Impugnazione tardiva Daspo: le conseguenze del mancato rispetto dei termini
Il rispetto dei termini processuali è un pilastro fondamentale del nostro ordinamento giuridico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con forza questo principio, dichiarando inammissibile il ricorso di un cittadino contro un provvedimento di Daspo. La decisione evidenzia come una impugnazione tardiva del Daspo precluda qualsiasi esame nel merito delle questioni sollevate, portando a conseguenze economiche significative per il ricorrente.
I fatti del caso
Un cittadino, destinatario di un provvedimento di Daspo emesso dal Questore di Macerata, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione avverso l’ordinanza del GIP del Tribunale che ne aveva convalidato l’efficacia. Il ricorrente basava la sua impugnazione su due motivi principali:
1. La violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, a suo dire compromesso dal mancato rispetto dei termini per il deposito di memorie e documenti nella fase di convalida.
2. La genericità del provvedimento stesso, che non avrebbe specificato in modo adeguato le ragioni della sua adozione.
La decisione della Cassazione sulla impugnazione tardiva Daspo
Nonostante le argomentazioni presentate, la Corte di Cassazione non è entrata nel merito della questione. L’analisi dei giudici si è fermata a un controllo preliminare di ammissibilità, dal quale è emersa una criticità insuperabile: il ricorso era stato depositato fuori tempo massimo.
L’ordinanza di convalida del GIP era stata notificata all’interessato in data 12 ottobre 2022. L’atto di impugnazione, tuttavia, era stato depositato solamente il 15 novembre 2022, ben oltre il termine perentorio stabilito dalla legge. Questo ritardo ha reso l’impugnazione tardiva del Daspo e, di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Le motivazioni
La motivazione della Corte è netta e si fonda su un principio cardine della procedura penale: i termini per impugnare sono perentori e il loro mancato rispetto determina l’inammissibilità del gravame. Questo significa che il giudice non ha neppure la facoltà di esaminare le ragioni, anche se potenzialmente fondate, addotte dal ricorrente. La tardività dell’azione legale ha chiuso ogni porta a una discussione sul contenuto del provvedimento. Inoltre, la Corte ha ravvisato nel ritardo profili di colpa da parte del ricorrente, elemento che ha giustificato non solo la condanna al pagamento delle spese processuali, ma anche l’irrogazione di una sanzione pecuniaria di 3.000,00 euro da versare alla Cassa delle ammende.
Le conclusioni
Questa ordinanza offre un importante monito: nel contesto giudiziario, la forma e la tempistica sono tanto cruciali quanto la sostanza. Chiunque intenda contestare un provvedimento giudiziario, come un Daspo, deve prestare la massima attenzione ai termini stabiliti dalla legge per l’impugnazione. Agire in ritardo non solo vanifica le proprie ragioni, ma può comportare anche significative sanzioni economiche. La decisione sottolinea l’importanza di affidarsi a una difesa tecnica competente e tempestiva per non vedere preclusa la possibilità di far valere i propri diritti.
Perché il ricorso contro il Daspo è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché è stato presentato oltre il termine stabilito dalla legge. L’ordinanza di convalida era stata notificata il 12 ottobre 2022, mentre l’impugnazione è stata depositata il 15 novembre 2022, quindi fuori tempo massimo.
Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende.
La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi del ricorso, come la violazione del diritto di difesa?
No, la Corte non ha esaminato nel merito i motivi del ricorso. La presentazione tardiva dell’impugnazione è un vizio procedurale che impedisce ai giudici di valutare le questioni sostanziali sollevate, come la presunta violazione del contraddittorio o la genericità del provvedimento.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47208 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 47208 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 12/05/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a CHIETI il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 30/09/2022 del GIP TRIBUNALE di MACERATA
dato av COGNOME
o alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Ritenuto cne NOME COGNOME, aestinatano dei provvedimento di cui airart. 6 cietia legge n. 401 del 1989, ha proposto ricorso avverso l’ordinanza del Gip del Tribunale di AVV_NOTAIO di convalida del Daspo emesso dal AVV_NOTAIO, notificato all’interessato in data 27 settembre 2022, deducendo la violazione di legge rispettivamente con il primo motivo in relazione ai mancato rispetto dei termine per il deposito di memorie e documenti con conseguente violazione del contradditorio nella fase di convalida del provvedimento del AVV_NOTAIO e con il secondo motivo in ordine alla genericità dello stesso.
Considerato che il ricorso e stato proposto senza l’osservanza del termine per impugnare stabilito dalla legge, essendo stata la convalida notificata il 12 ottobre 2022 e l’impugnazione depositata in data 15 novembre 2022;
che. COGNOME il ricorsa deve essere dichiarato inammissihile, con condanna dei ricorrente al pagamento delle spese processua li e della somma di euri 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende, non potendosi escludere profili di colpa nella proposizione del ricorso.
PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Cosi deciso il 12 maggio 2023