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Interrogatorio preventivo: guida alle nuove regole

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell’interrogatorio preventivo introdotto dalla recente Riforma Nordio (Legge 114/2024). Il caso riguardava un indagato per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, nei cui confronti il Tribunale del Riesame aveva disposto la custodia in carcere in accoglimento dell’appello del Pubblico Ministero. La difesa eccepiva la nullità della misura poiché non era stato completato l’interrogatorio preventivo davanti al GIP, né era stato svolto dal Tribunale dell’appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l’obbligo di interrogatorio preventivo non sussiste se il GIP intende rigettare la misura e che, in sede di appello cautelare, il diritto di difesa è garantito dalla partecipazione all’udienza camerale.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Interrogatorio preventivo e misure cautelari: le nuove regole della Cassazione

L’introduzione dell’interrogatorio preventivo nel nostro ordinamento, per merito della Legge n. 114 del 2024, ha sollevato numerosi dubbi interpretativi circa la sua obbligatorietà e le conseguenze della sua omissione. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i confini di questo istituto, stabilendo quando la sua mancanza non inficia la validità delle misure restrittive della libertà personale.

Il caso: frode fiscale e custodia cautelare

La vicenda trae origine da una complessa indagine su un sodalizio criminoso dedito a reati tributari, in particolare alla compensazione di crediti d’imposta inesistenti. Inizialmente, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) aveva negato l’applicazione della custodia in carcere, ritenendo insussistente il pericolo di reiterazione del reato, nonostante la presenza di gravi indizi di colpevolezza. Durante questa fase, era stato fissato un interrogatorio preventivo che però non era stato portato a termine poiché l’indagato si trovava all’estero e il giudice aveva comunque deciso di non applicare la misura.

Successivamente, il Tribunale del Riesame, accogliendo l’appello del Pubblico Ministero, ha disposto la misura cautelare senza procedere a un nuovo ascolto dell’indagato. La difesa ha quindi impugnato la decisione in Cassazione, lamentando la violazione delle nuove norme procedurali.

L’ambito di applicazione dell’interrogatorio preventivo

La questione centrale riguarda l’interpretazione dell’Art. 291, comma 1-quater c.p.p. Secondo la Suprema Corte, la norma impone al giudice di procedere all’ascolto dell’indagato prima di disporre la misura, ma tale obbligo decade se il giudice matura la convinzione di dover rigettare la richiesta del PM. Imporre il completamento dell’incombente anche in caso di rigetto rappresenterebbe un inutile appesantimento burocratico, contrario al principio della ragionevole durata del processo.

Interrogatorio preventivo in sede di appello

Un altro punto fondamentale chiarito dalla Corte riguarda la fase di appello cautelare. I giudici hanno confermato che il Tribunale del Riesame, quando decide su un appello del PM contro il rigetto di una misura, non è tenuto a svolgere l’interrogatorio preventivo. In questa sede, infatti, l’indagato ha già la possibilità di partecipare all’udienza e di esporre le proprie difese, garantendo così pienamente il contraddittorio.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la propria decisione su una lettura sistematica e letterale del codice di rito. L’espressione normativa prima di disporre la misura indica chiaramente che l’atto è prodromico solo all’accoglimento della richiesta cautelare. Se il GIP ritiene che non vi siano i presupposti per la custodia, l’atto diventa superfluo. Inoltre, la disciplina specifica per il tribunale collegiale (Art. 291, comma 1-quinquies) conferma che il legislatore ha inteso limitare l’obbligo alla fase delle indagini preliminari davanti al GIP, poiché nelle fasi successive la difesa dispone di strumenti alternativi e altrettanto efficaci per interloquire con l’autorità giudiziaria.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha stabilito che non vi è alcuna nullità se la misura cautelare viene disposta in appello senza il previo interrogatorio preventivo, purché sia garantito il diritto dell’indagato di comparire in udienza. Questa interpretazione bilancia l’esigenza di tutela della libertà personale con l’efficienza del sistema processuale, evitando che nuove garanzie difensive si trasformino in ostacoli formali paralizzanti. Per gli operatori del diritto, resta fermo che la violazione dell’obbligo sussiste solo quando il GIP applica la misura senza aver prima tentato l’ascolto dell’indagato nelle forme previste dalla legge.

Quando è obbligatorio l’interrogatorio preventivo?
È obbligatorio prima che il GIP disponga una misura cautelare coercitiva, salvo nei casi di urgenza o pericolo di fuga previsti dalla legge.

Cosa succede se il GIP rigetta la misura senza finire l’interrogatorio?
Il provvedimento resta valido poiché l’interrogatorio è necessario solo se il giudice intende applicare la misura restrittiva.

Il Tribunale del Riesame deve interrogare l’indagato prima di decidere?
No, in sede di appello cautelare il diritto di difesa è assicurato dalla partecipazione dell’indagato all’udienza davanti al collegio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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