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Inammissibilità ricorso prescrizione: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata, confermando la sua condanna. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi e sull’infondatezza della questione di prescrizione. La Corte ha stabilito che l’inammissibilità del ricorso impedisce la declaratoria della prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza di appello, ribadendo un importante principio processuale. L’inammissibilità del ricorso per prescrizione ha portato alla condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso e Prescrizione: Quando l’Appello Non Vale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia processuale: la cosiddetta inammissibilità ricorso prescrizione. Quando un ricorso è geneticamente viziato, non può essere esaminato nel merito e, di conseguenza, non può portare a una declaratoria di prescrizione del reato maturata dopo la sentenza impugnata. Analizziamo questa importante decisione per comprenderne la portata pratica.

I Fatti del Caso: Un Appello Sotto la Lente della Cassazione

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un’imputata contro una sentenza della Corte d’Appello di Bologna. La ricorrente sollevava due principali motivi di doglianza:
1. Una critica generica e ripetitiva rispetto ai motivi già presentati e respinti nel precedente grado di giudizio.
2. La presunta estinzione del reato contravvenzionale per intervenuta prescrizione.

L’imputata sosteneva che il termine massimo di prescrizione, pari a cinque anni, fosse scaduto il 15 luglio 2023, data successiva alla pronuncia della sentenza d’appello (8 giugno 2023), chiedendo quindi alla Suprema Corte di dichiarare l’estinzione del reato.

La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Di conseguenza, non solo ha confermato la decisione della Corte d’Appello, ma ha anche condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende, come previsto dall’articolo 616 del codice di procedura penale in caso di inammissibilità dell’impugnazione.

Le Motivazioni: L’impatto dell’Inammissibilità Ricorso sulla Prescrizione

La Corte ha basato la sua decisione su due pilastri argomentativi solidi.

In primo luogo, il primo motivo di ricorso è stato liquidato come del tutto generico. La ricorrente si era limitata a riproporre le stesse argomentazioni già vagliate e motivatamente respinte dalla Corte d’Appello, senza introdurre elementi di critica specifici contro la logicità e la correttezza giuridica della sentenza impugnata. Questo vizio, da solo, è sufficiente a rendere un ricorso inammissibile.

In secondo luogo, e qui risiede il cuore della decisione, il motivo relativo alla prescrizione è stato giudicato ‘manifestamente infondato’. La Corte ha evidenziato un duplice errore nell’argomentazione della ricorrente:
1. Errore di Calcolo: Il calcolo del termine di prescrizione non teneva conto di un periodo di sospensione di 97 giorni, dovuto a un rinvio d’udienza per astensione del difensore. Questo periodo avrebbe spostato in avanti la data di estinzione del reato.
2. Principio Giuridico: Anche ammettendo il calcolo errato, la prescrizione sarebbe comunque maturata dopo la pronuncia della sentenza di appello. La Corte ha ribadito un principio consolidato: l’inammissibilità ‘genetica’ del ricorso impedisce l’instaurazione di un valido rapporto processuale di impugnazione. Pertanto, la Corte di Cassazione non ha il potere di rilevare e dichiarare cause di estinzione del reato, come la prescrizione, che si siano verificate in un momento successivo alla decisione che si sta impugnando. In altre parole, un ricorso inammissibile ‘cristallizza’ la situazione giuridica al momento della sentenza di secondo grado.

Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche della Decisione

Questa ordinanza offre spunti di riflessione cruciali per la pratica legale. Sottolinea l’importanza di redigere ricorsi specifici, pertinenti e tecnicamente fondati. Un ricorso generico o manifestamente infondato non solo non ha alcuna possibilità di successo, ma espone il ricorrente a sanzioni economiche significative, come il pagamento delle spese processuali e della somma alla cassa delle ammende. Inoltre, la decisione rafforza il principio secondo cui l’inammissibilità del ricorso prescrizione è una barriera invalicabile: un’impugnazione viziata non può ‘resuscitare’ per beneficiare di una causa di estinzione del reato maturata successivamente. La sentenza di condanna diventa, a tutti gli effetti, definitiva.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile?
Se un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. La sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della cassa delle ammende, come stabilito dall’art. 616 c.p.p.

La prescrizione del reato può essere dichiarata se matura dopo la sentenza di appello?
No. Secondo la decisione, se il ricorso per Cassazione è inammissibile, la Corte non può dichiarare l’estinzione del reato per prescrizione maturata dopo la pronuncia della sentenza di appello. L’inammissibilità impedisce la formazione di un valido rapporto processuale e ‘congela’ la situazione giuridica a quel momento.

Perché il calcolo della prescrizione presentato dalla ricorrente era sbagliato?
Il calcolo era errato perché non teneva conto di un periodo di sospensione della prescrizione di 97 giorni, concesso a seguito di un rinvio di udienza per legittima astensione del difensore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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