Impugnazione Archiviazione: La Cassazione Chiarisce il Rimedio Corretto
Nel complesso mondo della procedura penale, la scelta del giusto strumento processuale è fondamentale. Un errore nella forma può invalidare anche le ragioni più solide nel merito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione illustra perfettamente questo principio, chiarendo quale sia la via corretta per l’impugnazione archiviazione e le conseguenze di un errore procedurale.
I Fatti del Caso: Un Errore di Procedura
Il caso ha origine da un procedimento penale conclusosi con un’ordinanza di archiviazione emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di un tribunale locale. La parte offesa, ritenendo ingiusta tale decisione, ha deciso di contestarla. Tuttavia, invece di utilizzare lo strumento previsto specificamente dalla legge, ha proposto ricorso direttamente davanti alla Corte di Cassazione, il più alto grado della giustizia ordinaria.
Le controparti, attraverso il loro legale, hanno presentato una memoria difensiva per sostenere le proprie ragioni, evidenziando la peculiarità procedurale del ricorso presentato.
La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile per Errata Impugnazione Archiviazione
La Corte di Cassazione, esaminato il ricorso, non è entrata nel merito della questione, ovvero non ha valutato se l’archiviazione fosse giusta o sbagliata. Si è fermata a un livello precedente, quello dell’ammissibilità. La decisione è stata netta: il ricorso è inammissibile.
Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione pecuniaria prevista per chi adisce la Corte con ricorsi palesemente infondati o, come in questo caso, inammissibili.
Le Motivazioni della Sentenza: l’Art. 410 bis c.p.p.
La motivazione della Corte è puramente giuridica e si fonda su una norma specifica del codice di procedura penale: l’articolo 410 bis. Questo articolo, introdotto con la legge n. 103 del 2017 (la cosiddetta “Riforma Orlando”), ha disciplinato in modo chiaro e inequivocabile le modalità di contestazione del provvedimento di archiviazione.
La norma stabilisce che contro l’ordinanza di archiviazione non è ammesso il ricorso per Cassazione, bensì uno strumento diverso: il reclamo. L’interessato, infatti, ha quindici giorni di tempo dalla conoscenza del provvedimento per proporre reclamo innanzi al tribunale in composizione monocratica. La scelta del legislatore è stata quella di creare un filtro, un grado di giudizio intermedio specifico per questo tipo di contestazioni, evitando di ingolfare la Corte di Cassazione con questioni che possono essere risolte a un livello inferiore.
Poiché il ricorrente ha sbagliato strumento processuale, utilizzando un’impugnazione archiviazione non consentita dalla legge, la Corte non ha potuto fare altro che dichiararne l’inammissibilità.
Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche della Decisione
Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale per chiunque si approcci alla giustizia: il rispetto delle regole procedurali non è un mero formalismo. La scelta del corretto mezzo di impugnazione è un requisito essenziale per poter vedere esaminate le proprie ragioni nel merito. Un errore su questo punto, come dimostra il caso in esame, porta a una declaratoria di inammissibilità, con conseguente spreco di tempo e risorse, oltre all’aggiunta di una condanna economica. Per la parte offesa, questo significa la chiusura definitiva della possibilità di contestare l’archiviazione in quella sede, a causa di un errore strategico-procedurale. La decisione serve quindi da monito sull’importanza di affidarsi a una difesa tecnica competente che conosca approfonditamente le norme processuali, specialmente quelle modificate da riforme recenti.
È possibile impugnare un’ordinanza di archiviazione direttamente in Cassazione?
No, l’ordinanza chiarisce che il ricorso per Cassazione contro un provvedimento di archiviazione è inammissibile.
Qual è il rimedio corretto contro un’ordinanza di archiviazione?
Secondo l’art. 410 bis del codice di procedura penale, il rimedio corretto è il reclamo al tribunale in composizione monocratica, da presentare entro quindici giorni dalla conoscenza del provvedimento.
Cosa comporta la presentazione di un ricorso inammissibile alla Corte di Cassazione?
La presentazione di un ricorso inammissibile comporta non solo la mancata analisi del merito della questione, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45790 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 45790 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 24/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a FOGGIA il DATA_NASCITA parte offesa nel procedimento
COGNOME NOME nato a FOGGIA il DATA_NASCITA COGNOME NOME nato a FOGGIA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 21/03/2023 del GIP TRIBUNALE di FOGGIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME NOME avverso l’ordinanza di archiviazione disposta dal GIP del Tribunale di Foggia in data 21/3/2023;
letta la memoria dell’AVV_NOTAIO per COGNOME NOME e COGNOME NOME;
considerato che il provvedimento di archiviazione non è suscettibile di impugnazione in quanto a norma dell’art. 410 bis cod. proc. pen., introdotto dalla L. 103/2017 avverso l’ordinanza di archiviazione è riconosciuta all’interessato, entro quindici giorni dalla conoscenza del provvedimento, la facoltà di proporre reclamo innanzi al tribunale in composizione monocratica;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 24/10/2023
Il Consigliere Estensore
Il Presidente