Pena Concordata Illegittima: La Cassazione Chiarisce l’Importanza del Calcolo Iniziale
L’istituto dell’applicazione della pena su richiesta delle parti, comunemente noto come patteggiamento, rappresenta uno strumento fondamentale per la deflazione del carico giudiziario. Tuttavia, l’accordo tra accusa e difesa deve superare il vaglio di legalità del giudice. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale: l’errore nel calcolo della pena base, come l’omissione di un’aggravante, rende l’intera pena concordata illegittima, anche se il risultato finale potrebbe apparire congruo. Analizziamo questa importante decisione.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine dal ricorso di un imputato avverso la sentenza della Corte d’Appello di Trieste. Quest’ultima aveva rigettato la richiesta di patteggiamento formulata in precedenza. L’accordo prevedeva una pena pecuniaria finale di 60.000 euro, partendo da una base di 180.000 euro.
Il problema, rilevato dai giudici di merito, risiedeva proprio nel calcolo iniziale: le parti avevano omesso di considerare una specifica circostanza aggravante prevista dall’art. 12, comma 3 ter, del D.Lgs. 286/1998 (Testo Unico sull’Immigrazione). Secondo la Corte territoriale, questo errore si era propagato attraverso tutti i passaggi successivi del calcolo, rendendo la pena finale richiesta contra legem, ovvero contraria alla legge.
L’imputato, nel suo ricorso per cassazione, sosteneva che, ai fini della valutazione della legalità della pena, si dovesse guardare solo all’esito finale dell’accordo, e non ai passaggi intermedi che avevano condotto a quel risultato.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in toto la decisione della Corte d’Appello. I giudici supremi hanno ritenuto che le censure mosse dal ricorrente fossero semplici riproposizioni di argomenti già correttamente esaminati e respinti nel grado precedente.
La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: L’errore di calcolo nella pena concordata rende l’accordo nullo
Il cuore della decisione risiede nella motivazione con cui la Cassazione ha avallato il ragionamento della Corte territoriale. La Suprema Corte ha chiarito che il controllo del giudice sulla richiesta di patteggiamento non è meramente formale, ma si estende alla verifica della correttezza del procedimento di calcolo della pena.
L’omissione di una circostanza aggravante obbligatoria non è un vizio sanabile o trascurabile. Essa inficia la base stessa su cui l’accordo si fonda. Di conseguenza, l’errore iniziale “riverbera” inevitabilmente sui passaggi successivi, inclusa la riduzione di pena per la scelta del rito. Il risultato è una pena concordata che, pur apparendo equa nel suo ammontare finale, è giuridicamente illegittima perché scaturisce da un percorso logico-giuridico viziato.
La Corte ha quindi disatteso il principio giurisprudenziale invocato dal ricorrente, secondo cui si dovrebbe guardare solo al risultato finale. Tale principio non può trovare applicazione quando la non conformità alla legge deriva da un errore fondamentale nel calcolo della pena base, che costituisce il presupposto indispensabile per ogni successiva modulazione.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia
Questa ordinanza rafforza il ruolo del giudice come garante della legalità nel procedimento di patteggiamento. La decisione sottolinea che l’accordo tra le parti non può derogare alle norme imperative che regolano la determinazione della pena. Le implicazioni pratiche sono significative:
1. Massima Attenzione nel Calcolo: Difesa e accusa devono porre la massima diligenza nel calcolare la pena base, tenendo conto di tutte le circostanze aggravanti e attenuanti applicabili, soprattutto quelle ad effetto speciale o obbligatorie.
2. Controllo Giudiziale Approfondito: I giudici sono tenuti a un controllo penetrante che non si limiti alla congruità della pena finale, ma che verifichi la correttezza di ogni singolo passaggio del calcolo proposto dalle parti.
3. Rischio di Rigetto: Un accordo basato su un calcolo errato sarà rigettato, con la conseguente necessità per le parti di rinegoziare o di procedere con il rito ordinario, vanificando gli obiettivi di celerità del patteggiamento.
Perché è stata considerata illegittima la pena concordata nel caso di specie?
La pena concordata è stata ritenuta illegittima perché il calcolo iniziale della sanzione pecuniaria non aveva tenuto conto di una circostanza aggravante obbligatoria per legge. Questo errore iniziale ha viziato l’intero accordo, rendendolo contrario alla legge (
contra legem).
È sufficiente che la pena finale richiesta in un patteggiamento sia congrua per renderlo valido?
No. Secondo la Corte di Cassazione, non è sufficiente guardare solo al risultato finale. Se il procedimento di calcolo che ha portato a quella pena è viziato da un errore di diritto, come l’omissione di un’aggravante, l’intero accordo è invalido.
Qual è stata la decisione finale della Corte di Cassazione sul ricorso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41998 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 41998 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 26/09/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 14/12/2023 della CORTE APPELLO di TRIESTE
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Ritenuto che le censure dedotte nel ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME, che denunciano violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento all’omessa applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen.,in presenza di errore materiale emendabile dai Giudici di merito, non sono consentite, in quanto riproduttive di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dalla Corte di appello di Trieste.
Osservato in particolare che la Corte territoriale ha rilevato come la richiesta di pena concordata formulata dall’imputato prevedesse la pena pecuniaria base di C 180.000, e fosse stata calcolata senza tenere conto della circostanza aggravante di cui all’art. 12 comma 3 ter d. Igs. 286 del 1998; ha quindi argomentato come detto errore si fosse riverberato sui passaggi successivi, giungendo alla conclusione che la pena pecuniaria finale richiesta di C 60.000 risultasse contra legem, concludendo, correttamente, per l’inapplicabilità al caso di specie del principio giurisprudenziale, richiamato dal ricorrente, per cui in tema di patteggiamento, ai fini della valutazione della legalità della pena, si deve aver riguardo all’aumento di pena nell’entità concordata all’esito della riduzione per il rito e non a quello risultante dai passaggi intermedi precedenti.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in Roma 26 settembre 2024.