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Istanza di rimessione: quando è inammissibile?

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un’istanza di rimessione presentata da un imputato. La richiesta, basata sull’esistenza di campagne stampa locali, è stata ritenuta infondata poiché tali campagne non costituiscono di per sé una turbativa del processo. Inoltre, la Corte ha chiarito che, data la natura non impugnatoria dell’istanza, alla sua inammissibilità non consegue la condanna al pagamento delle spese processuali.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Istanza di Rimessione: Il No della Cassazione alle Campagne Stampa come Motivo

L’imparzialità del giudice e la serenità del processo sono pilastri fondamentali del nostro sistema giudiziario. Ma cosa succede quando eventi esterni, come una forte pressione mediatica, sembrano minacciare questo equilibrio? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta proprio questo tema, valutando un’istanza di rimessione basata su presunte campagne stampa locali e chiarendo importanti aspetti procedurali.

Il caso in esame: dal tentativo di furto alla richiesta di trasferimento

La vicenda trae origine da una condanna per tentato furto aggravato, pronunciata dal Tribunale di Trani. L’imputato, non accettando la decisione, proponeva appello presso la Corte di Appello di Bari. Durante lo svolgimento del giudizio di secondo grado, la difesa presentava un’istanza di rimessione, chiedendo che il processo venisse trasferito ad un’altra sede giudiziaria.

Il motivo alla base della richiesta era la presenza di ‘locali campagne di stampa’ che, a dire dell’imputato, avrebbero creato una ‘turbativa’ tale da compromettere il sereno svolgimento del processo, influenzando potenzialmente l’organo giudicante.

La decisione della Cassazione su un’istanza di rimessione

La Suprema Corte, chiamata a decidere sulla richiesta, ha dichiarato l’istanza manifestamente infondata e, di conseguenza, inammissibile. La decisione si basa su due principi cardine, uno di merito e uno procedurale, che meritano un’attenta analisi.

Le motivazioni

In primo luogo, la Corte ha ribadito un orientamento giurisprudenziale consolidato: le campagne di stampa, di per sé, non sono sufficienti a integrare quella ‘turbativa’ sullo svolgimento del processo che la legge richiede per giustificare la rimessione. Non basta la semplice attenzione mediatica su un caso per presumere che l’imparzialità del giudice sia compromessa. Occorrono elementi concreti che dimostrino un condizionamento effettivo, cosa che nel caso di specie non è stata provata. La Corte richiama un precedente specifico (Cass. n. 33165/2019) per sottolineare come il clamore mediatico non sia, da solo, un valido motivo per spostare un processo.

In secondo luogo, e con importanti riflessi pratici, la Cassazione ha affrontato la questione delle spese processuali. Normalmente, quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, il proponente viene condannato al pagamento delle spese. Tuttavia, la Corte ha specificato che questa regola non si applica all’istanza di rimessione. Il motivo è tecnico ma fondamentale: la richiesta di rimessione non è un ‘mezzo di impugnazione’ (come l’appello o il ricorso), ma uno strumento diverso, finalizzato a tutelare la corretta amministrazione della giustizia. Pertanto, l’articolo del codice di procedura penale che prevede la condanna alle spese (art. 616 c.p.p.) non trova applicazione in questo contesto, come già stabilito da un’altra recente sentenza (Cass. n. 16553/2023).

Le conclusioni

L’ordinanza in esame offre due importanti lezioni. La prima è che il trasferimento di un processo è una misura eccezionale, che non può essere concessa sulla base di una generica pressione mediatica. È necessario dimostrare un pericolo concreto e attuale per l’imparzialità del giudizio. La seconda è una precisazione procedurale di rilievo: chi presenta un’istanza di rimessione, anche se questa viene respinta perché inammissibile, non subirà la condanna al pagamento delle spese processuali, a differenza di quanto accade per le impugnazioni ordinarie. Questa distinzione tutela il diritto della parte a sollevare dubbi sulla serenità del contesto processuale, senza il timore di una sanzione economica automatica in caso di rigetto.

Una campagna di stampa locale è un motivo valido per trasferire un processo?
No, secondo questa ordinanza della Corte di Cassazione, le campagne di stampa locali non costituiscono di per sé una turbativa tale da giustificare la rimessione del processo a un altro giudice.

Se un’istanza di rimessione viene dichiarata inammissibile, il richiedente deve pagare le spese processuali?
No, la Corte ha chiarito che alla dichiarazione di inammissibilità dell’istanza di rimessione non segue la condanna al pagamento delle spese processuali, poiché tale richiesta non ha natura di mezzo di impugnazione e quindi non si applica l’art. 616 del codice di procedura penale.

Qual è la differenza tra un’istanza di rimessione e un mezzo di impugnazione secondo la Corte?
L’ordinanza specifica che l’istanza di rimessione non ha natura di mezzo di impugnazione. Mentre l’impugnazione contesta una decisione giudiziaria, la rimessione è uno strumento volto a garantire l’imparzialità del giudizio spostando la sede del processo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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