Prescrizione Reato: La Cassazione Annulla la Sentenza se il Ricorso è Ammissibile
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale nella procedura penale: l’importanza dell’ammissibilità del ricorso per poter dichiarare la prescrizione reato. Questo concetto, apparentemente tecnico, ha conseguenze pratiche enormi, potendo portare all’annullamento di una condanna. Analizziamo la decisione per capire come l’ammissibilità di un ricorso e il decorso del tempo si intrecciano fino a estinguere un reato.
Il Caso in Analisi: Un Appello Basato sulla Recidiva
Il caso ha origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Roma. Tra i motivi del ricorso, veniva contestata l’erronea applicazione della disciplina sulla recidiva, un aspetto tecnico ma fondamentale per la determinazione della pena. La difesa sosteneva che la valutazione dei giudici di merito su questo punto fosse viziata.
L’Importanza dell’Ammissibilità del Ricorso per la Prescrizione Reato
La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha ritenuto che il motivo relativo alla recidiva non fosse manifestamente infondato. Questa valutazione preliminare è stata il punto di svolta del processo. Perché? Perché un ricorso non palesemente infondato è considerato ammissibile. L’ammissibilità instaura un valido rapporto processuale tra l’imputato e la Corte.
Solo quando questo rapporto è validamente costituito, la Corte ha il potere e il dovere di rilevare tutte le cause di non punibilità, inclusa la prescrizione reato, anche se maturata dopo la sentenza impugnata. Se il ricorso fosse stato dichiarato inammissibile, la sentenza di condanna sarebbe diventata definitiva, precludendo ogni possibilità di far valere l’estinzione del reato.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte ha rilevato che, tenendo conto anche dei periodi di sospensione, il termine massimo di prescrizione per i reati contestati era maturato in una data successiva alla pronuncia della Corte d’Appello ma precedente alla decisione della Cassazione stessa. Dato che il ricorso non era viziato da inammissibilità, il rapporto processuale si era validamente formato. Questo ha consentito ai giudici di applicare l’articolo 129 del codice di procedura penale, che impone la declaratoria immediata di determinate cause di non punibilità.
La sentenza chiarisce in modo netto la differenza: l’inammissibilità del ricorso impedisce la formazione di un valido rapporto di impugnazione e, di conseguenza, preclude la possibilità di rilevare cause estintive sopravvenute. Al contrario, un ricorso ammissibile, anche se potenzialmente infondato nel merito, apre la porta a tale valutazione.
Le Conclusioni
Sulla base di queste considerazioni, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio. La motivazione è stata chiara e diretta: i reati ascritti all’imputato erano estinti per prescrizione. Questa decisione ha un’implicazione pratica fondamentale: la condanna viene meno e il procedimento si chiude definitivamente. La sentenza dimostra come un motivo di ricorso ben argomentato, anche su un aspetto specifico come la recidiva, possa essere decisivo non tanto per il suo accoglimento nel merito, quanto per mantenere ‘vivo’ il processo e permettere l’operatività di cause estintive come la prescrizione.
Cosa succede se un reato si prescrive dopo la sentenza d’appello ma prima della decisione della Cassazione?
Se il ricorso in Cassazione è ammissibile, la Corte deve dichiarare l’estinzione del reato per prescrizione e annullare la sentenza di condanna senza rinvio, chiudendo il caso.
Perché l’ammissibilità del ricorso è fondamentale per dichiarare la prescrizione?
Secondo la sentenza, solo un ricorso ammissibile instaura un valido rapporto processuale. Un ricorso inammissibile, invece, rende definitiva la sentenza precedente e impedisce alla Corte di valutare cause di non punibilità sopravvenute, come la prescrizione.
In questo caso, quale motivo ha reso il ricorso ammissibile?
Il ricorso è stato considerato ammissibile perché il motivo relativo all’erronea applicazione della disciplina sulla recidiva non è stato ritenuto ‘manifestamente infondato’ dalla Corte, dopo aver consultato gli atti processuali.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25316 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 7 Num. 25316 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 21/05/2024
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a TIVOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 05/05/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME NOME, nonché la memoria difensiva tempestivamente depositata che il secondo motivo di ricorso, con il quale si è dedotta la violazione di legge in considerazione della erronea applicazione della disciplina in tema di recidiva non è manifestamente infondato (atteso la consultazione in atti, relativamente al vizio dedotto, del certificato del casellario giudiziale riferibile al ricorrente);
rilevato che la sentenza va annullata senza rinvio per essere i reati estinti per prescrizione. Tale causa estintiva, sopravvenuta alla pronuncia impugnata in data 28/03/2024 (anche tenuto conto dei periodi di sospensione), dispiega i propri effetti in quanto il ricorso non è viziato da inammissibilità, essendosi così costituito il rapporto processuale. Solo l’inammissibilità del ricorso, infatti, non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dell’art. 129 cod. proc. pen., fra cui la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso, sicché si impone l’annullamento senza rinvio sul punto della decisione impugnata perché i delitti ascritti sono estinti per prescrizione.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché i reati sono estinti per prescrizione.
Così deciso, il 21 maggio 2024.