LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Mandato d’Arresto Europeo: proporzionalità e video

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di consegna basata su un mandato d’arresto europeo, stabilendo che il giudice deve prima verificare se la partecipazione a distanza al processo estero tramite videoconferenza sia un’alternativa praticabile. Questa decisione rafforza il principio di proporzionalità, imponendo la scelta della misura meno invasiva per garantire le esigenze processuali, prima di procedere con l’arresto e la consegna del cittadino.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Mandato d’Arresto Europeo: La Cassazione Sottolinea il Principio di Proporzionalità

Il mandato d’arresto europeo (MAE) rappresenta uno degli strumenti più efficaci di cooperazione giudiziaria penale all’interno dell’Unione Europea, basato sul principio del reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie. Tuttavia, il suo utilizzo deve essere attentamente bilanciato con la tutela dei diritti fondamentali della persona, in particolare con il principio di proporzionalità. Con la sentenza n. 25560 del 2024, la Corte di Cassazione ha fornito un’importante precisazione sui limiti di questo strumento, stabilendo che prima di disporre la consegna di un cittadino, il giudice nazionale deve verificare la possibilità di ricorrere a misure alternative meno invasive, come la partecipazione al processo a distanza tramite videoconferenza.

I Fatti del Caso

Un cittadino italiano era stato raggiunto da un mandato d’arresto europeo emesso dalla Corte d’appello di Palma de Mallorca (Spagna) per essere sottoposto a processo per reati legati agli stupefacenti. La legislazione spagnola, come indicato nel mandato, non consente lo svolgimento del processo in assenza dell’imputato per reati di tale gravità. La Corte di appello italiana aveva autorizzato la consegna, subordinandola però alla riconsegna del soggetto all’Italia al termine del processo, in caso di condanna, per l’esecuzione della pena.

L’interessato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando, tra le altre cose, la violazione del principio di proporzionalità. Secondo la difesa, l’esigenza puramente processuale di garantire la presenza dell’imputato avrebbe potuto essere soddisfatta con strumenti meno afflittivi della libertà personale, come l’ordine europeo d’indagine che permette l’audizione a distanza.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il motivo di ricorso relativo alla proporzionalità, annullando la sentenza impugnata con rinvio. I giudici hanno stabilito che la Corte di appello ha errato nel non verificare, prima di autorizzare la consegna, se l’ordinamento spagnolo prevedesse la possibilità di una partecipazione a distanza dell’imputato al processo tramite collegamento audiovisivo e se tale opzione fosse materialmente percorribile. Solo in caso di risposta negativa o di impossibilità pratica, l’emissione del mandato d’arresto e la conseguente consegna sarebbero giustificati.

Il Principio di Proporzionalità nel Mandato d’Arresto Europeo

La Cassazione ha richiamato la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale ha più volte affermato che le autorità giudiziarie emittenti devono valutare se il ricorso al MAE sia proporzionato allo scopo perseguito. Questo implica un’analisi concreta del caso, considerando la possibilità di utilizzare altre misure di cooperazione giudiziaria egualmente efficaci ma meno invasive.

Il giusto equilibrio, secondo la Corte, non sta nel negare l’uso del MAE per finalità processuali, ma nell’assicurarsi che esso sia l’extrema ratio. La necessità di garantire un pieno contraddittorio, che è alla base della cooperazione fiduciaria tra gli Stati membri, deve essere bilanciata con il diritto alla libertà personale dell’imputato.

La Videoconferenza come Alternativa da Esplorare

Sebbene l’ordine europeo d’indagine (o.e.i.) sia uno strumento tipicamente investigativo, la Corte riconosce che la tecnologia offre oggi soluzioni, come la videoconferenza, che possono garantire la partecipazione effettiva dell’imputato al processo senza la necessità di un trasferimento fisico. Pertanto, la procedura corretta impone un previo esperimento di queste soluzioni meno invasive.

La Corte di Cassazione ha quindi tracciato un percorso procedurale chiaro: il giudice dell’esecuzione deve accertare, anche richiedendo informazioni allo Stato emittente, se esistano e siano praticabili alternative alla consegna. L’esecuzione del mandato d’arresto europeo per finalità processuali è legittima solo se tali alternative non sono previste, non sono possibili o si sono rivelate inefficaci (ad esempio, per la mancata presentazione dell’imputato alla videoconferenza).

le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla necessità di trovare un ‘giusto punto di equilibrio’ tra diversi principi fondamentali dell’ordinamento europeo: da un lato, l’efficienza della cooperazione giudiziaria e il reciproco riconoscimento delle decisioni, che legittimano l’uso del mandato d’arresto europeo; dall’altro, il principio di proporzionalità e la tutela della libertà personale, che impongono di non sacrificare i diritti dell’individuo oltre lo stretto necessario. La Corte ha ritenuto che la decisione della Corte d’appello non avesse adeguatamente ponderato questi principi, omettendo una verifica cruciale sulla disponibilità di alternative tecnologiche che avrebbero potuto soddisfare le esigenze del processo spagnolo senza ricorrere alla misura più drastica della consegna.

le conclusioni

In conclusione, questa sentenza rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti individuali nel contesto della cooperazione giudiziaria europea. Essa non depotenzia il mandato d’arresto europeo, ma ne circoscrive l’applicazione ai casi di effettiva necessità, promuovendo un uso più consapevole e proporzionato degli strumenti a disposizione. Per le Corti di appello, ciò si traduce nell’obbligo di un’istruttoria più approfondita, che includa la verifica attiva delle possibilità di partecipazione a distanza al processo estero, prima di poter autorizzare la consegna di un cittadino.

Un mandato d’arresto europeo è sempre legittimo se serve a garantire la presenza dell’imputato al processo?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che, pur essendo una finalità legittima, l’uso del mandato d’arresto europeo deve rispettare il principio di proporzionalità. Ciò significa che deve essere l’opzione scelta solo dopo aver verificato che non esistano alternative meno invasive ma ugualmente efficaci, come la partecipazione al processo tramite videoconferenza.

Cosa deve fare il giudice italiano prima di autorizzare la consegna di una persona richiesta con un mandato d’arresto europeo?
Il giudice deve verificare attivamente, se necessario chiedendo informazioni allo Stato emittente, se l’ordinamento di quello Stato preveda la possibilità di una partecipazione a distanza dell’imputato al processo (es. tramite collegamento audio-video) e se tale opzione sia concretamente realizzabile. Solo in caso di impossibilità o di risposta negativa, la consegna può essere autorizzata.

In caso di consegna per un processo all’estero, quando deve essere restituito il cittadino italiano?
La sentenza chiarisce che la riconsegna all’Italia, per l’esecuzione di un’eventuale pena, deve avvenire solo al termine del processo nello Stato richiedente, cioè dopo l’emissione di una sentenza esecutiva. La semplice audizione dell’imputato non è sufficiente, poiché la sua partecipazione al processo implica l’esercizio di una serie di diritti che si estendono per tutta la durata del giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati