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Legittimazione ricorso sequestro: chi può impugnare?

Una società ha impugnato il sequestro penale di un cavallo, rivendicandone la proprietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione. La sentenza chiarisce che la legittimazione al ricorso contro il sequestro spetta solo a chi ha un diritto soggettivo tutelabile o il possesso del bene, non a chiunque vanti un mero interesse. Essendo la proprietà contestata e mancando il possesso, la società non aveva titolo per l’impugnazione.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Legittimazione Ricorso Sequestro: Chi ha il Diritto di Impugnare?

La questione della legittimazione al ricorso contro un sequestro è un tema cruciale nella procedura penale, poiché definisce chi ha il diritto di contestare un provvedimento che incide sulla disponibilità di un bene. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sent. N. 24406/2024) offre chiarimenti fondamentali, distinguendo tra un interesse generico alla restituzione e una posizione giuridica qualificata, l’unica in grado di aprire le porte all’impugnazione.

I Fatti di Causa

Il caso nasce dalla richiesta di riesame presentata da una società internazionale operante nel settore equestre avverso un ordine di indagine europeo che aveva portato al sequestro di un cavallo di pregio. Il provvedimento era stato emesso nell’ambito di un procedimento penale a carico di un soggetto per violazione dei doveri di custodia e furto.

La società ricorrente sosteneva di essere la legittima proprietaria dell’animale e chiedeva l’annullamento del sequestro. Tuttavia, la sua posizione era complessa: la proprietà del cavallo era già oggetto di una controversia civile e, fatto decisivo, al momento del sequestro penale, la società non aveva il possesso del bene, che era già stato sottoposto a un precedente sequestro in sede civile.

Il Tribunale del riesame di Torino aveva rigettato la richiesta, spingendo la società a presentare ricorso per Cassazione.

La Questione Giuridica sulla Legittimazione Ricorso Sequestro

Il cuore della questione giuridica ruota attorno all’interpretazione dell’art. 325 del codice di procedura penale. La norma individua i soggetti legittimati a proporre ricorso avverso i provvedimenti di sequestro, includendo, oltre al pubblico ministero e all’indagato, anche “la persona cui le cose sequestrate devono essere restituite”.

Il quesito è: chi rientra in questa categoria? Qualunque soggetto che vanti un interesse, anche solo potenziale, alla restituzione del bene, oppure solo colui che detiene una posizione giuridica soggettiva, concreta e tutelabile?

La Corte di Cassazione è stata chiamata a definire i contorni di questa legittimazione al ricorso contro il sequestro, per evitare un’eccessiva dilatazione del diritto di impugnazione a soggetti con un interesse di mero fatto.

Le Motivazioni della Corte

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo una motivazione chiara e rigorosa. Secondo i giudici, la “persona che avrebbe diritto alla restituzione” non è un soggetto qualsiasi con un interesse generico, ma solo colui che vanta:

1. Un diritto soggettivo autonomamente tutelabile: Può essere un diritto reale (come la proprietà) o anche un diritto personale.
2. Una situazione di mero rapporto di fatto tutelata dall’ordinamento: È il caso del possesso, che conferisce al possessore il potere di agire in modo autonomo per difendere la sua posizione.

Nel caso di specie, la società ricorrente non rientrava in nessuna di queste categorie. La Corte ha evidenziato due punti cruciali:

* Controversia sulla proprietà: L’esistenza di una lite giudiziaria sulla titolarità del bene rendeva incerto il suo diritto di proprietà. Il giudice penale, di fronte a una simile controversia, non può decidere nel merito ma deve mantenere il sequestro e rimettere la questione al giudice civile competente.
* Mancanza di possesso: Al momento del sequestro penale, la società non aveva la disponibilità materiale del cavallo. Di conseguenza, anche se il sequestro fosse stato annullato, il bene non le sarebbe stato restituito. Questo elemento ha reso evidente la mancanza di un interesse concreto e attuale alla restituzione, requisito fondamentale per la legittimazione.

La Corte ha quindi concluso che l’interesse della società era solo potenziale e astratto, non sufficiente a giustificare un’impugnazione ai sensi dell’art. 325 c.p.p.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per contestare un sequestro penale non basta affermare di essere il proprietario di un bene, soprattutto se tale diritto è contestato e non si ha il possesso. È necessario dimostrare una posizione giuridica qualificata, un “diritto alla restituzione” concreto e attuale. Questa decisione rafforza la distinzione tra il procedimento penale, finalizzato all’accertamento di reati, e quello civile, destinato a risolvere le controversie sulla proprietà. Chi si trova in una situazione simile deve prima risolvere la questione proprietaria in sede civile per poter poi, eventualmente, far valere i propri diritti anche in ambito penale. La Corte, pur dichiarando l’inammissibilità, non ha condannato la società al pagamento di una sanzione pecuniaria, riconoscendo che la decisione del Tribunale del riesame nel merito (anziché sulla legittimazione) avrebbe potuto indurre in errore la ricorrente.

Chi può presentare ricorso contro un provvedimento di sequestro penale?
Secondo la Corte, il ricorso può essere presentato, oltre che dall’indagato e dal PM, solo dalla persona che ha un diritto soggettivo (reale o personale) o una situazione di fatto tutelata (come il possesso) che le darebbe diritto alla restituzione del bene in caso di annullamento del sequestro.

Cosa succede se la proprietà del bene sequestrato è oggetto di una controversia civile?
Se il giudice penale accerta l’esistenza di una controversia sulla proprietà del bene, deve mantenere il sequestro e rimettere le parti davanti al giudice civile competente per la risoluzione della disputa. La decisione del giudice penale in tal senso non è impugnabile.

La mancanza di possesso del bene al momento del sequestro influisce sul diritto di ricorso?
Sì, in modo decisivo. La Corte ha stabilito che la mancanza di possesso al momento del sequestro esclude la legittimazione a ricorrere, perché anche in caso di dissequestro il bene non verrebbe restituito a chi non ne aveva la disponibilità materiale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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