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Provvedimento abnorme: il GUP non può annullare

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza del GIP che dichiarava nulla la richiesta di rinvio a giudizio per mancata contestazione della recidiva. Tale atto costituisce un provvedimento abnorme, poiché il giudice non ha il potere di sindacare le scelte discrezionali del pubblico ministero sull’imputazione, determinando un’indebita regressione del procedimento.

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Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il Giudice non è il PM: la Cassazione annulla il provvedimento abnorme

Nel sistema processuale penale, la distinzione dei ruoli tra l’organo dell’accusa e il giudice è un pilastro fondamentale. Ma cosa succede quando un giudice interviene sulle scelte del Pubblico Ministero, causando una paralisi del procedimento? La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, affronta proprio questo tema, chiarendo i limiti del potere del GUP e definendo quando un suo atto diventa un provvedimento abnorme e, come tale, deve essere annullato.

I fatti del processo

Il caso nasce durante un’udienza preliminare presso il Tribunale di Venezia. Il Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP), esaminando gli atti, invitava il Pubblico Ministero (PM) a modificare l’imputazione contestando all’imputato l’aggravante della recidiva, visti i suoi precedenti penali.

Il PM, tuttavia, decideva di non procedere in tal senso, depositando una memoria per spiegare le ragioni della sua scelta. Di fronte al rifiuto, il GUP dichiarava la nullità della richiesta di rinvio a giudizio e restituiva gli atti al PM. La Procura della Repubblica impugnava questa ordinanza, sostenendo che si trattasse di un provvedimento abnorme che aveva causato un’ingiustificata regressione del procedimento.

Il concetto di provvedimento abnorme in procedura penale

Prima di addentrarci nella decisione della Corte, è utile chiarire cosa si intenda per provvedimento abnorme. La giurisprudenza ne individua due tipologie:

1. Abnormità strutturale: si verifica quando il giudice emette un atto che non rientra in alcuno schema legale, esercitando un potere che la legge non gli conferisce (c.d. “carenza di potere”).
2. Abnormità funzionale: si ha quando il provvedimento, pur essendo formalmente previsto dalla legge, determina una stasi o una regressione anomala e ingiustificata del procedimento, violando le norme processuali.

Nel caso specifico, l’ordinanza del GUP presentava entrambi i profili. Il giudice, infatti, si arrogava un potere non suo, quello di imporre una contestazione all’accusa, e con la sua decisione bloccava l’iter processuale, costringendolo a un’illegittima regressione.

L’analisi della Corte di Cassazione e i limiti del giudice

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, annullando l’ordinanza del GUP. I giudici supremi hanno ribadito un principio cardine del nostro ordinamento: la formulazione dell’imputazione è una prerogativa esclusiva del Pubblico Ministero.

Il giudice non ha un potere autonomo di intervento sul capo d’imputazione, né può costringere il PM a contestare circostanze aggravanti, come la recidiva. La scelta di contestare o meno la recidiva è frutto di una valutazione discrezionale dell’organo di accusa, che deve considerare la significatività dei precedenti e la loro relazione con il nuovo reato. Questo potere discrezionale, come sottolineato anche dalla Corte Costituzionale, non può essere sindacato dal giudice in questa fase.

La Cassazione ha chiarito che neanche le recenti modifiche legislative (la cosiddetta “Riforma Cartabia”) hanno attribuito al GUP tale potere. Le norme invocate dal GUP (artt. 421 e 423 c.p.p.) riguardano la chiarezza e la precisione della descrizione del fatto storico nell’imputazione, non le scelte qualificatorie e discrezionali del PM.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano sulla netta separazione dei poteri processuali. Il GUP, dichiarando la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per la mancata contestazione di un’aggravante, ha agito “in carenza di potere”. Questa azione ha determinato un provvedimento abnorme sia dal punto di vista strutturale, perché ha esercitato una funzione non prevista dalla legge, sia dal punto di vista funzionale, perché ha provocato un’indebita stasi del procedimento, che invece doveva proseguire con la valutazione sulla richiesta di rinvio a giudizio o sull’eventuale patteggiamento proposto dalle parti. L’atto del GUP ha violato la logica del sistema processuale, che affida al PM il dominio sull’azione penale e la formulazione delle accuse.

Conclusioni

La sentenza riafferma con forza un principio essenziale: il giudice è un soggetto terzo e imparziale, il cui compito è decidere sulla base delle accuse formulate dal PM, non di formularle egli stesso. L’ordinanza che travalica questo confine è un provvedimento abnorme che deve essere rimosso dall’ordinamento giuridico. La decisione della Cassazione, annullando senza rinvio l’ordinanza, ha quindi ripristinato il corretto andamento del processo, restituendo gli atti al Tribunale per la naturale prosecuzione del suo corso.

Un giudice può obbligare il Pubblico Ministero a contestare una circostanza aggravante come la recidiva?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la scelta di contestare la recidiva o altre aggravanti è una prerogativa discrezionale del Pubblico Ministero, basata sulla sua valutazione dei fatti e delle prove. Il giudice non ha il potere di imporre tale contestazione.

Cosa si intende per ‘provvedimento abnorme’?
Un provvedimento è definito ‘abnorme’ quando è emesso da un giudice senza che la legge gliene dia il potere (carenza di potere) o quando, pur essendo previsto dalla legge, causa un’illegittima e irragionevole interruzione o regressione del procedimento.

Qual è stata la conseguenza della decisione della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza del GUP, definendola un provvedimento abnorme. Ha quindi disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Venezia affinché il procedimento riprenda il suo corso regolare dalla fase in cui si era interrotto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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