Ingiusta detenzione: i rischi della tardività nel ricorso
Ottenere la riparazione per ingiusta detenzione è un diritto fondamentale per chi ha subito una privazione della libertà personale non dovuta. Tuttavia, l’efficacia di questo diritto è strettamente legata al rispetto dei termini processuali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione sottolinea come anche un solo giorno di ritardo possa vanificare ogni pretesa risarcitoria.
Il caso della riparazione per ingiusta detenzione
La vicenda trae origine dalla richiesta di un cittadino volta a ottenere l’indennizzo per un periodo di detenzione ritenuto ingiusto. La Corte di Appello territoriale aveva rigettato l’istanza, portando il soggetto a rivolgersi alla Suprema Corte. Tuttavia, l’analisi dei giudici di legittimità non è entrata nel merito della sofferenza patita, ma si è fermata a un aspetto preliminare e insuperabile: il tempo.
La cronologia dei fatti
L’ordinanza della Corte di Appello era stata depositata il 9 novembre 2022, con contestuale notifica al ricorrente e al suo difensore. Secondo le norme del codice di procedura penale, il termine per impugnare tale provvedimento è di 15 giorni. Il ricorso, invece, è stato spedito tramite raccomandata solo il 2 gennaio 2023, accumulando un ritardo di oltre un mese rispetto alla scadenza naturale.
La disciplina dei termini nell’ingiusta detenzione
L’art. 585 del codice di procedura penale stabilisce scadenze precise per l’impugnazione. Nel caso di provvedimenti emessi all’esito di un giudizio camerale, come quelli relativi alla ingiusta detenzione, il termine è fissato in 15 giorni dalla notificazione dell’avviso di deposito della sentenza. Il mancato rispetto di questa finestra temporale determina l’inammissibilità del ricorso, che viene dichiarato senza ulteriori formalità di procedura.
Conseguenze economiche del ricorso tardivo
Oltre alla perdita del diritto a vedere esaminata la propria domanda, la tardività comporta sanzioni pecuniarie. La legge prevede che, in caso di inammissibilità, il ricorrente sia condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende, a meno che non si dimostri l’assenza di colpa nell’errore, circostanza non ravvisata nel caso di specie.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha fondato la propria decisione sulla natura perentoria dei termini di impugnazione. L’art. 585, comma 1, lett. a) c.p.p. non lascia spazio a interpretazioni estensive: la notifica dell’avviso di deposito fa decorrere i 15 giorni entro i quali l’atto deve essere presentato o spedito. La spedizione postale avvenuta a gennaio, a fronte di una notifica di novembre, configura una chiara violazione del principio di tempestività, rendendo l’atto giuridicamente inesistente ai fini del giudizio.
Le conclusioni
In conclusione, la tutela contro l’ingiusta detenzione richiede una vigilanza costante sulle scadenze procedurali. La decisione della Cassazione ribadisce che il rigore formale è garanzia di ordine processuale. Per il ricorrente, l’errore nel calcolo dei tempi ha comportato non solo il rigetto definitivo della domanda di riparazione, ma anche una condanna pecuniaria di quattromila euro, evidenziando l’importanza di una gestione tecnica impeccabile delle fasi di impugnazione.
Qual è il termine per impugnare un’ordinanza sulla riparazione per ingiusta detenzione?
Il termine è di 15 giorni dalla notificazione dell’avviso di deposito della sentenza, trattandosi di un provvedimento reso in sede camerale.
Cosa succede se il ricorso viene presentato in ritardo?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per tardività e il ricorrente viene solitamente condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Come deve essere calcolato il termine di 15 giorni?
Il termine decorre dal momento in cui l’avviso di deposito della sentenza viene notificato alle parti o ai loro difensori.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39975 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 39975 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 20/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a CATANIA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 08/11/2022 della CORTE APPELLO di CATANIA
avviso alle parti;
udita la relazione svolta cél Consigliere NOME COGNOME;
N.2.,2: (. /2-.)2… 2 ..” R. G.
RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza indicata in epigrafe, con la quale la Corte di Appello di Catania ha rigettato la domanda di riparazione dalla ingiusta detenzione da questi proposta.
Il ricorso si presenta inammissibile in quanto tardivo laddove la impugnazione avverso le sentenze rese all’esito di giudizio camerale deve essere proposta nel termine di 15 giorni dalla notificazione dell’avviso di deposito della sentenza, ai sensi dell’art.585 comma 1 lett.a) cod.proc.pen.
Nel caso in specie la ordinanza della Corte di Appello di Torino risulta depositata il giorno 9 Novembre 2022 e l’avviso di deposito risulta notificato al ricorrente e al difensore in pari data.
La impugnazione risulta spedita a mezzo posta con raccomandata in data 2 Gennaio 2023 e pertanto oltre il termine di 15 giorni dalla notifica suddetta e quindi tardivamente, di talchè deve essere dichiarata la inammissibilità della stessa ai sensi dell’art.591 lett.c) e 610 co.5 bis cod.proc.pen., senza formalità di procedura.
Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen, non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di quattromila euro in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 20 Settembre 2023
Il Consigliere estensore