei dati dichiarati e l’impossibilità di applicare benefici di legge a causa dei precedenti penali del ricorrente.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Reddito di cittadinanza e omissioni patrimoniali: la Cassazione non perdona

Il reddito di cittadinanza è una misura di sostegno che richiede la massima trasparenza nelle dichiarazioni patrimoniali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito che l’omissione volontaria di informazioni finanziarie, come il possesso di quote societarie, preclude ogni possibilità di invocare la buona fede o la particolare tenuità del fatto.

Il caso: dichiarazioni parziali e condanna

Un cittadino era stato condannato in appello alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione per aver violato le norme sulla corretta comunicazione dei dati necessari all’ottenimento del beneficio. L’imputato aveva fornito all’operatore del CAF informazioni incomplete, omettendo la titolarità di quote societarie e indicando contratti di locazione ormai scaduti. La difesa ha sostenuto che l’errore fosse imputabile all’intermediario e che l’importo percepito fosse di modesta entità.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, definendolo inammissibile. La Corte ha evidenziato come l’imputato avesse operato una vera e propria selezione mirata dei rapporti da dichiarare, dimostrando la volontà di nascondere elementi che avrebbero potuto ostacolare l’erogazione del sussidio. Non è stata ritenuta credibile la tesi dell’affidamento incolpevole al CAF, poiché i dati parziali erano stati forniti direttamente dal richiedente.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura del ricorso, giudicato generico e volto a ottenere una rivalutazione dei fatti non consentita in Cassazione. La Corte ha escluso l’applicazione dell’art. 131-bis cod. pen. (particolare tenuità del fatto) per due ragioni principali: l’entità della somma percepita, pari a circa 1.600 euro, e la presenza di precedenti condanne per reati della stessa indole, quali l’insolvenza fraudolenta e l’appropriazione indebita. Questi elementi configurano un’abitualità nel comportamento illecito che impedisce la concessione di benefici legali legati alla scarsa offensività della condotta.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza conferma che la responsabilità delle dichiarazioni rese per ottenere il reddito di cittadinanza ricade interamente sul richiedente. L’omissione di quote societarie, indipendentemente dal loro valore effettivo rispetto a quello nominale, costituisce una violazione degli obblighi dichiarativi. Oltre alla conferma della pena detentiva, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende e al risarcimento dei danni in favore dell’ente previdenziale.

Cosa succede se ometto di dichiarare quote societarie per il sussidio?
L’omissione di quote societarie integra il reato di falso e comporta la condanna penale, anche se il valore delle quote è inferiore a quello nominale.

Si può dare la colpa al CAF per un errore nella domanda?
No, se il richiedente ha fornito intenzionalmente dati parziali o mirati, la responsabilità penale rimane personale e non può essere trasferita all’operatore.

Quando viene negata la particolare tenuità del fatto?
Viene negata se il danno economico non è minimo o se il soggetto ha precedenti penali per reati simili, dimostrando un’abitualità nel delinquere.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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