Inammissibilità appello: le conseguenze del deposito tardivo
L’inammissibilità appello rappresenta uno dei rischi più gravi per chi intende contestare una sentenza penale. Il rispetto dei termini processuali non è una mera formalità, ma un pilastro dell’ordinamento che garantisce la certezza del diritto. Quando un ricorso viene presentato oltre la scadenza prevista, il sistema giudiziario impedisce qualsiasi valutazione nel merito, rendendo la condanna definitiva.
L’analisi dei fatti e il mancato rispetto dei termini
Un cittadino ha proposto ricorso avverso una sentenza emessa dalla Corte d’Appello. La cronologia degli eventi è stata determinante per la decisione della Suprema Corte. La sentenza impugnata era stata pronunciata e contestualmente depositata in cancelleria. In assenza di una specifica riserva di termini più lunghi da parte dei giudici per la stesura delle motivazioni, la legge prevede un termine fisso di 30 giorni per presentare l’impugnazione.
Nel caso di specie, il termine ultimo per il deposito dell’atto scadeva nel mese di marzo. Tuttavia, il ricorrente ha provveduto alla presentazione dell’appello solo nel mese di maggio, accumulando un ritardo di oltre due mesi. Tale discrepanza temporale ha reso il ricorso insanabile sotto il profilo procedurale.
La decisione della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato la documentazione rilevando immediatamente la tardività dell’azione. Quando un vizio di questo tipo è manifesto, la legge consente una decisione rapida, definita tecnicamente de plano. Questo significa che i giudici non hanno dovuto convocare le parti in udienza, potendo dichiarare l’inammissibilità sulla base della semplice verifica delle date di deposito.
Oltre al rigetto del ricorso, la Corte ha applicato le sanzioni accessorie previste dal codice di procedura penale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma consistente in favore della Cassa delle Ammende, sanzione tipica per chi promuove ricorsi manifestamente infondati o inammissibili.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sulla stretta applicazione dell’art. 585 del codice di procedura penale. I giudici hanno osservato che, non essendovi stata una riserva di termini per il deposito delle motivazioni della sentenza di appello, il termine per l’impugnazione decorreva dal trentesimo giorno successivo al deposito della sentenza stessa. La verifica del registro di cancelleria ha confermato che l’atto di appello è stato depositato ben oltre tale limite legislativo. La natura perentoria dei termini per l’impugnazione non ammette deroghe, salvo casi eccezionali di forza maggiore o caso fortuito, che nel caso in esame non sono stati né allegati né provati.
Le conclusioni
Le conclusioni della Suprema Corte ribadiscono la centralità della tempestività nell’esercizio del diritto di difesa. L’inammissibilità appello per tardività preclude definitivamente la possibilità di far valere le proprie ragioni davanti a un giudice superiore. Questo provvedimento sottolinea l’importanza di un monitoraggio costante delle scadenze processuali e della corretta interpretazione delle norme sul deposito dei provvedimenti. La condanna pecuniaria aggiuntiva funge da deterrente contro l’uso improprio dello strumento giudiziario quando i requisiti minimi di ammissibilità non sono rispettati.
Cosa succede se l’appello viene presentato dopo la scadenza dei termini?
L’appello viene dichiarato inammissibile. Il giudice non esamina i motivi del ricorso e la sentenza impugnata diventa definitiva, con l’aggiunta di sanzioni pecuniarie per il ricorrente.
Qual è il termine standard per impugnare una sentenza se non c’è riserva di termini?
Il termine ordinario è di 30 giorni decorrenti dal deposito della sentenza in cancelleria, come previsto dall’articolo 585 del codice di procedura penale.
Perché si viene condannati a pagare la Cassa delle Ammende?
La condanna al pagamento verso la Cassa delle Ammende è una sanzione prevista per chi presenta ricorsi inammissibili, volta a scoraggiare l’abuso del sistema giudiziario.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 43554 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 6 Num. 43554 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 04/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da COGNOME NOME, nato in Brasile il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 06/02/2023 emessa dalla Corte d’appello di Bologna;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi del ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME
OSSERVA
Rilevato che la sentenza impugnata è stata pronunciata in data 06/02/2022 e depositata il successivo 20/02/2022.
Rilevato che, non essendosi riservati i giudici un termine diverso per il deposito delle motivazioni, ai sensi dell’art. 585, comma 1, lett. b) cod. proc. pen., l’appello avrebbe dovuto essere proposto entro 30 giorni dal deposito, e cioè entro il giorno 21/03/2023, cadendo il giorno 20/03/2023 di domenica.
Rilevato che l’appello è stato presentato in data 26/05/2023, e cioè ben oltre l’indicato termine legislativamente previsto per l’impugnazione.
Ritenuto, dunque, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con procedura de plano e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 04/10/2023