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Interrogatorio di garanzia: guida alle nuove regole

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’indagata che contestava la validità dell’interrogatorio di garanzia svolto per rogatoria anziché in videoconferenza. La difesa sosteneva che, dopo la Riforma Cartabia, il giudice dovesse motivare la scelta di non procedere personalmente o da remoto. La Suprema Corte ha invece stabilito che l’interrogatorio di garanzia a distanza richiede una specifica richiesta di parte, in assenza della quale il giudice può legittimamente delegare l’atto senza particolari oneri motivazionali.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Interrogatorio di garanzia: guida alle nuove regole dopo la Riforma Cartabia

L’interrogatorio di garanzia rappresenta il primo momento di contatto tra l’indagato sottoposto a misura cautelare e il giudice. Con l’entrata in vigore del D.lgs. 150/2022, noto come Riforma Cartabia, le modalità di svolgimento di questo atto hanno subito importanti modifiche, specialmente riguardo all’uso delle tecnologie digitali.

L’interrogatorio di garanzia e la Riforma Cartabia

La recente giurisprudenza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prevalenza tra l’interrogatorio svolto per rogatoria (delega a un altro giudice) e quello effettuato mediante collegamento a distanza. Il cuore della questione riguarda la necessità o meno di una richiesta esplicita della difesa per attivare la modalità da remoto. Secondo il nuovo assetto normativo, la partecipazione a distanza non è una scelta automatica del giudice, ma è subordinata a una precisa istanza dell’interessato o del suo difensore.

Il caso: rogatoria contro partecipazione a distanza

Nel caso in esame, un’indagata per furto in abitazione era stata sottoposta a custodia cautelare in carcere. Essendo detenuta in una circoscrizione diversa da quella del giudice che aveva emesso la misura, l’atto era stato delegato al magistrato del luogo di detenzione. La difesa ha eccepito la nullità dell’atto, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto preferire il collegamento a distanza o motivare analiticamente l’impossibilità di procedere in tal senso.

La validità dell’interrogatorio di garanzia delegato

La Suprema Corte ha chiarito che la delega dell’atto istruttorio a un altro giudice rimane una pratica legittima e organizzativa. Non esiste un obbligo per il giudice di preferire la videoconferenza se la parte non ne ha fatto richiesta. L’esercizio del diritto di difesa è garantito dalla presenza fisica dell’indagato davanti al giudice delegato, modalità che il legislatore considera ancora centrale per la tutela dell’autodifesa e della difesa tecnica.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sull’interpretazione letterale dell’art. 294 c.p.p. modificato. Il legislatore ha subordinato il ricorso alla remotizzazione dell’interrogatorio alla espressa richiesta della parte. In assenza di tale istanza, il giudice non ha l’obbligo di motivare perché non proceda personalmente o da remoto. La delega per rogatoria è qualificata come un atto meramente organizzativo e ordinatorio, non soggetto agli obblighi di motivazione tipici dei provvedimenti giurisdizionali decisori. Inoltre, la Corte ha escluso che tale prassi violi il principio del giudice naturale, data la natura provvisoria e strumentale dell’incombenza delegata.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione confermano che la mancata attivazione del collegamento a distanza non determina alcuna nullità se la difesa non ha avanzato tempestiva richiesta. Per i professionisti e gli indagati, ciò implica l’onere di manifestare immediatamente la volontà di procedere via web non appena eseguita la misura cautelare. La decisione ribadisce la legittimità della rogatoria come strumento di efficienza processuale, assicurando al contempo che la scelta tra presenza fisica e virtuale resti, entro certi limiti, nella disponibilità delle parti previa autorizzazione giudiziale.

Quando è possibile svolgere l’interrogatorio di garanzia in videoconferenza?
L’interrogatorio a distanza è possibile solo se l’indagato o il suo difensore ne fanno espressa richiesta e il giudice concede l’autorizzazione.

Il giudice deve motivare perché sceglie la rogatoria invece del collegamento remoto?
No, la delega a un altro giudice è un atto organizzativo che non richiede una motivazione specifica sulle ragioni del mancato svolgimento personale o da remoto.

Cosa succede se la difesa non richiede il collegamento a distanza?
In mancanza di una richiesta esplicita, il giudice può legittimamente delegare l’interrogatorio al magistrato del luogo dove l’indagato è detenuto senza che ciò comporti nullità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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