LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Mandato di arresto europeo: rilascio per ritardo

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta nell’ambito di una procedura di mandato di arresto europeo. La decisione si fonda sul ritardo ingiustificato, superiore a 90 giorni, nella decisione sulla consegna, causato dalla mancata trasmissione della documentazione tradotta da parte dello Stato richiedente. Secondo la Corte, tale ritardo impone la revoca della misura detentiva, come previsto dall’art. 22-bis della legge n. 69/2005, a tutela della libertà personale.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Mandato di Arresto Europeo: Quando il Ritardo Ingiustificato Porta alla Liberazione

Il mandato di arresto europeo (MAE) è uno strumento fondamentale di cooperazione giudiziaria all’interno dell’Unione Europea, ma la sua efficacia deve sempre bilanciarsi con la tutela dei diritti fondamentali, prima fra tutte la libertà personale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 3326/2023) ha riaffermato questo principio, stabilendo che un ritardo ingiustificato nella procedura di consegna può e deve portare alla revoca della custodia cautelare in carcere. Analizziamo insieme questo importante caso.

I Fatti del Caso

Una cittadina di origine serba veniva arrestata in Italia in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria croata per un reato di furto in abitazione. La Corte di appello di Roma disponeva per lei la custodia cautelare in carcere nel luglio 2022, in attesa della decisione sulla consegna alla Croazia.

Tuttavia, la procedura subiva una battuta d’arresto. Per quasi cinque mesi, lo Stato richiedente (la Croazia) non provvedeva a trasmettere il mandato di arresto tradotto in lingua italiana, nonostante le ripetute richieste avanzate dalla difesa nel corso di ben cinque udienze.
Di fronte a questa inerzia, la difesa presentava un’istanza per la revoca della misura cautelare, sostenendo che la detenzione si stava protraendo illegittimamente. La Corte di appello rigettava la richiesta, portando il caso all’attenzione della Corte di Cassazione.

La Disciplina del Ritardo nel Mandato di Arresto Europeo

Il punto centrale della questione legale è l’interpretazione dell’articolo 22-bis della legge n. 69 del 2005, che regola gli effetti del ritardo nella decisione sulla consegna sulla sorte della misura cautelare. La norma delinea una disciplina a tre fasi, con conseguenze diverse a seconda della durata del ritardo:

1. Ritardo fino a 60 giorni: Se la decisione non arriva entro sessanta giorni dall’arresto, la Corte di appello deve solo comunicare il ritardo al Ministro della Giustizia. Nessun effetto automatico sulla misura cautelare.
2. Ritardo fino a 90 giorni: Se, per circostanze eccezionali, si superano i sessanta giorni, la Corte ha un ulteriore termine di trenta giorni (per un totale di novanta). In questa fase, la Corte deve rivalutare la necessità di mantenere la custodia in carcere, potendo confermarla, sostituirla con misure meno afflittive o revocarla.
3. Ritardo oltre i 90 giorni: Se il ritardo si protrae ingiustificatamente oltre i novanta giorni, o comunque una volta decorsi ulteriori novanta giorni, la norma prevede una conseguenza drastica: la Corte di appello deve revocare la custodia cautelare. Può applicare solo misure più lievi (come il divieto di espatrio) se persiste il pericolo di fuga.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando senza rinvio l’ordinanza e ordinando l’immediata liberazione della ricorrente. La Suprema Corte ha rilevato un grave errore da parte della Corte di appello, la quale aveva applicato in modo confuso le diverse previsioni dell’art. 22-bis.

Nel caso specifico, erano trascorsi ben più di novanta giorni dall’applicazione della misura cautelare. Inoltre, il ritardo era palesemente “ingiustificato”, poiché derivava esclusivamente dall’inerzia dello Stato richiedente che non aveva fornito la documentazione necessaria. In una situazione del genere, la legge non lascia discrezionalità al giudice: la revoca della custodia in carcere è un atto dovuto.

La Cassazione ha chiarito che non si può tenere una persona in carcere a tempo indeterminato a causa dell’inefficienza di un’autorità giudiziaria straniera. La libertà personale è un bene primario che non può essere sacrificato sull’altare di una cooperazione giudiziaria che non funziona come dovrebbe. Dato che nel caso di specie non sussistevano neppure i presupposti per applicare misure meno afflittive, l’unica soluzione possibile era la piena liberazione.

Le Conclusioni

Questa sentenza invia un messaggio chiaro: le tempistiche previste nelle procedure di mandato di arresto europeo non sono mere formalità. Esse rappresentano una garanzia fondamentale per l’individuo, volta a impedire che la privazione della libertà si protragga oltre un limite ragionevole in assenza di una decisione sulla consegna. La pronuncia ribadisce che l’inerzia dello Stato richiedente non può ricadere sulla persona ricercata, e che il giudice nazionale ha il dovere di intervenire per ripristinare la legalità, ordinando la revoca della misura detentiva quando i termini perentori stabiliti dalla legge vengono superati senza giustificazione.

Cosa succede se la decisione sulla consegna in una procedura di mandato di arresto europeo viene ritardata?
La legge prevede diverse conseguenze a seconda della durata del ritardo. Dopo 90 giorni, se il ritardo è ingiustificato, la Corte di appello ha l’obbligo di revocare la custodia cautelare in carcere, potendo al massimo applicare misure meno restrittive se persiste il pericolo di fuga.

Perché il ritardo nel caso esaminato è stato considerato ‘ingiustificato’?
Il ritardo è stato considerato ingiustificato perché era causato esclusivamente dalla mancata risposta dello Stato richiedente (la Croazia) alle plurime richieste di inviare il mandato di arresto europeo tradotto in italiano, un documento essenziale per poter procedere.

Un ritardo superiore a 90 giorni comporta sempre la liberazione automatica dal carcere?
Comporta la revoca obbligatoria della custodia cautelare in carcere se il ritardo è ‘ingiustificato’. La legge prevede anche un’ipotesi alternativa in cui la revoca scatta comunque, anche per un ritardo giustificato, se si superano i 180 giorni (90+90). In ogni caso, il giudice deve valutare se applicare misure cautelari meno gravi, come il divieto di espatrio o l’obbligo di firma, qualora persista il rischio che la persona si sottragga alla giustizia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati