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Radicamento in Italia: no alla consegna all’estero

La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d’Appello di Milano che ordinava la consegna di un uomo alla Francia in esecuzione di un mandato d’arresto europeo. La Corte ha stabilito che la valutazione del radicamento in Italia del soggetto, richiesta per consentirgli di scontare la pena in Italia, era stata parziale e viziata. La Corte d’Appello aveva trascurato elementi fondamentali come la nascita in Italia, il matrimonio con una cittadina italiana e la paternità di sette figli, concentrandosi solo su aspetti negativi come l’instabilità lavorativa e abitativa. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo esame che tenga conto di tutti gli indicatori del legame con il territorio, come previsto dalla legge sul mandato d’arresto europeo.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Radicamento in Italia: la Cassazione fissa i paletti per il no alla consegna

Il concetto di radicamento in Italia assume un ruolo cruciale nelle procedure di esecuzione del mandato di arresto europeo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 25011/2024) ha ribadito l’importanza di una valutazione completa e non parziale dei legami di una persona con il territorio nazionale, prima di disporne la consegna a un altro Stato membro. Questo principio tutela la finalità rieducativa della pena, che può essere meglio perseguita nel Paese in cui il condannato ha i suoi legami più significativi.

I Fatti del Caso

La vicenda riguarda un uomo, nato in Italia, destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità francesi per l’esecuzione di una condanna a due anni di reclusione per il reato di ricettazione. La Corte di Appello di Milano aveva accolto la richiesta di consegna, escludendo che l’uomo avesse un sufficiente radicamento in Italia che giustificasse il rifiuto e l’esecuzione della pena nel nostro Paese.

L’interessato, tuttavia, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la Corte territoriale avesse omesso di considerare elementi fondamentali della sua vita: era nato in Italia, sposato con una cittadina italiana e padre di sette figli residenti stabilmente sul territorio nazionale. A suo avviso, la decisione era viziata perché basata unicamente su aspetti negativi e instabili della sua condizione, come uno sfratto, una compravendita immobiliare non andata a buon fine e la precarietà lavorativa.

La Valutazione del Radicamento in Italia secondo la Legge

L’articolo 18-bis della legge n. 69 del 2005, recentemente modificato, stabilisce che la Corte di Appello può rifiutare la consegna di una persona richiesta per l’esecuzione di una pena, se questa dimora effettivamente e in via continuativa da almeno cinque anni in Italia. La norma impone alla Corte di illustrare, a pena di nullità, gli indicatori specifici che dimostrano l’esistenza o l’assenza di tale radicamento in Italia.

L’obiettivo è duplice: garantire l’effettività della pena e, al contempo, favorire il percorso di risocializzazione del condannato, che risulta più efficace se svolto nel contesto sociale e familiare di appartenenza.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la valutazione della Corte d’Appello di Milano sia stata parziale e viziata da violazione di legge. Gli Ermellini hanno evidenziato come i giudici di merito si siano concentrati esclusivamente sugli elementi che deponevano contro un legame stabile dell’uomo con l’Italia, quali la pluralità di recapiti, la mancanza di un’occupazione fissa e precedenti penali, arrivando persino a ipotizzare, senza alcuna prova, la commissione di illeciti in altri Paesi.

Al contrario, la Corte d’Appello ha completamente trascurato indicatori di segno opposto e di notevole peso, quali:

* La nascita in Italia;
* Il matrimonio con una cittadina italiana;
* La paternità di sette figli, con un nucleo familiare presente sul territorio;
* L’assenza di reati commessi negli ultimi cinque anni;
* Lo svolgimento, seppur precario, di attività lavorativa fino a pochi mesi prima della decisione.

Secondo la Cassazione, la precarietà lavorativa e l’instabilità del domicilio, peraltro giustificate da documentate difficoltà economiche, non possono da sole escludere il radicamento in Italia. È necessario, invece, un apprezzamento analitico e globale di tutti gli elementi, sia positivi che negativi, che il legislatore considera sintomatici di un legame reale e non estemporaneo con lo Stato.

Le Conclusioni

La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata, rinviando il caso a un’altra sezione della Corte di Appello di Milano per un nuovo giudizio. Quest’ultima dovrà attenersi al principio secondo cui la valutazione del radicamento in Italia deve essere completa e bilanciata, considerando l’intera serie di elementi che definiscono la vita di una persona, senza fermarsi a una visione parziale e pregiudizievole. La decisione rafforza la tutela dei diritti individuali nell’ambito della cooperazione giudiziaria europea, sottolineando che la finalità di risocializzazione del condannato non può essere sacrificata da una valutazione superficiale dei suoi legami familiari e sociali.

Cos’è il radicamento in Italia nel contesto di un mandato di arresto europeo?
È la condizione di una persona che ha legami stabili, effettivi e continuativi con il territorio italiano da almeno cinque anni. Tali legami sono valutati sulla base di indicatori familiari, sociali, lavorativi e di residenza per determinare se la pena debba essere eseguita in Italia anziché nello Stato richiedente.

Può un giudice italiano rifiutare la consegna di una persona a un altro Stato UE?
Sì, la legge prevede che, in caso di mandato di arresto europeo per l’esecuzione di una pena, la Corte di Appello possa rifiutare la consegna se la persona dimostra di avere un solido e continuativo radicamento in Italia da almeno cinque anni, disponendo che la pena venga eseguita nel nostro Paese.

Quali fattori sono decisivi per valutare il radicamento in Italia secondo la Cassazione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione non può essere parziale. Devono essere considerati tutti gli elementi nel loro complesso, come la nascita in Italia, i legami familiari (matrimonio, figli), la presenza di un nucleo familiare sul territorio, l’assenza di reati recenti e l’attività lavorativa, anche se precaria. Non ci si può limitare a considerare solo gli aspetti negativi come l’instabilità abitativa o economica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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