Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 8783 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 1 Num. 8783 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 13/10/2023
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a SAN LUCA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 29/11/2022 del TRIB. SORVEGLIANZA di BOLOGNA
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
lette le conclusioni del PG, NOME COGNOME, GLYPH che GLYPH ha chiesto declaratoria di inammissibilità del ricorso
RITENUTO IN FATTO
Con l’ordinanza in epigrafe, il Tribunale di sorveglianza di Bologna rigettava il reclamo, proposto da NOME COGNOME, avverso l’ordinanza del locale magistrato di sorveglianza del 23 giugno 2021, che aveva respinto la sua istanza ex art. 35 -ter, comma 1, legge 26 luglio 1975, n. 354, finalizzata ad ottenere una riduzione di pena relativamente al periodo dal gennaio 2003 al dicembre 2008.
Il provvedimento reiettivo si fondava sulla considerazione che il periodo in questione fosse già stato oggetto di valutazione, sia con ordinanza del Magistrato di sorveglianza di Bologna del 20/02/2019, che, in sede di reclamo, dal Collegio; in particolare il Tribunale, nell’impugnata ordinanza, osservava come nel citato provvedimento del 20/02/2019 fosse stata rigettata l’istanza del condannato in riferimento alla detenzione patita presso l’Istituto penitenziario di Roma Rebibbia, e come, per mero errore materiale, di cui si faceva contestuale emenda, il periodo oggetto del presente ricorso non fosse stato espressamente indicato pur essendo stato valutato (con esito negativo).
Avverso detta ordinanza propone ricorso per cassazione NOME COGNOME, per mezzo del suo difensore AVV_NOTAIO, che denuncia vizio di motivazione: osserva la Difesa che l’ordinanza del magistrato di Sorveglianza di Bologna del 20/02/2019 avesse esclusivamente valutato il periodo trascorso dal COGNOME presso il penitenziario di Roma Rebibbia- Casa di reclusione, e non anche il periodo trascorso dal condannato presso il nuovo complesso di INDIRIZZO in Roma: l’ordinanza è quindi lacunosa laddove, nel richiamare solo il penitenziario di Rebibbia, non specifica se si tratta della Casa RAGIONE_SOCIALE dove COGNOME è stato ristretto da 11/01/2008 al 28/04/2008, ovvero il ove il condannato è stato recluso dal gennaio 2003 al gennaio 2008.
Il Sostituto Procuratore generale, NOME COGNOME, intervenuto con requisitoria scritta ha chiesto declaratoria di inammissibilità del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile in quanto manifestamente infondato.
Il Tribunale di sorveglianza, nel provvedimento impugnato, ha motivatamente spiegato che il periodo di detenzione del COGNOME, dal gennaio 2003 al dicembre 2008, fosse già stato valutato sia dal Magistrato di sorveglianza di Bologna con ordinanza del 20/02/2019 che in sede di reclamo al Collegio.
I citati provvedimenti fanno infatti espresso riferimento al periodo di detenzione patito dal COGNOME presso il penitenziario di Roma Rebibbia, di cui fa parte il ‘Nuovo Complesso’, dal gennaio 2003 al dicembre 2008: è quindi del tutto evidente che l’analisi condotta dai Giudici di merito ha riguardato l’intero arco temporale in cui COGNOME è stato recluso nel citato istituto penitenziario.
Il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, e il ricorrente deve essere condannato, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., al pagamento delle spese processuali e della somma, ritenuta congrua, di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, non esulando profili di colpa nel ricorso (Corte Cost. n. 186 del 2000).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così deciso, il 13 ottobre 2023.