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Ne bis in idem: no a nuovo Mandato di Arresto Europeo

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che autorizzava la consegna di una persona all’Austria in base a un secondo Mandato di Arresto Europeo (MAE). Il principio del ne bis in idem impedisce una nuova richiesta per gli stessi fatti dopo la revoca della prima, a meno che non si fondi su elementi sostanziali nuovi e non su mere modifiche procedurali.

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Pubblicato il 11 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il Principio del Ne Bis in Idem nel Mandato di Arresto Europeo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42594 del 2024, ha riaffermato un principio fondamentale di garanzia nella procedura di consegna basata su Mandato di Arresto Europeo (MAE). Il caso riguarda l’illegittimità di una seconda richiesta di consegna per gli stessi fatti dopo la revoca della prima, chiarendo l’applicazione del principio del ne bis in idem. Questa decisione sottolinea che l’autorità straniera non può reiterare una richiesta a suo piacimento senza la presenza di elementi sostanziali nuovi.

I Fatti del Caso: Un Secondo Mandato per gli Stessi Reati

La vicenda processuale ha origine da una richiesta di consegna avanzata dall’autorità giudiziaria austriaca nei confronti di un cittadino rumeno per il reato di furto aggravato. Inizialmente, era stato emesso un primo Mandato di Arresto Europeo, seguito da una decisione favorevole alla consegna da parte della Corte di appello di Venezia. Successivamente, la stessa autorità austriaca aveva revocato il MAE, portando la Corte italiana a revocare a sua volta l’ordinanza di consegna.

Tuttavia, poco dopo, l’autorità austriaca emetteva un secondo MAE per i medesimi fatti e nei confronti della stessa persona. La Corte di appello di Venezia, nuovamente investita della questione, dichiarava ancora una volta sussistenti le condizioni per la consegna, ritenendo che si trattasse di un “nuovo esercizio del potere cautelare” basato su un diverso atto interno austriaco. Contro questa seconda decisione, il difensore ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la violazione del divieto del ne bis in idem.

La Violazione del Ne Bis in Idem secondo la Difesa

Il ricorrente sosteneva che la seconda procedura di consegna violasse il principio del ne bis in idem cautelare, un cardine del sistema penale italiano e del diritto sovranazionale. Secondo la difesa, una volta che una procedura di consegna si è conclusa (in questo caso con la revoca della richiesta), non è possibile avviarne una nuova per gli stessi identici fatti. Consentire il contrario significherebbe esporre la persona a una pressione giudiziaria potenzialmente infinita e ingiustificata, minando il diritto di difesa e la ragionevole durata del processo.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. I giudici hanno chiarito che, in assenza di una disciplina specifica nella legge sul MAE (L. 69/2005), si applicano per analogia le norme del codice di procedura penale in materia di estradizione, in particolare l’art. 707 c.p.p.

Questo articolo sancisce il principio del cosiddetto “giudicato estradizionale”: una sentenza contraria all’estradizione impedisce una successiva decisione favorevole per i medesimi fatti, a meno che la nuova domanda non sia “fondata su elementi che non siano già stati valutati dall’autorità giudiziaria”.

La Cassazione ha precisato che questi “nuovi elementi” devono essere di natura sostanziale, riguardare cioè i profili del fatto reato, e non possono consistere in mere circostanze procedurali. Nel caso di specie, il fatto che il secondo MAE fosse basato su un’ordinanza di un Tribunale anziché su un ordine di arresto della Procura (come il primo) non costituisce un “elemento nuovo” idoneo a superare il divieto del ne bis in idem.

La Corte ha specificato che consentire a uno Stato richiedente di ritirare e ripresentare ad libitum la stessa domanda minerebbe la logica e la trasparenza delle relazioni internazionali in materia di assistenza giudiziaria. L’effetto preclusivo si estende anche ai casi in cui la prima procedura si conclude per una revoca della richiesta da parte dello Stato emittente.

Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di appello con rinvio per un nuovo giudizio. Il nuovo giudice dovrà accertare se la seconda richiesta austriaca si fondi effettivamente su elementi di fatto nuovi e sostanziali, non precedentemente noti o valutati. In caso contrario, la consegna dovrà essere rifiutata. Questa pronuncia rafforza le garanzie individuali nell’ambito della cooperazione giudiziaria europea, stabilendo che il principio del ne bis in idem rappresenta un limite invalicabile anche nelle procedure di consegna, impedendo abusi e reiterazioni ingiustificate delle richieste.

È possibile emettere un secondo Mandato di Arresto Europeo per gli stessi fatti dopo che il primo è stato revocato?
No, di regola non è possibile. Il principio del ne bis in idem impedisce di avviare una nuova procedura di consegna per i medesimi fatti, a meno che la nuova richiesta non si basi su elementi sostanziali nuovi che non erano stati valutati in precedenza.

Cosa si intende per “nuovi elementi” che possono giustificare un secondo MAE?
Per “nuovi elementi” si intendono circostanze o eventi che riguardano gli aspetti sostanziali del fatto o del reato (ad esempio, nuove prove emerse successivamente), e non semplici modifiche procedurali, come il cambiamento dell’organo giudiziario che emette l’atto all’interno dello stesso Stato estero.

Qual è la conseguenza se una Corte d’appello autorizza la consegna basandosi su un secondo MAE senza verificare la presenza di nuovi elementi?
La sentenza della Corte d’appello è illegittima e può essere annullata dalla Corte di Cassazione. Il caso viene quindi rinviato a un altro giudice che avrà il compito di verificare in modo rigoroso se la nuova richiesta si fonda effettivamente su elementi sostanziali inediti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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