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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?

Un soggetto condannato per aver introdotto 83 grammi di stupefacenti e tre telefoni cellulari in carcere ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che il reato fosse qualificato come di ‘lieve entità stupefacenti’. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le modalità fraudolente, la quantità non modesta della sostanza e la presenza di mezzi di comunicazione escludono la possibilità di una minima offensività penale, requisito fondamentale per la fattispecie di lieve entità.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Lieve Entità Stupefacenti: Non Basta la Quantità, Conta il Contesto

La distinzione tra spaccio di droga e la fattispecie di lieve entità stupefacenti è uno dei temi più dibattuti nel diritto penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre chiarimenti fondamentali, stabilendo che la valutazione non può limitarsi alla sola quantità, ma deve considerare ogni aspetto della condotta, specialmente quando questa avviene in contesti delicati come un istituto penitenziario. Analizziamo insieme la decisione per capire quali elementi escludono la configurabilità del reato minore.

I Fatti del Caso: Droga e Cellulari in Carcere

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un individuo condannato sia in primo grado che in appello per il reato previsto dall’art. 73, comma 1, del D.P.R. 309/1990. L’imputato, approfittando di un permesso premio di cinque giorni, aveva tentato di introdurre fraudolentemente all’interno del carcere una quantità di sostanza stupefacente pari a 83 grammi, unitamente a tre telefoni cellulari.

L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che la sua condotta dovesse essere ricondotta alla più lieve ipotesi del comma 5 dello stesso articolo, ovvero il fatto di “lieve entità”, lamentando un’errata qualificazione giuridica da parte dei giudici di merito.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d’Appello, ritenendo che la motivazione fornita fosse congrua, esaustiva e pienamente rispettosa dei principi interpretativi consolidati.

La condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende ha chiuso definitivamente la vicenda processuale.

Le Motivazioni: Perché non si tratta di lieve entità stupefacenti

Il cuore della decisione risiede nell’analisi dei criteri per il riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Corte sottolinea come i giudici di merito abbiano correttamente valorizzato elementi cruciali che, nel loro insieme, delineano una condotta di notevole gravità, incompatibile con la “minima offensività penale” richiesta.

Criteri di Valutazione Complessiva

La giurisprudenza costante, richiamata nell’ordinanza, impone al giudice di considerare tutti gli elementi indicati dalla norma: i mezzi, le modalità e le circostanze dell’azione, nonché la quantità e la qualità delle sostanze. Non è possibile isolare un singolo elemento, ma è necessaria una valutazione globale. Anche uno solo di questi parametri, se particolarmente grave, può essere sufficiente a escludere la lieve entità.

L’Importanza delle Modalità della Condotta

Nel caso specifico, la Corte ha dato particolare rilievo a due fattori:
1. L’introduzione fraudolenta in carcere: Questo contesto non è neutro. Introdurre droga in un istituto penitenziario è un’azione che mina la sicurezza e l’ordine interno, con un potenziale offensivo intrinsecamente elevato.
2. La presenza dei telefoni cellulari: L’introduzione di tre telefoni, che per di più consentivano comunicazioni con l’estero, è stata interpretata come un chiaro segno della volontà di riprendere i contatti con il proprio ambiente criminale di riferimento. Questi strumenti non sono accessori, ma rafforzano la potenzialità offensiva del fatto, facilitando la gestione di ulteriori attività illecite.

La Corte ha concluso che queste “allarmanti modalità” sono state correttamente considerate come elementi ostativi al riconoscimento dell’ipotesi lieve.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: la qualificazione di un fatto di spaccio come di lieve entità non è automatica e richiede un’analisi rigorosa e completa. La decisione insegna che il contesto in cui il reato viene commesso e gli strumenti utilizzati sono indicatori decisivi della sua gravità. L’introduzione di droga e mezzi di comunicazione in carcere non rappresenta una semplice cessione, ma un’azione complessa che denota una spiccata pericolosità sociale e una persistenza nel circuito criminale, rendendo impossibile l’applicazione del più mite trattamento sanzionatorio previsto per i fatti di lieve entità.

Quando un reato di spaccio di droga può essere considerato di lieve entità?
Un reato di spaccio può essere considerato di lieve entità solo quando la condotta presenta una ‘minima offensività penale’. Questa valutazione deriva da un esame complessivo di tutti gli elementi del caso, tra cui i mezzi, le modalità, le circostanze dell’azione, nonché la quantità e la qualità della sostanza.

L’introduzione di droga in carcere può mai rientrare nella fattispecie di lieve entità?
Basandosi su questa ordinanza, è estremamente difficile. La Corte ha stabilito che le ‘allarmanti modalità’ della condotta, come l’introduzione fraudolenta in un istituto penitenziario, sono un fattore che, di per sé, può escludere la configurabilità dell’ipotesi lieve a causa dell’elevata offensività intrinseca del contesto.

Quali elementi specifici hanno portato la Corte a escludere la lieve entità nel caso analizzato?
Gli elementi decisivi sono stati tre: 1) la modalità fraudolenta dell’introduzione dello stupefacente in carcere dopo un permesso premio; 2) la quantità non modesta della sostanza (83 grammi); 3) la contestuale introduzione di tre telefoni cellulari, considerati strumenti per rafforzare i legami con l’ambiente criminale e aumentare la potenzialità offensiva del fatto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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