Impugnazione archiviazione: quando è inammissibile?
L’ordinamento processuale penale stabilisce regole precise per contestare le decisioni dei giudici. Una delle questioni più delicate riguarda l’impugnazione archiviazione, ovvero la possibilità di opporsi alla decisione di chiudere un procedimento penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce sui limiti di tale facoltà, chiarendo quando un ricorso è destinato a essere dichiarato inammissibile.
I fatti del caso
Un cittadino, tramite il proprio difensore, ha presentato ricorso in Cassazione avverso un’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Brescia. Tale ordinanza aveva disposto l’archiviazione di un procedimento penale. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento di archiviazione fosse ‘abnorme’, ovvero talmente anomalo da essere considerato al di fuori delle normali logiche del sistema processuale.
La decisione della Cassazione sulla impugnazione archiviazione
La Suprema Corte, con una decisione tanto sintetica quanto chiara, ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il ricorso presentato non rientrava in nessuna delle ipotesi di impugnazione specificamente previste dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente non solo ha visto respingere le sue richieste, ma è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le motivazioni della Corte
La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione su un principio fondamentale della procedura penale: le impugnazioni sono un rimedio tassativo, esperibile solo nei casi e con le forme previste dalla legge. Il ricorso per Cassazione contro un’ordinanza di archiviazione non è, in via generale, contemplato.
Il ricorrente aveva tentato di superare questo ostacolo sostenendo la cosiddetta ‘abnormità’ del provvedimento. Tuttavia, la Corte ha rigettato questa argomentazione, qualificandola come una ‘indeducibile censura dell’operato del giudice’. In altre parole, la doglianza del ricorrente non denunciava un vizio strutturale o funzionale dell’atto che lo rendesse estraneo al sistema, ma si traduceva in una critica al merito della decisione del GIP, critica non ammessa in quella sede. La Corte ha implicitamente richiamato l’articolo 410-bis del codice di procedura penale, che disciplina i casi di nullità del provvedimento di archiviazione, evidenziando che le ragioni del ricorrente non rientravano in tali specifiche ipotesi.
Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale: non tutte le decisioni giudiziarie sono impugnabili e, quando lo sono, devono essere rispettate regole procedurali molto stringenti. Contestare un provvedimento di archiviazione è possibile solo in casi specifici e ben definiti dal legislatore. Tentare di aggirare questi limiti, ad esempio invocando una generica ‘abnormità’ del provvedimento, si traduce in un’azione destinata all’insuccesso e può comportare conseguenze economiche significative, come la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. La decisione sottolinea l’importanza di affidarsi a una consulenza legale esperta per valutare correttamente le reali possibilità di successo di un’azione legale.
È sempre possibile impugnare un provvedimento di archiviazione?
No, la Corte di Cassazione chiarisce che il ricorso contro un’ordinanza di archiviazione non rientra tra le generali ipotesi di impugnazione previste dall’ordinamento, essendo consentito solo in casi specifici e tassativi.
Cosa succede se un ricorso contro l’archiviazione viene dichiarato inammissibile?
In caso di inammissibilità, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro a titolo di sanzione in favore della Cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie.
Perché l’argomento della ‘abnormità’ del provvedimento non è stato accolto dalla Corte?
La Corte ha ritenuto che la lamentata ‘abnormità’ non costituisse un vizio procedurale tale da rendere l’atto estraneo al sistema, ma si traducesse in una critica non permessa al merito della valutazione del giudice, configurandosi come una ‘indeducibile censura dell’operato’ di quest’ultimo.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 3362 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 6 Num. 3362 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 09/02/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da COGNOME NOME NOME a Chiari il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 1 dicembre 2022 emessa dal Tribunale di Brescia;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi del ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME
OSSERVA
Rilevato che NOME COGNOME, attraverso il suo difensore, avvocato NOME COGNOME, ha presentato ricorso in Cassazione avverso ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, che ha disposto l’archiviazione di un procedimento penale;
Rilevato che il ricorso non rientra tra le ipotesi di impugnazione previste dall’ordinamento e che la dedotta abnormità del provvedimento di archiviazione
(art. 410-bis cod. proc. pen.) si traduce in una indeducibile censura dell’operato del giudice;
Ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con procedura de plano e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 9 febbraio 2023
Il Consigliere estensore
Il Pr dente