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Parcheggiatore abusivo: condanna e DASPO urbano

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto per un soggetto sorpreso a svolgere l’attività di parcheggiatore abusivo in violazione di un divieto di accesso urbano (DASPO). Il ricorrente sosteneva l’inefficacia del provvedimento del Questore per mancata convalida giudiziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per la fattispecie di cui all’art. 10, comma 2, d.l. 14/2017, la procedura di convalida non è prevista dalla legge, a differenza di altre ipotesi più restrittive. La decisione ribadisce la piena operatività delle sanzioni penali per chi ignora i provvedimenti di allontanamento dalle aree cittadine.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Parcheggiatore abusivo e violazione del DASPO urbano: la Cassazione fa chiarezza

L’attività di parcheggiatore abusivo continua a rappresentare una criticità per la sicurezza urbana, portando spesso a conseguenze penali rilevanti quando si ignorano i provvedimenti delle autorità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un cittadino condannato per aver esercitato tale attività nonostante un divieto di accesso a specifiche aree comunali.

Il caso: esercizio abusivo e violazione dei divieti

Il protagonista della vicenda era stato condannato in primo e secondo grado alla pena di quattro mesi di arresto. Le accuse riguardavano due profili distinti: l’esercizio senza autorizzazione dell’attività di parcheggiatore abusivo e la violazione del divieto di accesso a determinate zone del centro cittadino, imposto dal Questore per ragioni di sicurezza urbana. Il ricorrente ha impugnato la sentenza sostenendo che il provvedimento questorile fosse nullo o inefficace, in quanto non sottoposto a una procedura di convalida da parte del giudice.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità e manifesta infondatezza. La difesa, infatti, si era limitata a riproporre deduzioni generiche già ampiamente vagliate e respinte nei gradi di merito. La Corte ha sottolineato come il giudizio di legittimità non possa trasformarsi in un terzo grado di merito in cui si rivalutano i fatti, ma debba limitarsi a verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza impugnata.

Parcheggiatore abusivo e obbligo di convalida

Il punto centrale della controversia riguardava la necessità o meno della convalida giudiziaria per il divieto di accesso urbano. La Cassazione ha chiarito che l’ipotesi contravvenzionale contestata, ovvero la violazione del divieto di accesso a un’area territoriale comunale (art. 10, comma 2, d.l. n. 14 del 2017), non richiede affatto la procedura di preventiva convalida del provvedimento del Questore. Tale formalità è invece prevista esclusivamente per le ipotesi più gravi disciplinate dal comma 3 della medesima norma, che però non erano oggetto del presente procedimento.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte poggiano sulla chiara distinzione normativa tra le diverse tipologie di DASPO urbano. Mentre alcune restrizioni della libertà personale richiedono un controllo giurisdizionale immediato, la semplice violazione di un divieto di accesso a zone specifiche, finalizzata a contrastare il fenomeno del parcheggiatore abusivo, è sanzionata penalmente sulla base della sola inosservanza del provvedimento amministrativo legittimamente emesso. La sentenza impugnata è stata ritenuta logicamente coerente e priva di vizi giuridici, avendo correttamente applicato la normativa vigente ratione temporis.

Le conclusioni

Le conclusioni della Corte portano non solo alla conferma della condanna penale, ma anche a un aggravio economico per il ricorrente. In caso di ricorso inammissibile, infatti, la legge prevede l’obbligo di versare una somma in favore della Cassa delle Ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro. Questa decisione funge da monito sulla necessità di articolare ricorsi basati su motivi specifici e di diritto, evitando di contestare in sede di legittimità valutazioni di fatto che spettano esclusivamente ai giudici di merito.

Quando l’attività di parcheggiatore abusivo diventa un reato penale?
L’attività diventa penalmente rilevante quando viene esercitata senza autorizzazione e in violazione di un divieto di accesso alle aree urbane (DASPO) precedentemente notificato dal Questore.

Il divieto di accesso emesso dal Questore deve essere sempre convalidato da un giudice?
No, la convalida giudiziaria è necessaria solo per le fattispecie più gravi previste dall’art. 10 comma 3 del d.l. 14/2017, mentre per la violazione del divieto di accesso semplice la convalida non è richiesta.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, che può arrivare a diverse migliaia di euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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