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Incompatibilità GIP GUP: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25779/2024, ha annullato un’ordinanza della Corte d’Appello, riaffermando il principio di incompatibilità GIP GUP. Un giudice che ha emesso una misura cautelare come GIP non può presiedere l’udienza preliminare come GUP nello stesso procedimento. La Suprema Corte ha chiarito che tale divieto, sancito dall’art. 34, comma 2 bis, c.p.p., è inderogabile e mira a garantire l’imparzialità del giudizio, a prescindere dalla distinzione formale tra le fasi processuali.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Incompatibilità GIP GUP: la Cassazione ribadisce un principio fondamentale del giusto processo

L’imparzialità e la terzietà del giudice sono pilastri fondamentali di un processo equo. La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 25779 del 2024, riafferma con forza un principio cardine della procedura penale: la netta incompatibilità GIP GUP. La Suprema Corte ha stabilito che un magistrato che ha già valutato la posizione di un imputato in qualità di Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), non può successivamente giudicarlo nell’udienza preliminare (GUP). Analizziamo la decisione per comprenderne la portata.

I Fatti del Caso: una Ricusazione Respinta

Il caso trae origine da un’istanza di ricusazione presentata da un imputato nei confronti del Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP) designato per il suo processo con rito abbreviato. La ragione della richiesta era chiara: lo stesso magistrato, in una fase precedente del medesimo procedimento, aveva agito come Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), emettendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti.

Nonostante l’evidenza, la Corte d’Appello aveva respinto l’istanza, ritenendola inammissibile. L’imputato, tramite il suo difensore, ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando una palese violazione di legge, in particolare dell’articolo 34, comma 2 bis, del codice di procedura penale.

Il Ricorso e la Regola sulla Incompatibilità GIP GUP

Il ricorrente ha sostenuto che la decisione della Corte d’Appello violasse apertamente la norma che sancisce l’incompatibilità tra le funzioni di GIP e GUP nello stesso procedimento. Questo principio non è una mera formalità, ma una garanzia sostanziale, rafforzata da storiche sentenze della Corte Costituzionale (nn. 131 e 155 del 1996). L’idea di fondo è che il giudice, avendo già espresso una valutazione sulla colpevolezza dell’indagato per applicare una misura così afflittiva come la custodia cautelare, non possa più offrire una garanzia di piena imparzialità nella successiva fase dell’udienza preliminare, dove è chiamato a decidere sul rinvio a giudizio.

La Violazione dell’Art. 34, comma 2 bis, c.p.p.

La difesa ha evidenziato come la norma non lasci spazio a interpretazioni: prevede espressamente che non possa partecipare al giudizio il giudice che abbia svolto la funzione di GIP. La Corte d’Appello aveva erroneamente considerato le due funzioni come esercitate in fasi distinte e non comunicanti, un’argomentazione che la Cassazione ha ritenuto infondata.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente il ricorso, ritenendolo fondato. I giudici di legittimità hanno smontato la tesi della Corte d’Appello, chiarendo che il punto centrale non è la distinzione tra “fasi” processuali, ma il fatto che entrambe le funzioni siano state esercitate all’interno del “medesimo procedimento”.

La Suprema Corte ha evidenziato che:
1. Funzioni Diverse: Il magistrato ha prima operato come GIP, emettendo l’ordinanza cautelare a seguito della trasmissione degli atti per incompetenza territoriale. Successivamente, ha operato come GUP per la celebrazione del giudizio abbreviato.
2. Violazione Esplicita: Questa successione di ruoli configura una “palese violazione dell’art. 34, comma 2 bis cod.proc.pen.”, che prevede espressamente l’incompatibilità tra GIP e GUP nello stesso procedimento.
3. Irrilevanza della Distinzione tra Fasi: La Cassazione ha specificato che il principio elaborato dalla Corte Costituzionale sull’assenza di incompatibilità quando il giudice opera all’interno della medesima fase non è applicabile al caso di specie. Qui, infatti, il magistrato ha operato in fasi funzionalmente distinte (indagini e udienza preliminare), attivando proprio la causa di incompatibilità prevista dalla legge per tutelare l’imputato da un potenziale pregiudizio.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata e ha rinviato il caso alla Corte d’Appello per un nuovo giudizio, che dovrà attenersi al principio di diritto affermato. La sentenza ribadisce che la regola sull’incompatibilità GIP GUP è assoluta e non ammette deroghe basate su sottili distinzioni tra le fasi del procedimento. Questa decisione rafforza le garanzie difensive e il principio del giusto processo, assicurando che la valutazione preliminare sulla fondatezza dell’accusa sia compiuta da un giudice “nuovo”, non contaminato da precedenti valutazioni sulla stessa materia.

Un giudice che ha agito come GIP può successivamente essere GUP nello stesso caso?
No. La Corte di Cassazione ha confermato che, ai sensi dell’art. 34, comma 2 bis, del codice di procedura penale, esiste una chiara incompatibilità che impedisce a un magistrato di ricoprire entrambi i ruoli nel medesimo procedimento penale.

Perché esiste questa regola di incompatibilità?
La regola ha lo scopo di garantire la terzietà e l’imparzialità del giudice. Un magistrato che, come GIP, ha già effettuato una valutazione di merito per emettere una misura cautelare, potrebbe avere un pre-giudizio che ne comprometterebbe la neutralità nella successiva fase di udienza preliminare, dove deve decidere sul rinvio a giudizio.

Questa incompatibilità vale anche se il giudice svolge le due funzioni in momenti diversi del processo?
Sì. La sentenza chiarisce che la distinzione formale tra la fase delle indagini preliminari (dove opera il GIP) e quella dell’udienza preliminare (dove opera il GUP) non supera il divieto. Ciò che conta è che le funzioni siano state esercitate all’interno del medesimo procedimento, attivando così la causa di incompatibilità prevista dalla legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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