Pericolosità Sociale: la Cassazione ribadisce la necessità di una valutazione attuale
Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 14013 del 2023, ha riaffermato un principio fondamentale in materia di misure di prevenzione: la valutazione della pericolosità sociale deve essere concreta, individualizzata e, soprattutto, attuale. Il caso in esame riguardava un ricorso contro l’applicazione della sorveglianza speciale, in cui la Corte d’Appello aveva omesso di considerare una sopravvenuta assoluzione del proposto. Vediamo nel dettaglio la vicenda e i principi espressi dalla Suprema Corte.
I fatti di causa
La vicenda trae origine dalla decisione della Corte d’Appello di rigettare l’appello di un soggetto contro l’esecuzione di una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Tale misura era stata applicata in base a decreti risalenti al 2001 e al 2015. La Corte territoriale aveva fondato la sua decisione sulla partecipazione del soggetto a un’associazione mafiosa, accertata con sentenza di condanna per fatti fino al 2011.
Tuttavia, i giudici di merito avevano ritenuto irrilevanti elementi più recenti e di segno opposto: in particolare, una sentenza di assoluzione definitiva, intervenuta nel 2020, per la stessa imputazione associativa relativa a un periodo successivo, nonché la condotta carceraria irreprensibile. Contro questa decisione, il proposto ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione proprio in relazione al requisito dell’attualità della pericolosità sociale.
Il giudizio sulla pericolosità sociale: le due fasi
La Cassazione, nell’accogliere il ricorso, coglie l’occasione per ribadire come si articola il giudizio di prevenzione. Questo si compone di due fasi distinte:
- Fase constatativa: Il giudice deve prima accertare se il soggetto rientra in una delle categorie di pericolosità tipizzate dalla legge (ad esempio, indiziati di appartenere ad associazioni mafiose).
- Fase prognostica: Una volta accertata l’appartenenza a una categoria, il giudice deve formulare un giudizio sul futuro comportamento del soggetto. Questa seconda fase, strettamente prognostica, deve valutare, in termini di “attualità”, la probabile e concreta possibilità che la persona commetta nuovi reati.
Questo secondo giudizio deve basarsi su una valutazione complessiva della personalità del soggetto, desunta da elementi obiettivi e non da un arbitrario apprezzamento del giudice.
Le motivazioni della Cassazione: la pericolosità sociale deve essere attuale
Il cuore della decisione della Suprema Corte risiede nella critica mossa alla Corte d’Appello. Quest’ultima, pur avendo correttamente inquadrato il soggetto nella categoria degli indiziati di appartenere a un’associazione mafiosa sulla base di una condanna passata, ha errato nella seconda fase del giudizio. Ha fondato la persistente e attuale pericolosità sociale su un ruolo di spicco ricoperto in un clan in un’epoca ormai risalente (fino al 2011), ignorando completamente l’assoluzione del 2020.
La Cassazione sottolinea che, operando in tal modo, i giudici di merito hanno finito per applicare una mera presunzione di “stabilità del vincolo associativo”, senza verificarne la validità alla luce di elementi concreti e successivi. L’assoluzione, al contrario, rappresentava un fatto nuovo e di segno opposto che smentiva, o quantomeno indeboliva fortemente, quella presunzione. La Corte d’Appello avrebbe dovuto confrontarsi con le argomentazioni della sentenza di assoluzione per saggiare le implicazioni di tale accertamento favorevole sulla ritenuta protrazione della pericolosità sociale.
Le conclusioni della Corte
In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato il decreto impugnato con rinvio alla Corte d’Appello per un nuovo esame. Il principio di diritto che emerge è chiaro: il giudizio sulla pericolosità sociale non può cristallizzarsi su eventi passati. Esso richiede una valutazione dinamica e costantemente aggiornata, che tenga conto di tutti gli elementi fattuali disponibili al momento della decisione, inclusi quelli favorevoli al proposto come una sentenza di assoluzione. Ignorare tali elementi equivale a un vizio di motivazione che rende illegittimo il provvedimento restrittivo della libertà personale.
È possibile basare un giudizio di pericolosità sociale attuale solo su una condanna molto datata?
No, la Corte di Cassazione chiarisce che il giudizio sulla pericolosità sociale deve essere attuale e non può basarsi unicamente su fatti lontani nel tempo, ignorando elementi più recenti e di segno contrario, come una successiva assoluzione.
Un’assoluzione successiva per associazione mafiosa ha valore nella valutazione della pericolosità sociale?
Sì, secondo la sentenza, un’assoluzione successiva è un elemento fondamentale che il giudice deve considerare. Ignorarla e basarsi solo sulla presunzione di stabilità del vincolo associativo costituisce un vizio di motivazione, specialmente se l’assoluzione smentisce la continuità del comportamento criminale.
In cosa consiste il giudizio sulla pericolosità sociale per le misure di prevenzione?
Si articola in due fasi: una prima, “constatativa”, per accertare se il soggetto rientra in una delle categorie di pericolosità previste dalla legge, e una seconda, “prognostica”, per valutare la probabilità attuale e concreta che commetta nuovi reati, basandosi su una valutazione complessiva e aggiornata della sua personalità.