LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Mandato di arresto europeo: quando è legittima la custodia

Un uomo arrestato in Italia su mandato di arresto europeo per furto ricorre in Cassazione. Sostiene la mancanza di un mandato nazionale e l’eccessività della custodia in carcere. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che per l’esecuzione di un mandato di arresto europeo in Italia, l’unica esigenza cautelare da valutare è il pericolo di fuga.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 20 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Mandato di arresto europeo: il pericolo di fuga è l’unico criterio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28458 del 2024, torna a pronunciarsi sui presupposti applicativi della custodia cautelare in carcere nell’ambito della procedura di esecuzione di un mandato di arresto europeo. La decisione è di fondamentale importanza perché delimita con chiarezza l’ambito di valutazione del giudice italiano, stabilendo che l’unico parametro rilevante è il pericolo di fuga, escludendo altre esigenze cautelari come il pericolo di recidiva.

I Fatti del Caso

Un cittadino di origine albanese veniva arrestato in Italia in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità giudiziarie francesi per il reato di furto. La Corte di Appello di Roma convalidava l’arresto e applicava la misura della custodia cautelare in carcere.

Contro tale ordinanza, la difesa proponeva ricorso per cassazione, lamentando due principali violazioni di legge. In primo luogo, si sosteneva che il mandato fosse stato emesso in assenza di un sottostante mandato di arresto nazionale. In secondo luogo, si contestava la valutazione sulle esigenze cautelari, ritenendo la misura carceraria sproporzionata e ingiustificata, data la distanza temporale dei fatti (2019-2022) e il radicamento sociale e lavorativo del soggetto in Italia.

Le Ragioni del Ricorso

Il ricorrente basava la propria difesa su due argomenti principali:

1. Vizio formale del mandato: La difesa sosteneva che, alla luce della normativa europea e della giurisprudenza, il mandato di arresto europeo dovesse fondarsi su un provvedimento restrittivo nazionale, che nel caso di specie si assumeva mancante.
2. Insussistenza delle esigenze cautelari: Si criticava l’ordinanza della Corte d’Appello per non aver adeguatamente considerato l’assenza di attualità del pericolo di recidiva e per aver applicato la massima misura cautelare senza una valutazione sulla sua assoluta necessità, specialmente a fronte di un soggetto integrato nel tessuto sociale e lavorativo italiano.

La Decisione della Cassazione sul mandato di arresto europeo

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo entrambe le censure con motivazioni nette e precise. La sentenza ribadisce principi consolidati in materia di cooperazione giudiziaria europea, distinguendo nettamente tra la procedura di emissione di un mandato (attiva) e quella di esecuzione (passiva), come nel caso in esame.

Le Motivazioni

La Corte ha smontato punto per punto le argomentazioni difensive.

Sul primo motivo, i giudici hanno chiarito che, ai sensi della Legge n. 69 del 2005, per procedere all’arresto in base a una Segnalazione Schengen è sufficiente che questa contenga l’indicazione dell’esistenza di un titolo restrittivo esecutivo. Nel caso concreto, i documenti processuali (il Form A Schengen) riportavano chiaramente il titolo, la data di emissione e l’autorità giudiziaria emittente, rendendo il motivo di ricorso generico e infondato.

La parte più significativa della sentenza riguarda il secondo motivo. La Cassazione ha spiegato che il ricorrente confondeva la disciplina applicabile. Le norme del codice di procedura penale relative alle esigenze cautelari (come il pericolo di inquinamento probatorio o di recidiva, ex art. 274 c.p.p.) non si applicano integralmente alla procedura di esecuzione di un mandato di arresto europeo. L’art. 9 della Legge n. 69 del 2005, infatti, stabilisce che l’unica esigenza cautelare da considerare è il pericolo di fuga.

Di conseguenza, tutti gli argomenti relativi al tempo trascorso, al radicamento sul territorio e alla mancanza di attualità del pericolo di recidiva sono stati ritenuti del tutto irrilevanti. Il giudice italiano, in questa fase, non deve riesaminare il merito della pericolosità sociale del soggetto, ma solo garantire che la persona richiesta non si sottragga alla consegna allo Stato che ha emesso il mandato.

Conclusioni

Questa pronuncia consolida un principio fondamentale nella gestione del mandato di arresto europeo: nella fase di esecuzione in Italia (procedura passiva), la valutazione del giudice per l’applicazione di una misura cautelare è circoscritta esclusivamente alla verifica del concreto e attuale pericolo di fuga. La sentenza rappresenta un importante promemoria sulla specificità delle procedure di cooperazione giudiziaria, i cui meccanismi sono finalizzati a garantire l’efficienza e la celerità della consegna tra Stati membri, basandosi su un principio di reciproca fiducia. Le garanzie individuali sono bilanciate con l’esigenza di effettività della giustizia a livello europeo, limitando l’analisi del giudice dello Stato di esecuzione agli aspetti strettamente funzionali alla consegna.

È necessario un mandato di arresto nazionale per eseguire un mandato di arresto europeo in Italia?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che, nel caso di arresto basato su una Segnalazione Schengen, è sufficiente che questa contenga l’indicazione dell’esistenza di un provvedimento giudiziario esecutivo (come una misura cautelare) emesso dall’autorità estera, senza la necessità di un autonomo mandato di arresto nazionale.

Quali esigenze cautelari può valutare il giudice italiano nell’applicare una misura detentiva per un mandato di arresto europeo?
Nell’ambito della procedura passiva di esecuzione di un mandato di arresto europeo, l’unica esigenza cautelare che il giudice italiano deve considerare è il pericolo di fuga della persona richiesta. Altri pericoli, come quello di recidiva o inquinamento probatorio, non sono rilevanti in questa specifica procedura.

Il tempo trascorso dal reato incide sulla decisione di applicare la custodia in carcere in un caso di mandato di arresto europeo?
No. Secondo la sentenza, argomenti come il tempo trascorso dal reato o il radicamento sociale e lavorativo della persona sono irrilevanti ai fini della valutazione. La decisione sulla misura cautelare deve basarsi esclusivamente sulla necessità di prevenire il pericolo di fuga in attesa della consegna allo Stato richiedente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati