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Radicamento quinquennale: no alla pena in Italia

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino rumeno contro la sua consegna alle autorità rumene in esecuzione di un mandato di arresto europeo. La Corte ha confermato la decisione della Corte d’Appello, stabilendo che l’interessato non aveva fornito prove sufficienti del suo radicamento quinquennale in Italia. Elementi come la sua ammissione di risiedere stabilmente in Italia solo da tre anni, la sua presenza in Romania per commettere il reato e durante il processo, e il fatto che i legami documentati fossero principalmente a nome della madre, sono stati ritenuti decisivi per escludere la possibilità di scontare la pena in Italia.

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Pubblicato il 28 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Radicamento Quinquennale e Mandato d’Arresto: Quando si Sconta la Pena in Italia?

Il Mandato di Arresto Europeo (MAE) è uno strumento fondamentale di cooperazione giudiziaria all’interno dell’Unione Europea. Tuttavia, la legge prevede un’importante eccezione: la possibilità per un cittadino di un altro Stato membro di scontare la pena in Italia, a condizione di dimostrare un radicamento quinquennale effettivo nel nostro Paese. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito la rigorosità dei criteri necessari a tal fine, sottolineando che non bastano prove formali, ma serve la dimostrazione di una vita stabile e continuativa.

Il Caso in Esame

Un cittadino di nazionalità rumena, condannato in via definitiva nel suo Paese d’origine per traffico di stupefacenti, veniva arrestato in Italia in esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo. Di fronte alla Corte d’Appello, l’uomo si opponeva alla consegna, chiedendo di poter eseguire la pena in Italia. A sostegno della sua richiesta, invocava la normativa che consente tale opzione a chi, pur straniero, possa dimostrare di risiedere e dimorare in Italia da almeno cinque anni, presentando a tal fine una serie di documenti, tra cui un contratto di locazione e di lavoro.

L’Analisi della Corte sul Radicamento Quinquennale

La Corte d’Appello di Milano respingeva la richiesta, ritenendo non provato il requisito del radicamento quinquennale. L’analisi dei giudici non si è fermata ai documenti presentati, ma ha esaminato la situazione concreta dell’interessato. In particolare, sono emersi elementi che contraddicevano la tesi di una presenza stabile e ininterrotta:

1. Ammissione Personale: Lo stesso uomo, in sede di convalida, aveva dichiarato di vivere stabilmente in Italia solo da circa tre anni.
2. Documentazione Recente: La sua carta d’identità italiana era stata rilasciata solo nel 2022, un dato poco compatibile con una residenza effettiva di lungo periodo.
3. Legami Indiretti: Il contratto di locazione, risalente a diversi anni prima, era intestato alla madre, così come altri legami familiari e formali valorizzati dalla difesa.
4. Presenza all’Estero: Elemento cruciale, la Corte ha valorizzato la provata presenza dell’uomo in Romania non solo nel periodo in cui era stato commesso il reato (2015-2016), ma anche durante tutto l’iter processuale, compresi i periodi di custodia cautelare.

Secondo la Corte territoriale, questa serie di circostanze dimostrava l’assenza di quel legame stabile e continuativo con l’Italia richiesto dalla legge per poter beneficiare dell’esecuzione della pena nel nostro Stato.

Le Motivazioni della Cassazione

Investita del ricorso, la Corte di Cassazione ha confermato pienamente la decisione dei giudici di merito, rigettando le doglianze della difesa. I giudici supremi hanno chiarito che la valutazione sul radicamento quinquennale non può basarsi su dati formali o su legami riferibili a terzi, come i familiari. È necessaria una prova concreta e univoca di una vita vissuta effettivamente e senza significative interruzioni in Italia negli ultimi cinque anni.

La Corte ha ritenuto che la presenza dell’uomo in Romania per commettere il reato e per affrontare il relativo processo fosse un fatto di peso determinante, tale da interrompere quella continuità di residenza che è il presupposto della norma. La decisione impugnata, pertanto, è stata considerata logica, completa e immune da vizi di legge, poiché ha correttamente esaminato tutti i parametri richiesti dall’art. 18-bis della legge n. 69/2005.

Conclusioni

La sentenza consolida un principio fondamentale in materia di Mandato di Arresto Europeo: la possibilità di scontare la pena in Italia per un cittadino UE non è un automatismo, ma una deroga subordinata a una prova rigorosa. Il radicamento quinquennale deve essere effettivo, sostanziale e ininterrotto. Elementi come la presenza nel Paese d’origine per periodi significativi, specialmente se legati ad attività criminali, possono essere decisivi per escludere tale beneficio e per confermare la consegna all’autorità giudiziaria richiedente.

Avere familiari residenti in Italia e un contratto di locazione intestato a loro è sufficiente a dimostrare il radicamento quinquennale?
No. Secondo la sentenza, elementi formali o legami riferibili a familiari non sono di per sé sufficienti. La Corte valuta la situazione personale e la presenza effettiva e stabile del soggetto interessato, che deve essere dimostrata con prove concrete e dirette.

La presenza nel Paese d’origine durante gli ultimi cinque anni può compromettere la richiesta di scontare la pena in Italia?
Sì. La sentenza ha dato un peso decisivo alla presenza dell’uomo nel suo Paese d’origine, la Romania, sia per la commissione del reato che per la partecipazione al processo. Tali assenze sono state considerate interruzioni della continuità della residenza in Italia, un requisito essenziale per ottenere il beneficio.

Quali prove sono state determinanti per negare l’esecuzione della pena in Italia in questo specifico caso?
Sono stati decisivi diversi fattori combinati: l’ammissione dell’interessato di vivere in Italia da soli tre anni, il rilascio recente della carta d’identità italiana, la sua comprovata e prolungata presenza in Romania durante il periodo rilevante, e il fatto che i principali documenti (come il contratto d’affitto) fossero intestati a sua madre.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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