Il possesso di torcia bengala allo stadio costa caro
La sicurezza negli stadi rappresenta da sempre una priorità per le forze dell’ordine e per la magistratura. Una recente decisione della Corte di Cassazione ha chiarito i confini delle misure di prevenzione applicabili ai tifosi. Il caso riguarda un sostenitore calcistico trovato con un fumogeno nascosto nei pantaloni durante una partita ufficiale. La Suprema Corte ha stabilito che il semplice possesso di torcia bengala all’interno dell’impianto sportivo è sufficiente a far scattare il DASPO (divieto di accedere alle manifestazioni sportive) con obbligo di firma, senza che sia necessario un effettivo lancio dell’oggetto o un pericolo concreto per gli altri spettatori.
Il caso del tifoso e il controllo di polizia
Un tifoso ha ricevuto un provvedimento di DASPO della durata di quattro anni emesso dal Questore. Il provvedimento imponeva anche l’obbligo di presentarsi presso la stazione dei Carabinieri durante le partite della propria squadra del cuore e della nazionale. La polizia aveva trovato l’uomo in possesso di un fumogeno di quindici centimetri nascosto nei pantaloni prima dell’inizio dell’incontro sportivo.
Il tifoso ha proposto ricorso davanti al Giudice per le indagini preliminari, che ha convalidato la misura. Successivamente, l’uomo si è rivolto alla Corte di Cassazione per chiedere l’annullamento del provvedimento. Il ricorrente sosteneva che l’oggetto fosse un semplice strumento coreografico e che non avesse causato alcun pericolo reale per l’incolumità pubblica. Inoltre, il tifoso contestava la valutazione della sua pericolosità sociale, evidenziando che i suoi precedenti giudiziari si erano conclusi con una assoluzione e con l’annullamento di un precedente divieto.
Quando scatta la misura di prevenzione del DASPO
La legge italiana prevede severe misure di prevenzione per contrastare la violenza in occasione di manifestazioni sportive. Il DASPO mira a tenere lontani dagli stadi i soggetti considerati pericolosi per l’ordine pubblico. La misura può essere accompagnata dall’obbligo di firma presso un ufficio di polizia durante lo svolgimento delle partite.
La difesa del tifoso sosteneva che l’assoluzione in un precedente processo penale dovesse far decadere automaticamente la valutazione di pericolosità. La Cassazione ha invece precisato che il proscioglimento penale non cancella in automatico la misura di prevenzione. Il DASPO non si basa su una condanna definitiva, ma su una valutazione complessiva del comportamento del soggetto. Inoltre, il cittadino ha l’onere di allegare (cioè dimostrare concretamente) i documenti che provano l’insussistenza della sua pericolosità direttamente al giudice di merito, cosa che il tifoso non aveva fatto tempestivamente.
Le motivazioni sul possesso di torcia bengala
I giudici della Suprema Corte si sono concentrati sulla natura dell’oggetto sequestrato e sulla condotta del tifoso. La legge distingue chiaramente due diverse condotte illecite all’interno degli stadi. La prima riguarda il lancio o l’utilizzo attivo di oggetti pericolosi, che richiede la creazione di un pericolo concreto per le persone. La seconda condotta riguarda invece il mero possesso di artifizi pirotecnici, introdotta per anticipare la soglia di tutela della sicurezza pubblica.
La torcia bengala rientra a pieno titolo nella categoria degli artifizi pirotecnici vietati. La legge sanziona severamente chiunque venga trovato in possesso di tali strumenti all’interno degli impianti sportivi o nelle loro immediate vicinanze. Per l’applicazione del DASPO non serve dimostrare che il tifoso avesse intenzione di lanciare l’oggetto o di ferire qualcuno. Il solo fatto di nascondere il fumogeno nei pantaloni integra la violazione della norma sulla sicurezza.
Le conclusioni della Cassazione sul ricorso del tifoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal tifoso. I giudici hanno confermato la piena legittimità del provvedimento di DASPO per quattro anni con obbligo di firma. La decisione ribadisce che la prevenzione della violenza negli stadi passa anche attraverso il divieto assoluto di introdurre materiale pirotecnico non autorizzato.
Il ricorrente ha perso definitivamente la causa. Oltre a dover rispettare il divieto di accesso agli stadi e l’obbligo di firma, il tifoso deve pagare le spese del procedimento giudiziario. La Corte lo ha anche condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende per aver presentato un ricorso palesemente infondato.
Il semplice possesso di un fumogeno allo stadio può giustificare il DASPO?
Sì, la legge vieta espressamente il possesso di artifizi pirotecnici come i bengala all’interno degli impianti sportivi, rendendo superflua la prova di un pericolo concreto.
L’assoluzione in sede penale cancella automaticamente il DASPO precedentemente emesso?
No, l’assoluzione non determina la decadenza automatica della misura di prevenzione, poiché il DASPO si basa su una valutazione autonoma della pericolosità sociale del soggetto.
Cosa rischia chi presenta un ricorso infondato in Cassazione contro il DASPO?
Il ricorrente rischia la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, la condanna al pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.