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Pene sostitutive: richiesta tardiva e riforma Cartabia

La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel regime transitorio della Riforma Cartabia, la richiesta di pene sostitutive è valida anche se presentata con le conclusioni scritte, pochi giorni prima dell’udienza. La sentenza analizza un caso in cui un imputato, condannato in primo e secondo grado, si era visto negare la valutazione della sua istanza. La Corte ha annullato la decisione della Corte d’Appello su questo specifico punto, rinviando per un nuovo esame, poiché l’omessa pronuncia ha violato il diritto dell’imputato a una valutazione nel merito della sua richiesta di pene sostitutive. Gli altri motivi di ricorso, relativi a vizi di notifica e alla recidiva, sono stati respinti.

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Pubblicato il 27 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 164 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 5 n. 164/2026)

Pene Sostitutive e Riforma Cartabia: Quando si può fare la richiesta in appello?

La recente Riforma Cartabia ha introdotto importanti novità nel sistema sanzionatorio, tra cui le pene sostitutive delle pene detentive brevi. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale: i termini per presentare la richiesta di tali pene nei giudizi di appello, specialmente nel periodo di transizione tra la vecchia e la nuova normativa. La decisione chiarisce che, per i procedimenti pendenti, si applica un regime più favorevole che consente di formulare l’istanza anche tardivamente, fino alla discussione finale.

Il Contesto del Ricorso: Una Condanna e Tre Motivi di Appello

Il caso trae origine da una condanna a un anno di reclusione e 400 euro di multa emessa dal Tribunale e confermata dalla Corte d’Appello. L’imputato, ritenuto responsabile di un reato in concorso, ha proposto ricorso in Cassazione basandosi su tre motivi principali:

  1. Vizio di notifica: Lamentava la mancata notifica del decreto di citazione in appello presso il suo domicilio dichiarato, essendo stata effettuata presso il difensore.
  2. Omessa valutazione sulle pene sostitutive: Contestava il fatto che la Corte d’Appello non si fosse pronunciata sulla sua richiesta, formulata nelle conclusioni scritte, di sostituire la pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità.
  3. Errata applicazione della recidiva: Sosteneva che i giudici avessero ritenuto la recidiva basandosi solo sui precedenti penali, senza una valutazione concreta della sua maggiore pericolosità sociale.

La Questione delle Notifiche e della Recidiva

La Corte di Cassazione ha rapidamente liquidato il primo e il terzo motivo come infondati. Riguardo alla notifica, ha confermato la sua legittimità: poiché l’imputato risultava trasferito e irreperibile al domicilio dichiarato, la procedura di notifica presso il difensore, prevista dall’art. 161, comma 4, c.p.p., era corretta. Sul fronte della recidiva, i giudici hanno evidenziato che la decisione del Tribunale, confermata in appello (‘doppia conforme’), non si era limitata a un mero elenco di precedenti, ma aveva specificamente motivato come il nuovo reato fosse indice di una ‘propensione a commettere delitti con finalità lucrative’, dimostrando una concreta e maggiore pericolosità sociale.

Applicazione delle Pene Sostitutive e Riforma Cartabia: Il Cuore della Decisione

Il punto focale della sentenza è il secondo motivo di ricorso, che è stato accolto. La Corte d’Appello aveva ignorato la richiesta di applicazione di una pena sostitutiva. Il Procuratore Generale ne aveva chiesto l’inammissibilità per tardività, sostenendo che dovesse essere presentata entro un termine specifico (10 giorni prima dell’udienza). L’imputato, invece, l’aveva depositata solo cinque giorni prima.

La Disciplina Transitoria e il Principio del ‘Tempus Regit Actum’

La Cassazione ha risolto la questione applicando la disciplina transitoria della Riforma Cartabia. Per le impugnazioni proposte avverso sentenze emesse prima del 30 dicembre 2022, come nel caso di specie, vige un regime più favorevole. Questo regime consente di chiedere le pene sostitutive anche con le conclusioni scritte o, in caso di udienza orale, durante la discussione. I giudici hanno chiarito che le successive modifiche restrittive (il cosiddetto ‘correttivo Cartabia’) non possono essere applicate retroattivamente, in ossequio al principio del tempus regit actum: le facoltà processuali sono regolate dalla legge in vigore nel momento in cui il diritto a esercitarle è sorto, ovvero al momento dell’emissione della sentenza impugnata. Di conseguenza, la richiesta dell’imputato era tempestiva e doveva essere esaminata.

Le Motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando la differenza tra il regime a regime introdotto dalla Riforma Cartabia e la sua fase di applicazione transitoria. Sebbene la normativa attuale preveda termini più stringenti per la richiesta di pene sostitutive, subordinandola al principio devolutivo (deve essere cioè un motivo specifico d’appello), tale rigidità non si applica ai procedimenti sorti prima della sua entrata in vigore. L’omessa pronuncia da parte della Corte d’Appello su una richiesta tempestivamente formulata secondo la normativa applicabile costituisce un vizio che impone l’annullamento della sentenza su quel punto. La valutazione sulla recidiva è stata invece ritenuta corretta perché i giudici di merito avevano compiuto un’analisi concreta della personalità dell’imputato e della sua propensione a delinquere, andando oltre il semplice dato formale dei precedenti penali.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, ma solo limitatamente alla mancata valutazione della richiesta di pene sostitutive. Ha rinviato il caso a una diversa sezione della Corte d’Appello per un nuovo giudizio che dovrà specificamente esaminare se sussistono i presupposti per sostituire la pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità. Questa pronuncia riafferma un importante principio di garanzia: le modifiche normative che limitano le facoltà processuali dell’imputato non possono avere effetto retroattivo. Il resto del ricorso è stato rigettato, confermando la colpevolezza e la valutazione sulla recidiva.

Quando può essere richiesta l’applicazione di pene sostitutive per le impugnazioni soggette alla disciplina transitoria della Riforma Cartabia?
Secondo la disciplina transitoria applicabile alle sentenze emesse prima del 30 dicembre 2022, la richiesta di pene sostitutive può essere formulata anche con le conclusioni scritte prima dell’udienza d’appello o, in caso di trattazione orale, fino alla discussione, senza rispettare i termini più stringenti previsti dalla normativa a regime.

Cosa succede se la Corte d’Appello non si pronuncia su una richiesta di pene sostitutive validamente presentata?
L’omessa pronuncia su una richiesta tempestiva e ritualmente formulata costituisce un vizio della sentenza. Ciò comporta l’annullamento della decisione su quel punto, con rinvio a un altro giudice che dovrà procedere alla valutazione nel merito dell’istanza.

Per applicare la recidiva è sufficiente la presenza di precedenti penali?
No. La sentenza chiarisce che il giudice non può limitarsi a un riscontro formale dell’esistenza di precedenti. È tenuto a verificare in concreto se la reiterazione del reato sia un sintomo effettivo di maggiore riprovevolezza e pericolosità sociale dell’autore, valutando la natura dei reati, la loro consecuzione temporale e ogni altro parametro significativo della personalità del reo.

Termini giuridici

Pene sostitutive
Sanzioni alternative alla detenzione in carcere per reati di minore gravità, come il lavoro di pubblica utilità o la detenzione domiciliare, introdotte dalla Riforma Cartabia.
Riforma Cartabia
Vasto intervento legislativo (d.lgs. 150/2022) che ha modificato significativamente il processo penale e civile italiano, introducendo, tra le altre cose, le pene sostitutive.
Principio devolutivo
Principio processuale secondo cui il giudice d'appello può decidere solo sulle questioni specifiche che sono state contestate nell'atto di impugnazione.
Tempus regit actum
Massima latina che significa 'il tempo regola l'atto'. Indica che gli atti giuridici sono disciplinati dalla legge in vigore nel momento in cui vengono compiuti.
Doppia conforme
Situazione in cui la sentenza di primo grado e quella d'appello giungono alla medesima conclusione, rafforzando la solidità delle motivazioni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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