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Mandato d’arresto europeo: rifiuto di consegna

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d’Appello che rifiutava la consegna di un cittadino rumeno sulla base di un mandato d’arresto europeo. La Corte d’Appello aveva ritenuto sussistente una stabile dimora in Italia da oltre cinque anni, ma la Cassazione ha stabilito che la valutazione era incompleta. Non erano stati considerati tutti gli indici di effettivo e continuativo radicamento richiesti dalla legge, come la conoscenza della lingua, i legami reali e il tempo trascorso tra il reato e l’inizio della residenza stabile. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Mandato d’arresto europeo e Stabile Dimora: La Cassazione Annulla un Rifiuto di Consegna

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25561/2024, è intervenuta su un tema cruciale della cooperazione giudiziaria europea: il mandato d’arresto europeo e le condizioni per rifiutare la consegna di un cittadino di un altro Stato membro. La decisione chiarisce che la valutazione della “stabile dimora” in Italia, requisito che permette di scontare la pena nel nostro Paese, non può basarsi su elementi formali, ma richiede un’analisi completa e rigorosa del reale radicamento della persona sul territorio.

Il Caso: Rifiuto di Consegna Basato sulla Residenza in Italia

Il caso riguardava un cittadino rumeno, condannato in Romania a quattro anni e due mesi per riciclaggio e frode informatica. Le autorità rumene avevano emesso un mandato d’arresto europeo per l’esecuzione della pena. La Corte di appello di Bari, tuttavia, aveva rifiutato la consegna, ritenendo che l’uomo avesse una residenza stabile e continuativa in Italia da oltre cinque anni. Tale condizione, prevista dall’art. 18-bis della legge n. 69/2005, consente al giudice italiano di disporre che la pena emessa all’estero sia eseguita in Italia, favorendo il reinserimento sociale della persona.

La Corte territoriale aveva fondato la sua decisione su alcuni elementi: il possesso di un codice fiscale dal 2016, un contratto di locazione stipulato nel 2018, vari rapporti di lavoro in diverse città italiane e l’iscrizione del figlio a una scuola elementare.

Il Ricorso del Procuratore Generale e i criteri del mandato d’arresto europeo

Il Procuratore Generale presso la Corte di appello ha impugnato la decisione, sostenendo che la valutazione della Corte fosse errata e superficiale. Secondo l’accusa, la presenza dell’uomo in Italia non era né stabile né continuativa. Anzi, lo stesso interessato aveva dichiarato di essersi trasferito stabilmente solo “un anno e mezzo fa”. Inoltre, la sua scarsa conoscenza della lingua italiana e la natura discontinua dei contratti di lavoro e di locazione indicavano un legame debole con il territorio. Elemento fondamentale, i reati per cui era stato condannato erano stati commessi tra il 2017 e il 2018, un periodo in cui la sua presenza in Romania era evidente.

La Decisione della Cassazione: Analisi del Radicamento Effettivo

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, annullando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame. I giudici supremi hanno ribadito che la nozione di “residenza” o “dimora” ai fini del rifiuto di consegna presuppone un radicamento reale, continuativo e non estemporaneo.

La Valutazione Incompleta della Corte d’Appello

La Suprema Corte ha evidenziato come la Corte di merito avesse omesso di valutare tutti gli indici previsti dalla legge (art. 18-bis, comma 2-bis, L. 69/2005). Questi criteri, introdotti per dare concretezza al concetto di radicamento, includono non solo la durata della residenza, ma anche:

* La natura e le modalità della residenza o dimora.
* Il tempo intercorso tra la commissione del reato e l’inizio della residenza stabile.
* Il rispetto delle norme sull’immigrazione.
* L’adempimento degli obblighi fiscali e contributivi.
* I legami familiari, linguistici, culturali, sociali ed economici con l’Italia.

La Corte d’Appello aveva valorizzato solo dati formali, trascurando elementi sintomatici di un legame labile, come le dichiarazioni dello stesso interessato e la sua parziale conoscenza della lingua italiana.

L’Importanza di un Giudizio Complessivo per il mandato d’arresto europeo

La Cassazione ha sottolineato che il giudice non può selezionare solo alcuni elementi a favore del radicamento, ignorando quelli contrari. È necessario un giudizio complessivo che verifichi in modo stringente e completo l’effettivo inserimento sociale, familiare e lavorativo della persona nel tessuto italiano. La finalità della norma è quella di favorire il reinserimento sociale, obiettivo che può essere raggiunto solo se la persona ha un legame autentico e profondo con lo Stato in cui deve scontare la pena.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte di Cassazione si fondano sulla necessità di un’interpretazione rigorosa della normativa sul mandato d’arresto europeo, in linea con la giurisprudenza europea e costituzionale. Il rifiuto di consegna è un’eccezione al principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie e, come tale, deve essere ancorato a presupposti solidi e verificati. La sentenza impugnata è stata annullata perché la Corte d’Appello non ha compiutamente assolto all’obbligo di valutare tutti gli elementi di giudizio, omettendo di considerare indici cruciali che deponevano per una presenza discontinua e non stabile del soggetto nel quinquennio di riferimento. La valorizzazione di dati meramente formali, a fronte di una conoscenza parziale della lingua e di dichiarazioni che collocavano l’inizio della stabilità in un periodo molto più recente, ha reso la decisione viziata per violazione di legge.

Conclusioni

Questa pronuncia riafferma un principio fondamentale: per negare la consegna in esecuzione di un mandato d’arresto europeo, non basta una formale residenza in Italia, anche se prolungata. È indispensabile dimostrare un “radicamento” effettivo, concreto e continuativo, attraverso una valutazione ponderata di tutti gli indicatori previsti dalla legge. La decisione serve da monito per i giudici di merito, chiamati a un esercizio della discrezionalità più stringente e completo, per garantire che l’eccezione alla consegna sia applicata solo nei casi in cui sussista un reale interesse al reinserimento sociale della persona nel territorio italiano.

Quali sono i requisiti per rifiutare la consegna di una persona sulla base di un mandato d’arresto europeo per stabile dimora in Italia?
Per rifiutare la consegna, la persona deve essere residente o dimorante in Italia, in via continuativa, da almeno cinque anni. Tuttavia, la legge richiede una valutazione complessiva che dimostri un radicamento reale, continuativo e non estemporaneo, basato su una serie di criteri specifici come la durata, la natura della residenza, i legami familiari, sociali e linguistici, il rispetto delle norme nazionali e il tempo intercorso dalla commissione del reato.

La semplice residenza anagrafica o un contratto di lavoro sono sufficienti a dimostrare il “radicamento” nello Stato?
No. Secondo la sentenza, elementi come il codice fiscale, i contratti di lavoro o di locazione possono avere una valenza meramente formale. La Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice deve compiere una valutazione completa di tutti gli indici previsti dalla legge, senza selezionarne solo alcuni, per accertare un legame effettivo e non una presenza discontinua o estemporanea sul territorio.

Cosa succede quando la Corte di Cassazione ritiene che una Corte d’Appello abbia sbagliato a valutare i criteri per il rifiuto di consegna?
La Corte di Cassazione annulla la sentenza della Corte d’Appello e rinvia il caso ad un’altra sezione della stessa Corte per un nuovo giudizio. Il nuovo giudice dovrà riesaminare il caso attenendosi ai principi di diritto e ai criteri di valutazione indicati nella motivazione della sentenza della Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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