Nomina Tardiva dell’Avvocato: la Cassazione traccia i confini del Diritto di Difesa
Il diritto di difesa è un pilastro fondamentale del nostro ordinamento giuridico, ma non può trasformarsi in uno strumento per dilatare i tempi del processo. Con l’ordinanza n. 28761 del 2024, la Corte di Cassazione ribadisce un principio cruciale: la nomina tardiva dell’avvocato non conferisce all’imputato un diritto automatico al rinvio dell’udienza. Questa decisione sottolinea la necessità di bilanciare le garanzie difensive con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo.
I Fatti del Caso
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Bologna. I motivi del ricorso erano principalmente due. Il primo verteva sulla presunta violazione dell’articolo 108 del codice di procedura penale. La difesa sosteneva che, a causa della nomina avvenuta a ridosso dell’udienza, non aveva avuto il tempo materiale per accedere agli atti e preparare un’adeguata difesa, chiedendo quindi un rinvio. Il secondo motivo contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche da parte del giudice di merito.
La Decisione della Corte sulla Nomina Tardiva dell’Avvocato
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo su tutta la linea le doglianze del ricorrente. La decisione si fonda su un’interpretazione consolidata della giurisprudenza, che mira a prevenire abusi del diritto di difesa.
Il Principio del Bilanciamento
Il cuore della pronuncia risiede nel bilanciamento tra due esigenze contrapposte: da un lato, la facoltà dell’imputato di scegliere e nominare il proprio difensore in ogni fase del processo; dall’altro, la necessità di assicurare che il processo si concluda in tempi ragionevoli. I giudici hanno chiarito che il diritto di difesa deve essere esercitato in modo da non trasformare le nomine e le revoche dei difensori in un sistema per controllare e ritardare le scansioni processuali.
Le Attenuanti Generiche e la Discrezionalità del Giudice
Anche il secondo motivo di ricorso è stato giudicato manifestamente infondato. La Corte ha ribadito che il giudice di merito, nel decidere sulla concessione delle attenuanti generiche, non è obbligato a prendere in considerazione ogni singolo elemento favorevole o sfavorevole. È sufficiente che la sua motivazione si concentri sugli elementi ritenuti decisivi, implicitamente superando tutti gli altri. In questo caso, la motivazione della sentenza impugnata è stata ritenuta logica e priva di vizi.
Le Motivazioni
La Corte di Cassazione, nelle motivazioni della sua ordinanza, ha richiamato precedenti pronunce per rafforzare il suo ragionamento. Ha evidenziato come il termine a difesa, previsto dall’art. 108 c.p.p., sia funzionale ad assicurare una difesa effettiva, ma non si traduce in un diritto incondizionato dell’imputato a ottenere un rinvio in caso di nomina tardiva. L’esercizio del diritto di nomina deve essere compatibile con l’esigenza di un processo celere. Trasformare questo diritto in una leva per manipolare il calendario delle udienze costituirebbe un’alterazione della sua funzione. La Corte ha pertanto concluso che il ricorso era basato su motivi infondati e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Conclusioni
L’ordinanza in esame offre un importante monito per tutti gli operatori del diritto. La scelta del difensore è sacrosanta, ma non può diventare un pretesto per strategie dilatorie. La giustizia, per essere efficace, deve essere anche tempestiva. La Cassazione, con questa decisione, rafforza il potere del giudice di governare i tempi del processo, assicurando che il diritto di difesa venga esercitato lealmente e nel rispetto del principio di ragionevole durata, a tutela dell’efficienza dell’intero sistema giudiziario.
La nomina di un nuovo avvocato poco prima dell’udienza dà automaticamente diritto a un rinvio?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la facoltà di nominare un avvocato in qualsiasi momento va bilanciata con il principio della ragionevole durata del processo. Questa facoltà non può essere usata per controllare i tempi del procedimento e non determina un diritto automatico al rinvio.
Per negare le attenuanti generiche, il giudice deve analizzare tutti gli elementi presentati dalle parti?
No. Secondo la Corte, è sufficiente che il giudice di merito motivi la sua decisione facendo riferimento agli elementi che ritiene decisivi o rilevanti, senza dover prendere in considerazione e confutare ogni singolo elemento favorevole o sfavorevole dedotto dalle parti.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
In base al provvedimento esaminato, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende (in questo caso, tremila euro).
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28761 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 28761 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 04/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOMECODICE_FISCALE) nato a FERRARA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 16/05/2023 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letti il ricorso e la memoria nell’interesse di COGNOME NOME, ritenuto che il primo motivo di ricorso, che denunzia la violazione dell’art. 108 cod. proc. pen., è manifestamente infondato in quanto, alla luce della consolidata giurisprudenza di questa corte, il difensore non ha diritto al rinvio dell’udienza motivato sul presupposto che non ha potuto accedere agli atti per tardività della nomina, in quanto la facoltà riconosciuta all’imputato di nominare l’avvocato in qualsiasi momento del processo va bilanciata con il principio di ragionevole durata ed esercitata in modo da non trasformare le nomine e le revoche dei difensori in un sistema per controllare le scansioni ed i tempi del processo (Sez. VI n. 47533 del 14/11/2013, Fonzo, Rv. 257390);
considerato che tale principio è stato anche recentemente ribadito da altre pronunce secondo cui il termine a difesa di cui all’art. 108 cod. proc. pen. è funzionale ad assicurare una difesa effettiva e non determina il diritto dell’imputato ad ottenere il rinvio dell’udienza in ogni caso di nomina tardiva, dovendo il diritto di difesa essere bilanciato con il principio della ragionevole durata del processo ed esercitato senza trasformare le nomine e le revoche dei difensori in un sistema di controllo delle scansioni e dei tempi del processo. (Sez. 4, n. 4928 del 27/10/2022 Ud. (dep. 06/02/2023 ) Rv. 284094 – 01);
considerato che il secondo motivo di ricorso, che contesta la mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche non è consentito in sede di legittimità ed è manifestamente infondato in presenza di una motivazione, a pagina 2 della sentenza impugnata, esente da evidenti illogicità, anche considerato il principio affermato da questa Corte, secondo cui non è necessario che il giudice di merito, nel motivare il diniego della concessione delle attenuanti generiche, prenda in considerazione tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma è sufficiente che faccia riferimento a quelli ritenut decisivi o comunque rilevanti, rimanendo disattesi o superati tutti gli altri da tale valutazione;
considerato che alcun vizio di notifica sussiste essendo l’avviso di fissazione dell’udienza stato regolarmente notificato al difensore cassazionista e che pertanto l’eccezione sollevata con la memoria è anche essa manifestamente infondata;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al pagamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 4 giugno 2024
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