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Interrogatorio preventivo: la guida della Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato l’annullamento di una misura di custodia cautelare perché emessa senza il necessario interrogatorio preventivo dell’indagato. In assenza di un concreto pericolo di fuga, la nuova normativa impone al giudice di ascoltare la persona prima di privarla della libertà.

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Pubblicato il 20 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Interrogatorio preventivo: le nuove garanzie della riforma Nordio

L’istituto dell’interrogatorio preventivo rappresenta una delle innovazioni più significative introdotte dalla recente riforma del codice di procedura penale. Questa garanzia mira a tutelare il diritto di difesa, impedendo che una persona possa subire una limitazione della libertà personale senza essere stata prima ascoltata dal giudice, salvo casi eccezionali strettamente definiti dalla legge.

L’obbligo di interrogatorio preventivo nella procedura cautelare

Secondo la nuova formulazione dell’art. 291 del codice di procedura penale, introdotta dalla Legge 114/2024, il giudice ha il dovere di procedere all’interrogatorio della persona sottoposta alle indagini prima di disporre una misura cautelare. Questa regola generale subisce deroghe solo in presenza di specifiche esigenze cautelari, come il rischio di inquinamento delle prove o, come nel caso esaminato, un concreto pericolo di fuga.

Nel caso analizzato dalla Corte di Cassazione, un indagato per tentato furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale era stato sottoposto a custodia cautelare in carcere senza essere stato prima interrogato. Il giudice di primo grado aveva giustificato questa scelta ritenendo sussistente un imminente rischio che l’uomo facesse perdere le proprie tracce.

Il caso: la contestazione del pubblico ministero

Il Tribunale del Riesame ha successivamente annullato la misura di custodia cautelare, rilevando la nullità del provvedimento per mancanza dell’interrogatorio preventivo. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l’indagato, essendo un soggetto senza fissa dimora e con precedenti per resistenza, manifestasse un pericolo di fuga intrinseco che giustificava l’omissione dell’ascolto preventivo.

La pubblica accusa evidenziava come l’incertezza sulla nazionalità e la mancanza di un lavoro stabile rendessero probabile il sottrarsi al processo.

Quando il pericolo di fuga esclude l’interrogatorio preventivo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando la decisione del Tribunale del Riesame. Gli Ermellini hanno chiarito che il pericolo di fuga non può essere presunto sulla base di semplici congetture o della condotta di resistenza opposta al momento del controllo di polizia.

Affinché la deroga all’interrogatorio preventivo sia valida, il pericolo deve essere desunto da fatti concreti e non dalla semplice condizione di indigenza o dalla mancanza di una residenza anagrafica formale, specialmente se l’indagato ha fornito un indirizzo stabile per i controlli.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla corretta interpretazione delle prove fornite dal Tribunale del Riesame. È stato accertato che la resistenza a pubblico ufficiale era finalizzata a evitare il controllo immediato e non a una fuga definitiva. Inoltre, l’indagato aveva indicato un domicilio preciso durante il giudizio direttissimo, smentendo la tesi della mancanza di fissa dimora. La Corte ha ritenuto che le ipotesi su presunte reti di protezione o disponibilità economiche per finanziare una latitanza fossero del tutto congetturali e prive di riscontri oggettivi, rendendo quindi obbligatorio l’interrogatorio prima dell’applicazione della misura.

Le conclusioni

Le conclusioni sanciscono l’inammissibilità del ricorso della Procura. La decisione ribadisce che il sindacato della Cassazione sulla sussistenza delle esigenze cautelari è limitato alla verifica della logicità della motivazione. In questo caso, il Tribunale del Riesame ha operato una ricostruzione impeccabile, evidenziando come il mancato interrogatorio preventivo abbia viziato irrimediabilmente il provvedimento restrittivo. La sentenza conferma dunque che la libertà personale può essere limitata senza previo ascolto solo in presenza di prove granitiche e non su sospetti legati allo stile di vita dell’indagato.

Cosa succede se il giudice dispone il carcere senza prima interrogare l’indagato?
Il provvedimento è nullo per violazione delle garanzie difensive, a meno che non sussista un provato pericolo di fuga o di inquinamento probatorio come previsto dalla legge.

La mancanza di una residenza fissa giustifica sempre il pericolo di fuga?
No, secondo la Cassazione la mancanza di fissa dimora non basta a giustificare l’omissione dell’interrogatorio se l’indagato fornisce comunque un indirizzo per i controlli e non ci sono prove di una volontà di latitanza.

Si può ricorrere in Cassazione per contestare l’obbligo di interrogatorio preventivo?
Sì, ma il ricorso è limitato alla verifica che la motivazione del giudice di merito non sia manifestamente illogica o contraddittoria rispetto alle norme del codice di procedura penale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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