Impugnazione Tempestiva: La Data di Spedizione Vince su Quella di Ricezione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sent. N. 43102/2023) ha riaffermato un principio cruciale in materia di procedura penale: per considerare un’impugnazione tempestiva presentata a mezzo posta, conta la data in cui l’atto viene spedito, non quella in cui viene ricevuto dall’ufficio giudiziario. Questa decisione ha portato all’annullamento di un’ordinanza che aveva erroneamente dichiarato inammissibile un appello della Procura Generale, facendo chiarezza sulle scadenze processuali.
I Fatti del Caso
La vicenda ha origine da una sentenza del Giudice di Pace di Termoli, che aveva assolto un imputato da alcune violazioni della normativa sull’immigrazione. Il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Campobasso decideva di impugnare tale decisione, presentando appello.
Tuttavia, il Tribunale di Larino, in funzione di giudice dell’esecuzione, dichiarava l’appello inammissibile perché tardivo. Secondo il Tribunale, l’atto era pervenuto oltre il termine di 30 giorni previsto dalla legge.
Il Procuratore Generale non si è arreso e ha proposto ricorso per cassazione contro questa ordinanza, sostenendo di aver rispettato i termini, avendo spedito l’atto di appello a mezzo raccomandata proprio l’ultimo giorno utile.
L’Importanza della Spedizione per l’Impugnazione Tempestiva
Il cuore della questione ruota attorno all’interpretazione delle norme che regolano i termini per impugnare. La Procura Generale ha basato il suo ricorso su una precisa combinazione di articoli del codice di procedura penale, in particolare l’art. 583, comma 2.
Questa norma stabilisce che, quando l’impugnazione viene presentata tramite servizio postale, essa “si considera proposta nella data di spedizione della raccomandata”. Si tratta di un principio fondamentale che scinde il momento in cui l’atto viene compiuto dalla parte (la spedizione) dal momento in cui l’atto giunge a conoscenza del destinatario (la ricezione).
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto pienamente le ragioni del Procuratore Generale, definendo il ricorso “fondato”. I giudici hanno verificato la documentazione prodotta, dalla quale emergeva chiaramente che:
- La notifica della sentenza da impugnare era avvenuta il 14 gennaio 2022.
- Il termine per l’impugnazione scadeva il 14 febbraio 2022 (un lunedì).
- L’atto di appello era stato spedito tramite raccomandata proprio il 14 febbraio 2022.
Sebbene l’ufficio del Giudice di Pace avesse ricevuto il plico il giorno successivo, il 15 febbraio, questo ritardo nella ricezione è stato ritenuto irrilevante. La Corte ha applicato alla lettera il disposto dell’art. 583 c.p.p., stabilendo che la data di spedizione certificata dal servizio postale era sufficiente a provare la tempestività dell’atto.
Le Conclusioni
La decisione della Cassazione è chiara: l’ordinanza del Tribunale di Larino era errata e doveva essere annullata. La Corte ha quindi rinviato il caso allo stesso Tribunale per un nuovo giudizio, che dovrà ora esaminare nel merito l’appello del Procuratore Generale. Questa sentenza ribadisce la certezza del diritto e tutela chi si affida al servizio postale per il compimento di atti processuali, a condizione che la spedizione avvenga entro i termini di legge. Per le parti processuali, ciò significa che l’importante è consegnare l’atto all’ufficio postale entro la scadenza, senza doversi preoccupare dei tempi di consegna.
Quando si considera presentata un’impugnazione spedita per posta?
L’impugnazione si considera proposta nella data di spedizione della raccomandata, come risulta dal timbro postale, e non nella data in cui viene ricevuta dall’ufficio giudiziario destinatario.
Cosa succede se l’ultimo giorno per impugnare è un giorno festivo?
Come previsto dall’art. 172, comma 3, cod. proc. pen., se il giorno di scadenza è festivo, il termine è prorogato di diritto al giorno successivo non festivo. Nel caso di specie, la scadenza cadeva di lunedì, quindi un giorno lavorativo.
Qual è stata la conseguenza della decisione della Corte di Cassazione?
La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza che dichiarava l’appello inammissibile e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Larino per un nuovo giudizio, che dovrà considerare l’appello come tempestivamente proposto.