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Reato di rissa: assolto chi si difende da una brutale aggressione

Dopo una lite in un locale, due fratelli armati di coltelli e spranghe hanno aggredito violentemente due conoscenti, provocando a uno di essi la perdita di un occhio. I giudici di merito avevano condannato gli aggressori per tentato omicidio e tutti i partecipanti per il reato di rissa. La Corte di Cassazione ha invece annullato la condanna per il reato di rissa. I giudici di legittimità hanno chiarito che non si configura una rissa se un gruppo assale deliberatamente un altro e quest’ultimo si limita a difendersi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la responsabilità degli aggressori per il tentato omicidio, ma ha annullato senza rinvio la condanna per rissa per tutti i soggetti coinvolti, rinviando alla Corte d’Appello per la rideterminazione delle pene.

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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 25958 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 1 n. 25958/2023)

Il reato di rissa e la differenza tra aggressione e difesa

Il reato di rissa richiede la partecipazione attiva e reciproca di più persone con l’intento di offendersi a vicenda. Molto spesso si confonde una semplice aggressione unilaterale con una rissa collettiva. Questa distinzione è fondamentale per stabilire le giuste responsabilità penali. La Corte di Cassazione ha affrontato questo delicato confine in una recente sentenza. I giudici hanno chiarito quando la reazione di chi subisce un attacco non può essere punita come partecipazione a una rissa.

La violenta spedizione punitiva e le condanne iniziali

La vicenda nasce da un banale litigio serale tra conoscenti all’interno di un locale. Uno dei presenti accusa un altro di avergli sottratto una piccola somma di denaro. La discussione degenera rapidamente e uno dei contendenti colpisce l’accusatore al volto. Quest’ultimo, accecato dalla rabbia, torna a casa e sveglia i propri fratelli. Il gruppo si arma di coltelli e di una spranga di ferro. I fratelli decidono quindi di organizzare una vera e propria spedizione punitiva per vendicare l’offesa subita. Raggiungono i rivali e scatenano una violentissima aggressione. Una delle vittime viene colpita ripetutamente alla testa con la spranga, anche dopo essere caduta a terra. L’aggressione provoca lesioni gravissime alla vittima, che perde permanentemente l’uso di un occhio. In primo e secondo grado, i giudici condannano i fratelli aggressori per tentato omicidio e lesioni personali. Tuttavia, i magistrati condannano anche le vittime per il reato di rissa aggravata, ritenendo che abbiano partecipato attivamente allo scontro.

Quando non si configura il reato di rissa

La difesa di una delle vittime decide di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione. L’avvocato sostiene che il proprio assistito non ha partecipato a una rissa, ma ha subito una brutale aggressione unilaterale. Secondo la difesa, le vittime si sono limitate a difendersi dall’azione violenta e sproporzionata del gruppo rivale. La distinzione tra difesa attiva e partecipazione a una rissa rappresenta il fulcro del ricorso. Per configurare il reato di rissa, infatti, la legge richiede la presenza di due gruppi contrapposti. Entrambi i gruppi devono agire con la reciproca volontà di attentare all’incolumità altrui. Se manca questo intento reciproco e un gruppo si limita a subire e respingere l’attacco, non si può parlare di rissa.

Le motivazioni: la Cassazione esclude il reato di rissa per le vittime

Le motivazioni della Cassazione sul reato di rissa si concentrano sulla corretta interpretazione della legge penale. I giudici di legittimità accolgono il ricorso della vittima e chiariscono un principio fondamentale. Non esiste il reato di rissa quando un gruppo di persone assale deliberatamente altri soggetti e questi ultimi si difendono soltanto. La rissa richiede che tutti i partecipanti abbiano il proposito di ledersi reciprocamente. Nel caso in esame, i fratelli aggressori erano in netta superiorità numerica e agivano con un accanimento unilaterale. Le vittime hanno subito una violenza imprevedibile e sproporzionata. Di conseguenza, la reazione delle vittime deve essere considerata come legittima difesa e non come partecipazione attiva a uno scontro reciproco. I giudici d’appello hanno sbagliato a qualificare lo scontro come rissa sulla base dei soli tabulati telefonici e dei messaggi precedenti.

Le conclusioni: annullamento della condanna per rissa e rinvio

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico ridefiniscono le responsabilità penali dei soggetti coinvolti. La Cassazione annulla senza rinvio la condanna per il reato di rissa nei confronti di tutti gli imputati. Questo annullamento si estende anche ai fratelli aggressori per il principio di estensione dell’impugnazione. La Corte rigetta invece i ricorsi dei fratelli aggressori per quanto riguarda i reati di tentato omicidio e lesioni personali gravi. La loro volontà di uccidere è dimostrata dall’uso di armi micidiali e dall’accanimento sulla vittima a terra. I giudici rinviano gli atti alla Corte d’Appello per ricalcolare la pena complessiva dei fratelli, eliminando la quota relativa alla rissa. Questa decisione ristabilisce un confine netto tra chi aggredisce con ferocia e chi tenta semplicemente di sopravvivere a un attacco.

Quando si configura il reato di rissa?
Il reato si configura quando tre o più persone si scontrano fisicamente con la volontà reciproca di farsi del male.

Chi si difende da un’aggressione rischia la condanna per rissa?
No, se un gruppo subisce un attacco unilaterale e si limita a difendersi o a fuggire, non commette il reato di rissa.

Cosa succede se solo un imputato presenta ricorso e vince?
Grazie al principio di estensione dell’impugnazione, gli effetti favorevoli della sentenza si applicano anche ai coimputati che non hanno fatto ricorso.

Termini giuridici

Rissa
Scontro fisico violento tra tre o più persone con la volontà reciproca di ferirsi.
Dolo intenzionale
La volontà precisa e diretta di realizzare un determinato reato, come uccidere qualcuno.
Provvisionale
Somma di denaro che il giudice condanna a pagare immediatamente alla vittima come anticipo sul risarcimento definitivo.
Scriminante
Circostanza che rende lecito un comportamento che normalmente sarebbe considerato reato, come la legittima difesa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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