LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Peculato e donazioni: quando i fondi sono privati?

Una dirigente pubblica ha ricevuto donazioni private per progetti specifici del suo dipartimento. La Corte di Cassazione ha escluso il reato di peculato per l’appropriazione di tali fondi, stabilendo che il possesso del denaro era basato sulla fiducia personale (*intuitu personae*) e non sulle sue funzioni d’ufficio. I fondi, quindi, non sono mai diventati patrimonio pubblico. Questa sentenza delinea un confine netto per la configurabilità del reato di peculato.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Peculato e Donazioni Private: La Cassazione Traccia il Confine

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 46374/2023 offre un’analisi fondamentale sulla distinzione tra la gestione di fondi pubblici e quella di donazioni private ricevute da un pubblico ufficiale, chiarendo i limiti di applicabilità del grave reato di peculato. La decisione sottolinea come non ogni somma di denaro gestita da un funzionario pubblico possa essere considerata patrimonio dello Stato, specialmente quando la sua origine è una liberalità privata basata sulla fiducia personale.

I Fatti del Caso: La Raccolta Fondi Privata di un Pubblico Ufficiale

Il caso ha origine dall’operato di una dirigente di un ufficio di pubblica sicurezza, accusata di essersi appropriata di somme di denaro per un importo inferiore a 4.000 euro. Tali fondi non provenivano dalle casse dello Stato, ma da donazioni di privati. Nello specifico, si trattava dei proventi della vendita di un libro fotografico e di bonifici effettuati da donatori su un conto corrente dell’ufficio amministrativo contabile della Questura.

L’intento dei donatori era chiaro: finanziare specifici progetti a beneficio dell’ufficio di Polizia, come l’acquisto di attrezzature tecnologiche e la ristrutturazione di alcuni locali. Questa attività di fundraising era stata avviata proprio per superare le lungaggini burocratiche e l’insufficienza dei fondi ministeriali. La dirigente gestiva queste somme in un fondo cassa autogestito.

La Questione Giuridica: Peculato o Gestione Privata?

Il cuore della controversia legale era stabilire se la dirigente avesse il possesso di quel denaro ‘per ragione del suo ufficio’, elemento costitutivo indispensabile per il reato di peculato previsto dall’art. 314 del codice penale.

Il Procuratore Generale, nel suo ricorso, sosteneva che, senza la sua qualifica pubblica, la dirigente non avrebbe mai ricevuto quelle donazioni. Inoltre, l’accredito delle somme sul conto corrente dell’ufficio amministrativo le avrebbe fatte entrare, di fatto, nel patrimonio della pubblica amministrazione. Di contro, sia il Giudice dell’Udienza Preliminare che la Corte di Appello avevano escluso il reato, ritenendo che si trattasse di una gestione di fondi privati, affidati alla dirigente su base puramente fiduciaria (intuitu personae) e non in virtù delle sue funzioni pubbliche.

Le Motivazioni della Cassazione: la Distinzione Cruciale per il Peculato

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito in modo definitivo la differenza tra possesso funzionale e possesso fiduciario.

1. Possesso non funzionale: La Corte ha stabilito che, affinché si configuri il peculato, il pubblico ufficiale deve avere la disponibilità del bene in virtù di un potere o dovere legato alla sua funzione. In questo caso, l’affidamento delle somme era avvenuto intuitu personae. I donatori avevano scelto quella specifica dirigente, confidando nelle sue capacità di realizzare i progetti, proprio per evitare i canali ufficiali della contabilità pubblica. Il possesso del denaro, quindi, non derivava dalla sua funzione, ma da un rapporto di fiducia privato.

2. La natura delle donazioni: I giudici hanno qualificato le liberalità come ‘donazioni modali’ ai sensi dell’art. 793 del codice civile. Si tratta di donazioni vincolate a uno scopo (l’onere o modus). La proprietà del denaro si trasferisce immediatamente al donatario (in questo caso, la dirigente come gestore fiduciario). L’eventuale inadempimento dell’onere (cioè non utilizzare i fondi per i progetti previsti) non costituisce un reato penale come l’appropriazione indebita, ma apre la strada a rimedi civilistici, come l’azione di adempimento o di risoluzione del contratto di donazione.

3. Patrimonio Pubblico: Le somme non sono mai entrate a far parte del patrimonio della pubblica amministrazione. Il versamento sul conto dell’ufficio contabile era solo un modo per garantire trasparenza alle operazioni, ma non ne cambiava la natura giuridica di fondi privati con una destinazione specifica, gestiti al di fuori delle regole della contabilità di Stato.

Conclusioni: Implicazioni della Sentenza

La sentenza n. 46374/2023 è di estrema importanza perché traccia un confine netto e protegge i pubblici ufficiali da ingiuste accuse di peculato in contesti di fundraising privato. Si chiarisce che il reato sussiste solo quando l’appropriazione riguarda beni di cui si ha la disponibilità a causa di un preciso dovere funzionale. Un affidamento basato sulla fiducia personale, anche se occasionato dalla carica ricoperta, esula dalla sfera penale del peculato.

Questo non significa che la condotta della dirigente sia priva di conseguenze. Come sottolineato dalla stessa Corte, un comportamento del genere potrebbe avere rilevanza sul piano disciplinare. Tuttavia, sul piano penale, la distinzione tra ragione d’ufficio e ragione fiduciaria personale resta un baluardo fondamentale per la corretta applicazione della legge.

Quando un pubblico ufficiale che riceve donazioni private commette il reato di peculato?
Il reato di peculato si configura solo se il pubblico ufficiale si appropria di denaro o beni di cui ha la disponibilità ‘per ragione del suo ufficio’, cioè a causa di un potere o dovere funzionale specifico. Se, come nel caso di specie, i fondi gli vengono affidati su base fiduciaria personale (intuitu personae) per realizzare progetti specifici, anche se legati all’ufficio, il reato di peculato è escluso.

Che differenza c’è tra un possesso ‘per ragioni d’ufficio’ e un affidamento basato sulla fiducia personale (intuitu personae)?
Il possesso ‘per ragioni d’ufficio’ deriva direttamente dalle competenze e dai compiti assegnati al pubblico ufficiale dalla legge o dai regolamenti. L’affidamento intuitu personae è, invece, un rapporto di fiducia privato, in cui i fondi vengono consegnati a una specifica persona per le sue qualità personali, al di fuori dei canali e delle procedure della pubblica amministrazione.

Se un pubblico ufficiale usa donazioni private per scopi diversi da quelli previsti, quali sono le conseguenze?
Secondo la sentenza, se le donazioni sono ‘modali’ (cioè vincolate a uno scopo), l’uso improprio dei fondi non costituisce di per sé un reato. La questione si sposta sul piano civilistico: i donatori possono agire in giudizio per chiedere l’adempimento dell’onere o la restituzione di quanto donato. La condotta potrebbe, inoltre, avere rilevanza sul piano disciplinare per il pubblico ufficiale, ma non integra il delitto di peculato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati