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Recidiva stupefacenti: quando è giustificato l’aumento

La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio. L’ordinanza analizza la corretta applicazione della recidiva stupefacenti, giustificata dai precedenti specifici, e l’esclusione del fatto di lieve entità data la notevole quantità di droga e l’organizzazione logistica.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Recidiva Stupefacenti: La Cassazione Conferma l’Aumento di Pena

L’applicazione della recidiva stupefacenti rappresenta un punto cruciale nella determinazione della pena. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti per giustificare un aumento di pena basato sui precedenti penali dell’imputato e ha ribadito i criteri per escludere l’ipotesi del fatto di lieve entità. Analizziamo insieme questa importante decisione per comprendere come la giurisprudenza valuta la pericolosità sociale del reo nel contesto dei reati legati alla droga.

Il Caso: Condanna per Spaccio e Ricorso in Cassazione

Due soggetti, un uomo e una donna, sono stati condannati in Corte d’Appello per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti ai sensi dell’art. 73 del DPR 309/1990. Le pene inflitte erano rispettivamente di tre anni di reclusione e 8.000 euro di multa per l’uomo, e di cinque anni e 20.000 euro di multa per la donna. Entrambi hanno proposto ricorso per Cassazione, lamentando diversi vizi della sentenza.

L’uomo contestava la motivazione relativa all’applicazione della recidiva e alla quantificazione della pena. La donna, oltre a contestare la recidiva, lamentava la mancata qualificazione del reato come “fatto di lieve entità”, previsto dal comma 5 dello stesso articolo, che avrebbe comportato una pena molto più mite.

La Valutazione della Recidiva Stupefacenti

La Corte di Cassazione ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze di entrambi i ricorrenti in merito all’applicazione della recidiva. Per la Suprema Corte, la motivazione della sentenza d’appello era adeguata e in linea con i principi consolidati.

Nel dettaglio:
– Per l’uomo, i giudici hanno valorizzato un precedente specifico e definitivo del 2018 per detenzione a fini di spaccio, considerandolo una chiara espressione di una “maggiore inclinazione a delinquere”.
– Per la donna, la Corte d’Appello aveva evidenziato ben due condanne definitive per reati legati agli stupefacenti e altre tre per reati contro il patrimonio. La ripetizione degli illeciti e la loro crescente gravità sono state considerate indicative di una spiccata pericolosità sociale.

La Cassazione ha ribadito che l’aumento di pena per la recidiva facoltativa è giustificato quando la nuova condotta criminale rivela una maggiore capacità a delinquere del reo, come dimostrato dai precedenti specifici.

La Quantificazione della Pena

Per quanto riguarda la lamentela dell’uomo sulla pena base (fissata in 4 anni e 6 mesi), la Corte ha osservato che tale pena non superava la “media edittale” prevista dalla legge. Di conseguenza, non era necessaria una motivazione particolarmente dettagliata da parte del giudice di merito per giustificare lo scostamento dal minimo.

L’Esclusione del Fatto di Lieve Entità

Un punto centrale del ricorso della donna era il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello, spiegando che la valutazione deve essere complessiva e basata su tutti gli indici previsti dalla norma.

Nel caso specifico, sono stati considerati elementi ostativi:
1. Il dato quantitativo: la cocaina sequestrata avrebbe permesso di ricavare 143 dosi.
2. La logistica: la disponibilità di una cantina adibita a luogo di stoccaggio e di attrezzature per il confezionamento (due macchine per saldare le buste).
3. Il contesto generale: la contestuale disponibilità di oltre 8 kg di hashish e la presenza di una contabilità dello spaccio.

Questi elementi, nel loro insieme, delineavano un quadro di stabile inserimento nel narcotraffico, incompatibile con la qualificazione di lieve entità.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché manifestamente infondati. Le motivazioni fornite dalla Corte d’Appello sono state giudicate coerenti, logiche e allineate con la giurisprudenza consolidata delle Sezioni Unite. La valutazione della recidiva si è basata su elementi concreti (precedenti specifici, ripetitività delle condotte) che indicavano una propensione al crimine. Allo stesso modo, l’analisi per escludere il fatto di lieve entità non si è fermata al solo dato quantitativo, ma ha abbracciato tutti gli aspetti dell’azione criminale, rivelando un’organizzazione non occasionale.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame offre due importanti lezioni pratiche. In primo luogo, la presenza di precedenti penali specifici, specialmente in materia di recidiva stupefacenti, può legittimamente portare a un aumento della pena se il giudice ritiene che essi dimostrino una maggiore pericolosità sociale. In secondo luogo, per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità non basta che un singolo elemento (come la quantità) sia contenuto, ma è necessaria una valutazione globale che escluda un’organizzazione stabile e professionale dedita al narcotraffico.

Quando è giustificato un aumento di pena per recidiva in casi di spaccio?
L’aumento di pena per recidiva è giustificato quando i precedenti penali dell’imputato, specialmente se specifici e ripetuti, dimostrano una sua maggiore inclinazione a delinquere e una crescente pericolosità sociale. La nuova condotta viene vista come rivelatrice di una più radicata capacità criminale.

Quali elementi impediscono di qualificare un reato di spaccio come ‘fatto di lieve entità’?
La qualifica di ‘fatto di lieve entità’ viene esclusa quando una valutazione complessiva degli elementi rivela un’attività non occasionale. Elementi ostativi includono non solo la quantità di droga (es. sufficiente per un numero elevato di dosi), ma anche la disponibilità di luoghi di stoccaggio, attrezzature per il confezionamento e la gestione di diversi tipi di sostanze con una contabilità annessa.

Il giudice deve sempre motivare in modo dettagliato una pena superiore al minimo legale?
No. Secondo la Cassazione, se la pena irrogata non supera la ‘media edittale’ (cioè la metà della pena massima prevista dalla legge), non è necessaria un’argomentazione particolarmente dettagliata da parte del giudice per giustificare la scelta di una pena superiore al minimo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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