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Nomina interprete: la collaborazione tra Giudice e PM

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Pubblico Ministero contro un’ordinanza del Tribunale. Il giudice di merito, dopo la convalida di un arresto, aveva rinviato l’udienza onerando la Procura di reperire un esperto per la **nomina interprete** di lingua georgiana o turca. La Suprema Corte ha stabilito che tale richiesta non configura un atto abnorme, in quanto rientra nel principio di leale collaborazione tra autorità pubbliche. Sebbene la responsabilità finale della scelta e della nomina resti in capo al giudice, quest’ultimo può legittimamente richiedere l’ausilio tecnico della parte inquirente per individuare il professionista idoneo.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Nomina interprete: la collaborazione tra autorità nel processo penale

La nomina interprete costituisce un pilastro fondamentale per garantire l’equo processo e il diritto di difesa dell’imputato straniero. Recentemente, la Corte di Cassazione è intervenuta per chiarire i limiti della collaborazione tra il Giudice e il Pubblico Ministero nella fase di individuazione di questa figura professionale.

Il contesto della nomina interprete

La vicenda trae origine da un procedimento penale in cui, a seguito della convalida di un arresto, il Giudice del Tribunale disponeva il rinvio dell’udienza. Contestualmente, il magistrato onerava la Procura della Repubblica di reperire un interprete di lingua georgiana o turca per assistere l’imputato. Il Pubblico Ministero ricorreva in Cassazione, ritenendo tale provvedimento abnorme in quanto la competenza alla nomina spetterebbe esclusivamente all’autorità procedente.

La distinzione tra individuazione e incarico

Il nucleo della controversia risiede nella differenza tra l’attività materiale di ricerca di un professionista e l’atto formale di investitura. La Suprema Corte ha analizzato se la richiesta di ausilio rivolta alla Procura potesse rappresentare una violazione delle norme processuali o una indebita delega di funzioni giurisdizionali.

La legittimità della collaborazione per la nomina interprete

Secondo gli Ermellini, il ricorso presentato dalla Procura è inammissibile. Il Giudice non è incorso in alcuna violazione di legge, essendosi limitato a sollecitare la collaborazione della controparte pubblica. Questo principio di cooperazione deve sempre improntare i rapporti tra le diverse autorità dello Stato, specialmente quando si tratta di assicurare il corretto svolgimento del rito.

L’ordinanza impugnata non può essere considerata abnorme. Il Giudice ha semplicemente chiesto l’ausilio del PM nella fase preliminare di individuazione di una persona idonea a parlare la lingua dell’imputato. La responsabilità della scelta finale, la valutazione di eventuali incompatibilità e l’assunzione formale dell’incarico rimangono saldamente in capo al Giudice stesso.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura non decisoria e non vincolante della richiesta di collaborazione. Il provvedimento del giudice di merito non ha delegato il potere di nomina, ma ha attivato un canale di supporto logistico-tecnico presso un’altra autorità pubblica. Non sussiste alcuna lesione delle prerogative delle parti, poiché il magistrato giudicante mantiene il controllo pieno sulla regolarità della procedura e sulla verifica dei requisiti dell’interprete. La mancata indicazione di specifiche norme violate da parte del ricorrente rafforza la tesi della piena legittimità dell’operato del Tribunale, orientato all’efficienza processuale.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione confermano che la ricerca di un esperto per la nomina interprete può essere condivisa tra le autorità pubbliche senza che ciò infici la validità del processo. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso ribadisce che gli atti di gestione del dibattimento, volti a superare ostacoli linguistici, non sono impugnabili se non determinano una reale rottura del sistema processuale. Per gli operatori del diritto, questo significa che la sinergia tra Procura e Tribunale è non solo auspicabile, ma necessaria per il rispetto dei tempi della giustizia e dei diritti fondamentali dell’indagato.

Il giudice può obbligare il PM a cercare un interprete?
Il giudice può richiedere la collaborazione del PM per individuare un interprete idoneo, basandosi sul principio di cooperazione tra autorità pubbliche senza che ciò costituisca un atto illegittimo.

Chi decide formalmente la nomina dell’interprete?
La responsabilità della nomina formale e della scelta definitiva del professionista resta sempre in capo al giudice, anche se l’individuazione è stata facilitata dalla Procura.

Cosa succede se il PM contesta la richiesta del giudice?
Se la contestazione riguarda solo la modalità di ricerca dell’interprete e non viola norme specifiche, il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile poiché l’atto non è considerato abnorme.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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