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Ordinanza archiviazione: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una persona offesa contro un’ordinanza di archiviazione. La Corte chiarisce che, a seguito della riforma del 2017, il rimedio corretto non è il ricorso per cassazione, bensì il reclamo al tribunale monocratico, ma solo per specifici vizi di nullità, che nel caso di specie non erano stati neppure prospettati.

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Pubblicato il 23 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ordinanza di Archiviazione: Quando il Ricorso in Cassazione è la Strada Sbagliata

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 40913/2025, offre un importante chiarimento sui rimedi esperibili contro una ordinanza di archiviazione. La decisione sottolinea come, a seguito della riforma legislativa del 2017, la via del ricorso diretto alla Suprema Corte sia preclusa, a favore di uno specifico strumento processuale: il reclamo. Questo caso serve da monito sull’importanza di conoscere le corrette procedure per tutelare i propri diritti.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine dal ricorso presentato dalla persona offesa in un procedimento penale. Quest’ultima si era opposta alla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, ma il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Milano aveva comunque emesso un’ordinanza di archiviazione. Ritenendo ingiusto tale provvedimento, la persona offesa decideva di impugnarlo direttamente dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione è stata presa de plano, ovvero senza la necessità di un’udienza pubblica, data l’evidente infondatezza procedurale del ricorso. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni: la Riforma del 2017 e l’Impugnazione dell’Ordinanza di Archiviazione

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione degli effetti della legge 23 giugno 2017, n. 103 (la cosiddetta ‘Riforma Orlando’). La Corte ha spiegato che, per le ordinanze di archiviazione emesse dopo l’entrata in vigore di tale legge, il sistema delle impugnazioni è cambiato radicalmente.

Prima della riforma, era possibile un controllo più ampio da parte della Cassazione. Oggi, invece, l’art. 410-bis del codice di procedura penale stabilisce che il provvedimento di archiviazione emesso a seguito dell’opposizione della persona offesa è soggetto a reclamo dinanzi al tribunale in composizione monocratica.

I Limiti del Reclamo Contro l’Ordinanza di Archiviazione

È fondamentale notare che il reclamo non può essere basato su una generica contestazione della valutazione del GIP. La legge lo ammette solo per specifici vizi di nullità, quelli previsti dall’art. 127, comma 5, c.p.p., che riguardano principalmente la violazione del contraddittorio (ad esempio, la mancata notifica dell’avviso di udienza). Nel caso di specie, il ricorrente non aveva nemmeno lamentato la presenza di tali vizi, rendendo il suo ricorso infondato in radice. Di conseguenza, la Corte ha specificato che non era neppure possibile riqualificare il ricorso come reclamo, come a volte consente l’art. 568, comma 5, c.p.p., poiché mancavano i presupposti stessi per poter presentare un reclamo valido.

Le Conclusioni

L’ordinanza in commento ribadisce un principio procedurale ormai consolidato: avverso l’ordinanza di archiviazione, la persona offesa non può più adire direttamente la Corte di Cassazione, se non in casi eccezionali di provvedimento ‘abnorme’ (cioè talmente anomalo da non essere inquadrabile nel sistema processuale). Lo strumento corretto è il reclamo, ma solo se si possono denunciare specifiche violazioni procedurali relative al diritto di difesa. Questa pronuncia evidenzia la necessità per le parti di scegliere con attenzione il mezzo di impugnazione corretto, per non incorrere in una declaratoria di inammissibilità che, oltre a non produrre il risultato sperato, comporta anche una condanna alle spese.

È possibile impugnare un’ordinanza di archiviazione direttamente in Cassazione?
No. Secondo quanto stabilito dalla Corte, dopo la riforma del 2017 (legge 103/2017), un’ordinanza di archiviazione emessa a seguito di opposizione della persona offesa non è più ricorribile per cassazione, salvo casi eccezionali di abnormità del provvedimento, che non ricorrevano nella fattispecie.

Qual è il rimedio corretto contro un’ordinanza di archiviazione emessa dopo l’opposizione della persona offesa?
Il rimedio corretto previsto dalla legge è il reclamo al tribunale in composizione monocratica, come disciplinato dall’articolo 410-bis del codice di procedura penale.

Il reclamo contro l’ordinanza di archiviazione può essere proposto per qualsiasi motivo?
No. Il reclamo è ammesso solo per i casi di nullità specificamente previsti dall’articolo 127, comma 5, del codice di procedura penale, che attengono principalmente a violazioni del diritto al contraddittorio e alla partecipazione delle parti al procedimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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