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Interrogatorio di garanzia: quando va rinnovato?

La Corte di Cassazione ha stabilito che se un giudice, divenuto competente dopo una dichiarazione di incompetenza, conferma una misura cautelare aggiungendo una nuova esigenza (es. pericolo di fuga) a quella originaria, l’omissione di un nuovo interrogatorio di garanzia non invalida l’intera misura. La parte del provvedimento basata sull’esigenza originaria, già oggetto di interrogatorio, resta valida ed efficace.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Interrogatorio di Garanzia: Obbligo di Rinnovo in Caso di Nuove Esigenze Cautelari

L’interrogatorio di garanzia rappresenta un momento fondamentale per la tutela dei diritti di difesa dell’indagato sottoposto a una misura cautelare. Ma cosa accade se, a seguito di una dichiarazione di incompetenza, un nuovo giudice conferma il provvedimento restrittivo aggiungendo una nuova esigenza cautelare, senza però procedere a un nuovo interrogatorio? La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25783 del 2024, offre un’importante chiave di lettura sul principio di autonomia delle esigenze cautelari e sui limiti dell’obbligo di rinnovazione dell’atto.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Teramo. Quest’ultimo, pur applicando la misura per il pericolo di reiterazione del reato, escludeva il pericolo di fuga e dichiarava la propria incompetenza territoriale, trasmettendo gli atti al Tribunale di Milano.
Il GIP di Milano, ritenuto competente, emetteva una nuova ordinanza cautelare, confermando la detenzione ma, a differenza del primo giudice, ravvisava anche la sussistenza del pericolo di fuga. Tuttavia, ometteva di procedere a un nuovo interrogatorio di garanzia.
L’indagato proponeva quindi ricorso al Tribunale del Riesame, lamentando l’inefficacia della misura proprio a causa della mancata rinnovazione dell’interrogatorio, ritenuto necessario a fronte della diversa valutazione sulle esigenze cautelari. Il Tribunale del Riesame rigettava l’impugnazione, portando la questione dinanzi alla Corte di Cassazione.

La questione giuridica e la necessità dell’interrogatorio di garanzia

Il quesito giuridico al centro del ricorso è se la modifica delle esigenze cautelari da parte del secondo giudice (l’aggiunta del pericolo di fuga) costituisca un elemento talmente nuovo da imporre un nuovo interrogatorio di garanzia, pena l’inefficacia della misura. Secondo la difesa, la differente valutazione del secondo giudice avrebbe dovuto necessariamente innescare il meccanismo di garanzia previsto dall’art. 294 c.p.p., per consentire all’indagato di difendersi anche su questo nuovo profilo.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la doglianza infondata e fornendo un’articolata motivazione che coordina diversi principi giurisprudenziali. I giudici di legittimità hanno chiarito che un nuovo interrogatorio è obbligatorio quando il secondo provvedimento si fonda su fatti nuovi o su indizi in tutto o in parte diversi rispetto a quelli posti a fondamento della prima ordinanza.

Nel caso di specie, invece, il secondo giudice non ha introdotto nuovi elementi di prova, ma ha semplicemente operato una diversa valutazione giuridica degli elementi già in atti, aggiungendo l’esigenza cautelare del pericolo di fuga a quella, già esistente e persistente, del pericolo di recidiva.

La Corte ha affermato un principio cruciale: non esiste un principio di unicità e indissolubilità dell’ordinanza cautelare. Quando un vizio, come l’omesso interrogatorio, riguarda solo una parte distinta e autonoma della contestazione (in questo caso, l’aggiunta del pericolo di fuga), l’inefficacia colpisce solo quella parte, lasciando valida la restante. La parte della misura cautelare basata sul pericolo di recidiva, per la quale l’indagato aveva già potuto difendersi nel primo interrogatorio, rimane pienamente efficace e in grado di sopravvivere autonomamente, giustificando il mantenimento della custodia in carcere.

Le Conclusioni

In conclusione, la Suprema Corte stabilisce che l’aggiunta di una nuova esigenza cautelare da parte del giudice competente, senza una modifica del quadro probatorio, non impone la rinnovazione dell’interrogatorio di garanzia per la validità dell’intera misura. La parte del provvedimento cautelare che si fonda sulle esigenze originarie, già coperte dall’interrogatorio, conserva la sua efficacia. Questa decisione ribadisce l’importanza di bilanciare le esigenze di garanzia difensiva con il principio di conservazione degli atti processuali, affermando che un vizio parziale non travolge necessariamente l’intero provvedimento restrittivo, ma solo la parte autonoma a cui si riferisce.

È necessario un nuovo interrogatorio di garanzia se un nuovo giudice competente aggiunge un’esigenza cautelare a quella già esistente?
No, non necessariamente. La Corte di Cassazione ha chiarito che se il nuovo giudice aggiunge un’esigenza cautelare (come il pericolo di fuga) a una preesistente (come il pericolo di recidiva) senza introdurre nuovi elementi di prova, la misura cautelare resta valida nella sua parte originaria anche senza un nuovo interrogatorio.

Cosa succede se un giudice omette l’interrogatorio dopo aver aggiunto un nuovo motivo per la detenzione?
Secondo questa sentenza, l’omissione dell’interrogatorio sul nuovo motivo aggiunto non causa l’inefficacia dell’intera misura cautelare. L’inefficacia colpirebbe solo la parte del provvedimento relativa alla nuova esigenza, mentre la misura resterebbe valida e fondata sui motivi originari per i quali l’indagato era già stato interrogato.

Una diversa valutazione sul pericolo di fuga costituisce un ‘fatto nuovo’ che obbliga a un nuovo interrogatorio?
No. La Corte distingue tra l’introduzione di nuovi fatti o prove, che richiede sempre un nuovo interrogatorio, e una diversa valutazione giuridica di elementi già presenti in atti. L’aggiunta del pericolo di fuga è stata considerata una esigenza cautelare autonoma e aggiuntiva, non una modifica del quadro fattuale, e quindi non ha reso necessario un nuovo interrogatorio per mantenere valida la misura basata sul pericolo di recidiva.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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