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Incompatibilità del giudice: quando si applica?

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la ricusazione del giudice per incompatibilità. L’imputato sosteneva che il giudice, avendo emesso una misura cautelare per un coimputato per gli stessi fatti, fosse prevenuto. La Corte ha chiarito che l’incompatibilità del giudice non sussiste se le condotte dei coimputati sono scindibili e valutabili autonomamente, come nel caso di specie.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Incompatibilità del giudice tra coimputati: la Cassazione fa chiarezza

L’incompatibilità del giudice è un principio cardine del giusto processo, posto a garanzia della sua terzietà e imparzialità. Ma cosa accade quando un giudice si è già pronunciato su un coimputato per lo stesso reato? Si crea automaticamente una situazione di incompatibilità? Con la sentenza n. 25776/2024, la Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti, ribadendo la necessità di una valutazione caso per caso basata sulla scindibilità delle condotte.

I fatti del caso

Un imputato, sotto processo con rito abbreviato, presentava un’istanza di ricusazione nei confronti del Giudice dell’udienza preliminare. Il motivo? Lo stesso magistrato, in veste di Giudice per le indagini preliminari (GIP), aveva precedentemente emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un coimputato per i medesimi fatti contestati. Secondo la difesa, questa precedente valutazione sulla gravità indiziaria a carico del coimputato costituiva un pregiudizio, una sorta di anticipazione di giudizio che minava l’imparzialità del giudice chiamato a decidere sulla sua posizione.

La Corte d’Appello rigettava l’istanza e la questione giungeva così all’attenzione della Suprema Corte.

L’incompatibilità del giudice nel processo con più imputati

Il ricorrente basava le sue argomentazioni sull’articolo 34 del codice di procedura penale, che disciplina i casi di incompatibilità del giudice. La tesi difensiva sosteneva che, avendo il giudice già valutato il quadro probatorio per decidere sulla misura cautelare del coimputato, non avrebbe più potuto affrontare il giudizio nei confronti dell’altro imputato con la necessaria serenità e imparzialità. Si configurerebbe, in sostanza, una violazione del principio secondo cui nessuno può essere giudicato da un magistrato che abbia già espresso un convincimento sui fatti di causa.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato, seguendo un consolidato orientamento giurisprudenziale. I giudici hanno innanzitutto ricordato che le norme sull’incompatibilità e sulla ricusazione sono di stretta interpretazione, poiché rappresentano un’eccezione al principio del giudice naturale precostituito per legge. Non possono, quindi, essere applicate per analogia oltre i casi espressamente previsti.

Il fulcro della decisione risiede nella distinzione tra la “comunanza dell’imputazione” e la “pluralità delle condotte”. Anche se più persone sono accusate dello stesso reato in concorso, a ciascuna di esse è attribuibile una condotta specifica, che deve essere oggetto di una valutazione autonoma e distinta. L’incompatibilità si verifica solo quando il giudice ha già espresso una valutazione di merito contenutistica sulla medesima “regiudicanda”, ovvero sullo stesso identico fatto storico e sulla stessa condotta che è chiamato a giudicare nuovamente.

Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che la posizione dell’imputato ricorrente fosse scindibile da quella del coimputato già destinatario della misura cautelare. La valutazione compiuta dal GIP sulla posizione di quest’ultimo non implicava un’automatica e inevitabile valutazione della responsabilità del ricorrente. Di conseguenza, non sussisteva alcun pregiudizio che potesse fondare una valida causa di incompatibilità. Il giudice è chiamato a procedere caso per caso, verificando se l’attività compiuta nel procedimento separato a carico di un concorrente possa effettivamente determinare un pregiudizio.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma un principio fondamentale: la pronuncia su un coimputato non genera automaticamente l’incompatibilità del giudice a giudicare gli altri. È necessario che vi sia una sostanziale identità dell’oggetto della valutazione, tale per cui la decisione sulla posizione di un imputato comporti inevitabilmente un giudizio anche sulla posizione dell’altro. Laddove le condotte, pur legate dal vincolo del concorso nel reato, siano materialmente e psicologicamente scindibili, il giudice conserva la piena capacità di valutare ciascun imputato in modo autonomo e imparziale.

Un giudice che ha emesso una misura cautelare per un coimputato è automaticamente incompatibile a giudicare gli altri imputati per lo stesso reato?
No. Secondo la Corte di Cassazione, non c’è automatismo. L’incompatibilità sorge solo se la valutazione della posizione del primo imputato ha comportato un inevitabile pregiudizio su quella degli altri, cosa che non accade se le rispettive condotte sono “scindibili” e valutabili autonomamente.

Cosa si intende per “medesima regiudicanda” ai fini dell’incompatibilità del giudice?
Si intende l’identico fatto storico. Tuttavia, nel caso di concorso di persone nel reato, la comunanza dell’imputazione non esclude una pluralità di condotte distinte. L’incompatibilità si verifica quando il giudice ha già espresso una valutazione di merito non formale sulla stessa identica condotta che è chiamato a giudicare di nuovo.

Le norme sull’incompatibilità e la ricusazione possono essere interpretate in modo estensivo?
No. La sentenza ribadisce che le disposizioni in materia di incompatibilità e ricusazione hanno carattere eccezionale e sono di stretta interpretazione, in quanto limitano l’esercizio del potere giurisdizionale e non possono essere applicate per analogia al di fuori dei casi espressamente previsti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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