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Impugnazione provvedimento non decisorio: il caso

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42281/2024, ha dichiarato inammissibile l’impugnazione di un provvedimento non decisorio. Un giudice si era limitato a chiedere informazioni alla cancelleria durante un interrogatorio, senza pronunciarsi su un’eccezione della difesa. La Corte ha stabilito che tali atti, privi di contenuto decisorio, non sono autonomamente impugnabili.

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Pubblicato il 11 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Impugnazione Provvedimento Non Decisorio: La Cassazione Fa Chiarezza

L’impugnazione di un provvedimento non decisorio rappresenta una delle questioni procedurali più delicate nel nostro ordinamento. Sapere quali atti del giudice possono essere contestati e quali no è fondamentale per una difesa efficace. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 42281 del 2024, offre un importante chiarimento su questo tema, stabilendo che i provvedimenti meramente interlocutori e privi di un reale contenuto decisorio non sono autonomamente impugnabili.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un ricorso presentato da un indagato avverso un’ordinanza del Tribunale del Riesame. Quest’ultimo aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto contro un atto del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP).

Durante l’interrogatorio di garanzia, la difesa aveva eccepito la nullità dell’atto, lamentando l’impossibilità di visionare i documenti posti a fondamento della misura cautelare. Il GIP, anziché decidere sull’eccezione, si era limitato a disporre l’acquisizione di informazioni dalla cancelleria, riservandosi di rinviare l’interrogatorio. Era proprio questo provvedimento, meramente istruttorio, che la difesa aveva deciso di impugnare.

La Questione dell’Impugnazione di un Provvedimento Non Decisorio

Il Tribunale del Riesame, prima, e la Corte di Cassazione, poi, hanno concordato sulla stessa conclusione: l’appello era inammissibile. Il punto centrale della questione è la natura dell’atto impugnato. Il provvedimento del GIP non conteneva alcuna decisione sull’eccezione di nullità sollevata dalla difesa. Si trattava, infatti, di un atto puramente interno al procedimento, finalizzato unicamente ad acquisire informazioni necessarie al giudice per poter, in un secondo momento, prendere una decisione.

La Corte Suprema sottolinea che un atto, per essere impugnabile, deve possedere un “contenuto decisorio”, ovvero deve statuire su una richiesta di parte, incidendo sui suoi diritti. Un ordine che si limita a chiedere informazioni alla cancelleria è palesemente privo di tale contenuto.

Le Motivazioni della Cassazione

Nelle sue motivazioni, la Corte di Cassazione ha spiegato in modo cristallino il principio giuridico applicabile. L’atto del GIP era un provvedimento meramente ordinatorio e preparatorio, non una decisione sulla richiesta della difesa. La Corte ha chiarito che l’impugnazione era stata proposta contro un atto che non poteva essere autonomamente contestato.

Il Tribunale del Riesame aveva correttamente indicato quale sarebbe stata la via da seguire: la difesa avrebbe dovuto insistere con il GIP per ottenere una decisione sulla perdita di efficacia della misura cautelare a seguito dell’omesso interrogatorio. Solo in caso di un provvedimento di diniego da parte del GIP, allora quel provvedimento, avendo un chiaro contenuto decisorio, sarebbe stato appellabile ai sensi dell’art. 310 del codice di procedura penale. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato e dichiarato inammissibile.

Conclusioni

La sentenza in esame ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: non tutti gli atti del giudice sono impugnabili. L’impugnazione di un provvedimento non decisorio è destinata all’inammissibilità. Per poter contestare un atto giudiziario, è necessario che questo contenga una decisione che incida sulla posizione giuridica delle parti. Gli atti meramente interlocutori, preparatori o istruttori, come quello di richiedere informazioni alla cancelleria, non rientrano in questa categoria. Questa pronuncia serve da monito sull’importanza di individuare correttamente l’atto impugnabile, per evitare di intraprendere iniziative processuali destinate al fallimento, con conseguente spreco di tempo e risorse, oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali.

È possibile impugnare un provvedimento con cui il giudice si limita a chiedere informazioni senza decidere?
No, la sentenza chiarisce che un provvedimento meramente interlocutorio, con cui il giudice chiede informazioni alla cancelleria senza decidere su una richiesta delle parti, è privo di contenuto decisorio e, pertanto, non è autonomamente impugnabile.

Cosa si intende per provvedimento “privo di contenuto decisorio”?
Significa che l’atto del giudice non statuisce su un diritto o una richiesta avanzata da una delle parti. È un atto meramente interno al procedimento, come un ordine per acquisire documenti o informazioni, che non risolve alcuna controversia.

Qual era la procedura corretta che l’indagato avrebbe dovuto seguire in questo caso?
L’indagato avrebbe dovuto attendere che il Giudice per le Indagini Preliminari si pronunciasse sulla sua eccezione. In alternativa, avrebbe potuto richiedere formalmente al giudice di dichiarare la perdita di efficacia della misura cautelare. Solo un eventuale provvedimento di rigetto di tale richiesta sarebbe stato un atto con contenuto decisorio e, quindi, appellabile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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