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Periculum in mora: quando il sequestro non si estende

La Corte di Cassazione analizza un caso di sequestro preventivo, annullato nei confronti dei familiari dell’indagato principale. La decisione si fonda sulla valutazione del ‘periculum in mora’, che deve essere accertato singolarmente per ogni soggetto e non può essere automaticamente esteso. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza del pericolo è un giudizio di merito non censurabile in sede di legittimità se la motivazione non è palesemente illogica o assente.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Periculum in mora: la valutazione deve essere individuale e non si estende automaticamente ai terzi

Il concetto di periculum in mora è cruciale nell’applicazione delle misure cautelari reali, come il sequestro preventivo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24767/2023) offre un importante chiarimento: la valutazione di questo requisito deve essere condotta in modo specifico per ogni soggetto coinvolto e non può essere presunta per i terzi solo perché sussiste per l’indagato principale. Analizziamo insieme questa pronuncia.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari per una somma ingente, oltre 386.000 euro, a carico di un indagato. Il sequestro veniva eseguito anche su somme nella disponibilità della moglie e della suocera (rispettivamente 70.000 e 134.000 euro), considerate parte del profitto del reato.

Il Tribunale del Riesame, tuttavia, riformava parzialmente la decisione. Pur confermando il sequestro a carico dell’indagato principale, lo annullava nei confronti delle due congiunte. La ragione? L’insussistenza del periculum in mora specifico per loro. Il Tribunale aveva infatti accertato che il patrimonio delle due donne era ampiamente capiente e che non erano state documentate condotte volte a disperdere i beni, rendendo quindi ingiustificata la misura cautelare.

Contro questa decisione, il Pubblico Ministero proponeva ricorso per cassazione, lamentando una motivazione contraddittoria e illogica. Secondo l’accusa, era incoerente riconoscere il pericolo per l’indagato, che aveva trasferito le somme proprio per renderne difficile il recupero, e negarlo per le beneficiarie di tali trasferimenti.

La Decisione della Corte e il ruolo del periculum in mora

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Pubblico Ministero inammissibile, fornendo una lezione fondamentale sui limiti del sindacato di legittimità in materia di misure cautelari reali.

La Suprema Corte ha ricordato che, ai sensi dell’art. 325 del codice di procedura penale, il ricorso contro le ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per ‘violazione di legge’. Un vizio di motivazione, come quello lamentato dal PM, può integrare una violazione di legge solo in casi estremi: quando la motivazione manca del tutto o è talmente contraddittoria e illogica da risultare incomprensibile.

Nel caso di specie, il Tribunale del Riesame aveva fornito una motivazione chiara e logica: aveva distinto la posizione dell’indagato da quella delle sue familiari, valutando per queste ultime la situazione patrimoniale e l’assenza di condotte elusive. Questa, secondo la Cassazione, è una valutazione di merito, che può essere condivisa o meno, ma non costituisce una violazione di legge.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha specificato che il ragionamento del Tribunale del Riesame, che ha differenziato la sussistenza del periculum in mora tra l’indagato e le sue congiunte, non è né mancante né manifestamente illogico. Il giudice del riesame ha correttamente operato una valutazione fattuale, esaminando la situazione reddituale e patrimoniale delle due donne e concludendo che non vi era un pericolo concreto e attuale di dispersione dei beni.

Questa analisi distinta è fondamentale: il pericolo che l’indagato principale possa disperdere il proprio patrimonio non implica automaticamente che lo stesso pericolo esista per i terzi che, pur avendo ricevuto somme di provenienza illecita, possiedono un patrimonio solido e non mostrano intenzioni di sottrarlo alla giustizia. Si tratta di una censura che, secondo la Corte, esula dal perimetro del giudizio di legittimità, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito.

Inoltre, la Corte ha respinto la doglianza relativa alla presunta ‘abnormità’ del provvedimento, chiarendo che tale patologia processuale ricorre solo in ipotesi estreme, quando l’atto è completamente avulso dal sistema normativo, cosa che non è avvenuta nel caso in esame.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce un principio cardine del nostro ordinamento processuale: la valutazione del periculum in mora è un giudizio di fatto, ancorato a circostanze concrete e specifiche di ogni singola posizione. Non può esserci un’estensione automatica del pericolo dall’indagato principale ai terzi. Ogni posizione deve essere vagliata autonomamente. Per la Corte di Cassazione, il controllo sulla motivazione di un’ordinanza cautelare reale è limitato alla verifica della sua esistenza e della sua coerenza logica minima, senza poter entrare nel merito delle valutazioni effettuate dal giudice che ha emesso il provvedimento.

È possibile annullare un sequestro preventivo nei confronti di terzi (come i familiari) pur mantenendolo attivo per l’indagato principale?
Sì, è possibile. La sentenza chiarisce che la valutazione del requisito del ‘periculum in mora’ (il pericolo di dispersione dei beni) deve essere condotta in modo specifico e autonomo per ciascun soggetto. La sua sussistenza per l’indagato non implica automaticamente che sussista anche per i terzi che hanno ricevuto i beni.

Quali sono i limiti del ricorso in Cassazione contro un’ordinanza in materia di sequestro preventivo?
Il ricorso è ammesso solo per ‘violazione di legge’. Un vizio di motivazione può essere fatto valere solo se la motivazione è totalmente assente, oppure così palesemente illogica o contraddittoria da non rendere comprensibile il ragionamento del giudice. Non è possibile contestare la valutazione dei fatti (giudizio di merito).

La valutazione del ‘periculum in mora’ è la stessa per l’indagato e per i terzi sui cui beni è stato eseguito il sequestro?
No. La decisione della Cassazione conferma che la valutazione deve essere distinta. Il giudice deve verificare se, in concreto, anche per il terzo esista un rischio attuale di dispersione dei beni, tenendo conto della sua situazione patrimoniale e delle sue condotte, indipendentemente dalla pericolosità dimostrata dall’indagato principale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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