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Reazione ad atti arbitrari: sì alla resistenza, no alle lesioni

Un cittadino, trattenuto in commissariato, ha reagito con violenza contro le forze dell’ordine sferrando un calcio a un agente e causandogli una frattura. Assolto in precedenza per la resistenza a pubblico ufficiale grazie alla scriminante della reazione ad atti arbitrari (ritenuta sussistente in via putativa), l’uomo è stato comunque condannato per lesioni personali aggravate. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la causa di non punibilità per la reazione ad atti arbitrari (art. 393-bis c.p.) esclude i reati contro la pubblica amministrazione ma non tutela l’integrità fisica degli agenti. Pertanto, l’uso della violenza fisica che provochi lesioni resta punibile.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 33258 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 5 n. 33258/2023)

La reazione ad atti arbitrari e i limiti della difesa del cittadino

Il rapporto tra cittadini e forze dell’ordine è spesso delicato, soprattutto quando si verificano situazioni di tensione. La legge italiana prevede una specifica tutela per il cittadino che subisce un abuso di potere da parte di un pubblico ufficiale. Questa tutela si realizza attraverso la scriminante della reazione ad atti arbitrari, prevista dall’articolo 393-bis del codice penale. Tuttavia, questa facoltà di reagire non è illimitata e non giustifica qualsiasi comportamento violento. La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito i confini di questa esimente, stabilendo che la violenza fisica che provoca lesioni non può mai essere scusata.

Il fatto: la colluttazione in commissariato

La vicenda nasce da un controllo di polizia. Gli agenti di un commissariato hanno perquisito un uomo, trovandolo in possesso di sostanze stupefacenti. Per questo motivo, i poliziotti lo hanno accompagnato negli uffici per gli accertamenti di rito. Al momento del rilascio, l’uomo ha rivolto insulti pesanti a uno degli operanti. Gli agenti hanno quindi deciso di trattenerlo con la forza all’interno dei locali per integrare la denuncia con i reati di oltraggio e minaccia. In quel momento, la situazione è degenerata. L’uomo ha opposto una forte resistenza fisica per sottrarsi al fermo. Durante la colluttazione, ha sferrato un violento calcio a un agente di polizia giudiziaria. Il colpo ha causato la frattura del dito mignolo della mano destra del poliziotto, con una prognosi medica iniziale di venticinque giorni. Nei primi gradi di giudizio, i giudici hanno assolto l’imputato dal reato di resistenza a pubblico ufficiale. I magistrati hanno ritenuto che l’uomo avesse agito convinto di subire un abuso, poiché gli agenti lo avevano trattenuto con la forza in modo non corretto. Tuttavia, i giudici lo hanno condannato per il reato di lesioni personali volontarie aggravate.

Il confine tra resistenza e lesioni personali

L’imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che la causa di non punibilità dovesse applicarsi anche al reato di lesioni personali. Secondo questa tesi, se la reazione violenta era giustificata per opporsi all’arresto ritenuto illegittimo, anche le lesioni causate in quel frangente dovevano essere scriminate. La Suprema Corte ha dovuto quindi affrontare una questione giuridica fondamentale. Si trattava di stabilire se la tutela del cittadino di fronte a un atto arbitrario possa spingersi fino a giustificare il ferimento di un pubblico ufficiale. La risposta dei giudici di legittimità ha tracciato una linea netta tra la semplice resistenza e l’aggressione fisica.

Le motivazioni della Cassazione sulla reazione ad atti arbitrari

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso, confermando la condanna per lesioni personali aggravate. Nelle motivazioni, la Corte ha spiegato che la reazione ad atti arbitrari esclude la punibilità solo per determinati reati contro la pubblica amministrazione, come la resistenza a pubblico ufficiale. La legge non menziona i reati contro la persona. Il legislatore ha compiuto una scelta precisa nel bilanciamento dei valori. Di fronte a un comportamento abusivo del pubblico ufficiale, lo Stato non punisce la resistenza del cittadino. Tuttavia, lo Stato protegge sempre l’integrità fisica delle persone. La salute degli agenti resta un bene primario che non può essere sacrificati, anche se l’agente compie un atto illegittimo. Inoltre, la resistenza assorbe solo la violenza minima necessaria a opporsi all’atto. Qualsiasi atto violento ulteriore, che provochi lesioni fisiche, costituisce un reato autonomo.

Le conclusioni della sentenza e le conseguenze pratiche

La sentenza si conclude con il rigetto totale del ricorso presentato dall’imputato. L’uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. Questa decisione ribadisce un principio di civiltà giuridica fondamentale per la convivenza sociale. La reazione ad atti arbitrari rappresenta uno scudo legittimo contro i soprusi del potere, ma non può mai trasformarsi in una licenza di aggredire fisicamente i rappresentanti dello Stato. Chi reagisce a un abuso delle forze dell’ordine deve limitarsi a una resistenza passiva o comunque non lesiva. Sferrare calci o pugni espone sempre il cittadino a una condanna penale per lesioni personali, indipendentemente dalla scorrettezza del comportamento iniziale dei poliziotti.

Cosa si intende per reazione ad atti arbitrari?
Si tratta di una causa di giustificazione che esclude la punibilità del cittadino che si oppone a un pubblico ufficiale che ha superato i limiti dei suoi poteri con atteggiamenti scorretti o abusivi.

La reazione ad un abuso della polizia giustifica il ferimento di un agente?
No, la legge tutela sempre l’integrità fisica delle persone. Anche se l’atto della polizia è arbitrario, causare lesioni fisiche a un agente rimane un reato punibile.

Quali reati sono coperti dalla causa di giustificazione dell’atto arbitrario?
La scriminante si applica esclusivamente ad alcuni delitti contro la pubblica amministrazione, come la resistenza a pubblico ufficiale, ma non copre mai i delitti contro la persona.

Termini giuridici

Scriminante
Circostanza prevista dalla legge che rende lecito un comportamento che normalmente costituirebbe un reato.
Atto arbitrario
Comportamento del pubblico ufficiale che supera i limiti dei propri poteri o viola i doveri di correttezza e civiltà.
Putativo
Situazione non reale, ma che il soggetto crede erroneamente e in buona fede che esista.
Lesioni volontarie
Il reato commesso da chi arreca intenzionalmente una malattia o una lesione nel corpo di un'altra persona.
Inammissibilità
Provvedimento con cui il giudice rifiuta di esaminare un ricorso perché privo dei requisiti minimi previsti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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