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Raccolta scommesse illecita: licenza sempre necessaria

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un operatore commerciale condannato per il reato di raccolta scommesse illecita. L’operatore agiva per conto di un allibratore straniero sprovvisto della necessaria concessione statale e della licenza di polizia. La Corte ha confermato che il sistema italiano del “doppio binario” (concessione + licenza) è compatibile con il diritto UE e che, per escludere la responsabilità penale, occorre dimostrare un’esclusione discriminatoria dai bandi di gara, circostanza non provata nel caso di specie. Rigettata anche la tesi dell’ignoranza inevitabile della legge in ragione della qualifica professionale dell’operatore.

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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Raccolta scommesse illecita: la Cassazione conferma la necessità della licenza

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39968/2024, è tornata a pronunciarsi su un tema di grande attualità: la raccolta scommesse illecita per conto di un allibratore straniero. La pronuncia ribadisce la piena legittimità del sistema normativo italiano, che richiede sia la concessione statale sia la licenza di polizia per operare nel settore, e chiarisce i limiti delle difese basate sul diritto europeo e sull’ignoranza della legge.

Il caso: un centro scommesse senza autorizzazioni

Il caso ha origine dalla condanna, confermata in Appello, del titolare di un esercizio commerciale per il reato previsto dall’art. 4 della Legge 401/1989. L’imputato svolgeva attività di raccolta di scommesse per conto di un bookmaker estero, il quale era a sua volta sprovvisto della concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Di conseguenza, anche l’operatore italiano non possedeva la licenza di pubblica sicurezza prevista dall’art. 88 del T.U.L.P.S., il cui rilascio è subordinato al possesso della concessione da parte dell’allibratore.

L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, articolando diverse censure, tra cui:

* La violazione dei principi di libertà di stabilimento e di prestazione di servizi sanciti dal diritto dell’Unione Europea.
* La presunta insussistenza del dolo, a causa della complessità e contraddittorietà della normativa di settore (cd. ignoranza inevitabile).
* La discriminazione subita dal bookmaker straniero nelle procedure di gara per l’assegnazione delle concessioni.

La decisione sulla raccolta scommesse illecita

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le censure astratte, confuse e non pertinenti rispetto alle specifiche motivazioni della sentenza d’appello. I giudici hanno colto l’occasione per ribadire alcuni principi fondamentali in materia di giochi e scommesse.

Il sistema del “doppio binario” è legittimo

Il cuore della decisione riguarda la compatibilità del sistema normativo italiano con il diritto dell’Unione Europea. La Corte ha confermato che il cosiddetto sistema del “doppio binario”, che impone agli operatori di munirsi sia di una concessione statale sia di un’autorizzazione di polizia, non contrasta con le libertà comunitarie. Tale sistema è giustificato da finalità imperative di interesse generale, come la lotta alla criminalità e la tutela dell’ordine pubblico.

La responsabilità penale per raccolta scommesse illecita può essere esclusa solo in un caso specifico: quando l’operatore dimostra che il bookmaker straniero non ha potuto ottenere la concessione a causa di un comportamento discriminatorio dello Stato italiano che lo ha illegittimamente escluso dalle gare. Nel caso di specie, la difesa non ha fornito alcuna prova di tale discriminazione, rendendo il richiamo al diritto UE infondato.

L’ignoranza della legge non scusa l’operatore professionale

Un altro punto cruciale affrontato dalla sentenza è l’elemento soggettivo del reato. La difesa aveva sostenuto l’ignoranza inevitabile della legge penale, data la presunta complessità della materia. La Cassazione ha respinto con forza questa tesi. I giudici hanno ricordato che chi svolge professionalmente una determinata attività commerciale ha un dovere di informazione particolarmente rigoroso riguardo alla legislazione vigente. Un eventuale dubbio sulla liceità della propria condotta non giustifica l’azione, ma, al contrario, deve indurre alla massima prudenza e, se del caso, all’astensione.

le motivazioni

La Corte ha motivato l’inammissibilità del ricorso evidenziando come le argomentazioni della difesa fossero generiche e si basassero su pronunce giurisprudenziali datate, senza confrontarsi con i rilievi puntuali della Corte d’Appello. È stato accertato che l’attività svolta non era quella di un mero “Centro Elaborazione Dati”, ma una vera e propria intermediazione nella raccolta di scommesse, con accettazione di denaro e pagamento delle vincite, in assenza dei titoli abilitativi richiesti. La Corte ha inoltre specificato che l’eventuale titolo autorizzatorio derivante dalla Legge di Stabilità 2015 era stato menzionato per la prima volta in Cassazione, senza alcun supporto documentale, rendendo la doglianza inammissibile. Infine, è stato negato il presupposto della “particolare tenuità del fatto” a causa del carattere organizzato e reiterato nel tempo dell’attività illecita, rivolta a un pubblico indeterminato.

le conclusioni

La sentenza n. 39968/2024 consolida l’orientamento della giurisprudenza in materia di raccolta scommesse illecita. Emerge chiaramente che non è possibile aggirare la normativa nazionale invocando genericamente il diritto europeo. Per operare legalmente in Italia è indispensabile che il bookmaker, anche se straniero, sia titolare di una concessione statale e che l’intermediario locale ottenga la conseguente licenza di polizia. In assenza di questi requisiti, l’attività integra un reato. Gli operatori del settore non possono inoltre invocare l’ignoranza della legge a propria discolpa, essendo tenuti a un elevato standard di diligenza nell’informarsi sulla normativa applicabile alla loro attività professionale.

È possibile gestire un centro scommesse per un bookmaker straniero senza licenza in Italia?
No, non è possibile. La Corte di Cassazione ha confermato che per svolgere attività di raccolta scommesse è indispensabile che l’intermediario sia in possesso della licenza di polizia prevista dall’art. 88 T.U.L.P.S. Tale licenza può essere rilasciata solo se l’allibratore per cui si opera, anche se straniero, è a sua volta titolare di una concessione rilasciata dallo Stato italiano.

Quando è scusabile l’ignoranza della legge in materia di raccolta scommesse illecita?
L’ignoranza della legge è scusabile solo in casi eccezionali di “inevitabilità”, ovvero quando l’errore è dipeso da fattori oggettivi e insuperabili. La Corte ha stabilito che per un soggetto che svolge professionalmente un’attività commerciale, come l’intermediazione di scommesse, vige un obbligo rigoroso di informazione sulla normativa di settore. La semplice complessità della materia o l’esistenza di orientamenti giurisprudenziali diversi non sono sufficienti a rendere l’ignoranza scusabile.

Il sistema italiano che richiede sia concessione sia licenza è contrario al diritto UE?
No. La sentenza ribadisce, in linea con la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, che il sistema del “doppio binario” (concessione statale più licenza di polizia) è compatibile con il diritto dell’Unione Europea. Le restrizioni alla libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi sono giustificate da motivi imperativi di interesse generale, come la lotta alla criminalità e la tutela dell’ordine pubblico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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