LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Permesso Negato poi Concesso: Ricorso Inutile per Carenza di Interesse

Un detenuto si vede negare un permesso premio e presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, mentre il giudizio è in corso, un altro provvedimento del Magistrato di Sorveglianza gli concede lo stesso permesso. A questo punto, il suo legale rinuncia all’impugnazione. La Corte di Cassazione, prendendo atto della situazione, dichiara il ricorso inammissibile per ‘sopravvenuta carenza di interesse’. Il detenuto ha già ottenuto ciò che chiedeva, rendendo inutile una decisione sul ricorso originario. Di conseguenza, non viene condannato al pagamento delle spese processuali.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 5029 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 1 n. 5029/2023)

Ricorso in Cassazione: quando diventa inutile?

Un processo può a volte prendere una piega inaspettata, tanto da rendere superflua una decisione finale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione illumina un concetto fondamentale del diritto processuale: la sopravvenuta carenza di interesse. Questa situazione si verifica quando l’obiettivo per cui si è iniziato un giudizio viene raggiunto per altre vie, svuotando di significato la continuazione della causa. La vicenda analizzata offre un esempio pratico e chiaro di come questo principio funzioni, dimostrando che a volte il risultato sperato arriva prima della sentenza che lo dovrebbe sancire.

Il caso: un permesso premio negato

La storia inizia con un Detenuto che presenta un’istanza per ottenere un permesso premio. Si tratta di un beneficio previsto dalla legge che permette a chi sconta una pena di uscire temporaneamente dal carcere per ragioni familiari o personali, a patto di aver mantenuto una buona condotta. Il Magistrato di Sorveglianza, però, rigetta la sua richiesta. Il Detenuto, ritenendo ingiusta la decisione, non si arrende. Attraverso il suo Legale, decide di impugnare il provvedimento e porta il caso fino all’ultimo grado di giudizio, davanti alla Corte di Cassazione.

Il colpo di scena: il permesso arriva lo stesso

Mentre il ricorso è pendente a Roma, in attesa di essere discusso dai giudici supremi, accade qualcosa di decisivo. Lo stesso Magistrato di Sorveglianza, con un nuovo e autonomo provvedimento, accoglie una successiva istanza del Detenuto e gli concede il tanto atteso permesso premio. A questo punto, il ricorso in Cassazione, che aveva come unico scopo proprio l’ottenimento di quel permesso, perde completamente la sua ragione d’essere. Il Legale del Detenuto, preso atto della novità, comunica formalmente alla Corte la rinuncia all’impugnazione.

La sopravvenuta carenza di interesse nel processo

Il principio della sopravvenuta carenza di interesse è un meccanismo di economia processuale. Impedisce che i tribunali impieghino tempo e risorse per decidere questioni che, di fatto, sono già state risolte. Perché un giudice possa pronunciarsi, la parte che ha avviato la causa deve avere un interesse concreto e attuale a ottenere una certa decisione. Se questo interesse svanisce, come nel nostro caso, il processo non può più proseguire. Il Detenuto voleva il permesso e lo ha ottenuto. Una sentenza della Cassazione, favorevole o sfavorevole, non cambierebbe più nulla nella sua situazione pratica.

Le motivazioni: perché il ricorso è inammissibile

La Corte di Cassazione, analizzando la situazione, non entra nel merito della questione originaria, cioè se il primo diniego del permesso fosse legittimo o meno. Si limita a prendere atto di un fatto oggettivo: il Detenuto ha ottenuto ciò che chiedeva. Di conseguenza, l’interesse a coltivare il ricorso è venuto meno. I giudici dichiarano quindi il ricorso inammissibile proprio per sopravvenuta carenza di interesse. La decisione è puramente procedurale e chiude il caso senza stabilire chi avesse ragione o torto all’inizio. Il processo si ferma perché è diventato inutile.

Le conclusioni: nessuna condanna alle spese

L’aspetto più interessante della decisione riguarda le conseguenze pratiche. Solitamente, chi perde un ricorso viene condannato a pagare le spese processuali. In questo caso, però, la Corte specifica che la dichiarazione di inammissibilità per carenza di interesse non equivale a una sconfitta. Il Detenuto non ha perso la causa nel merito; semplicemente, la causa ha smesso di avere uno scopo. Per questo motivo, la Corte stabilisce che il ricorrente non debba essere condannato né al pagamento delle spese del procedimento né al versamento di una sanzione pecuniaria. La vicenda si chiude quindi nel modo migliore per il Detenuto: ha ottenuto il suo permesso e non subisce alcuna conseguenza economica dal ricorso ormai superfluo.

Cosa succede se ottengo ciò che ho chiesto in un processo mentre il mio ricorso è ancora in corso?
Il ricorso diventa inutile e viene dichiarato inammissibile per ‘sopravvenuta carenza di interesse’, perché hai già raggiunto il tuo obiettivo.

Cosa significa in parole semplici ‘sopravvenuta carenza di interesse’?
Significa che il motivo per cui hai iniziato una causa legale non esiste più, perché la situazione si è risolta autonomamente nel frattempo.

Se il mio ricorso è dichiarato inammissibile per questo motivo, devo pagare le spese processuali?
No, la Cassazione ha chiarito che in questo specifico caso non c’è una condanna al pagamento delle spese, perché non si tratta di una vera e propria sconfitta nel merito della questione.

Termini giuridici

Permesso premio
Un beneficio che consente a un detenuto, che ha dimostrato buona condotta, di trascorrere un breve periodo di tempo fuori dal carcere per coltivare i suoi affetti e interessi.
Sopravvenuta carenza di interesse
Situazione che si verifica quando, durante un processo, viene a mancare il motivo stesso per cui la causa era stata avviata, rendendo inutile una decisione finale.
Inammissibilità
Una pronuncia con cui il giudice dichiara di non poter esaminare nel merito una richiesta o un ricorso, perché mancano i presupposti formali previsti dalla legge.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
La sigla che introduce la parte finale della sentenza, in cui il giudice riassume e comunica la sua decisione definitiva.
Ricorso per Cassazione
L'ultimo grado di giudizio in Italia, dove la Corte Suprema non riesamina i fatti, ma controlla che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)