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Giudice dell’esecuzione: competenza e riforma in appello

La Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale sulla competenza del giudice dell’esecuzione. Se l’ultima sentenza irrevocabile è stata emessa dalla Corte d’Appello e questa ha modificato in modo sostanziale la decisione di primo grado (ad esempio, escludendo un’aggravante), la competenza a decidere in fase esecutiva spetta alla stessa Corte d’Appello e non al Tribunale. La sentenza annulla un’ordinanza emessa da un giudice territorialmente incompetente, riaffermando la natura assoluta e inderogabile delle norme sulla competenza funzionale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Giudice dell’esecuzione: a chi spetta la competenza se la sentenza d’appello riforma quella di primo grado?

La fase esecutiva di una sentenza penale è un momento cruciale nel percorso giudiziario, dove le decisioni diventano concrete. Ma cosa succede quando più sentenze sono state emesse nei confronti della stessa persona da giudici diversi? La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 24534/2024 offre un chiarimento fondamentale su un aspetto tecnico ma decisivo: l’individuazione del corretto giudice dell’esecuzione. La Corte ha ribadito che, in caso di riforma sostanziale della sentenza di primo grado da parte della Corte d’Appello, la competenza si sposta a quest’ultima, invalidando ogni decisione presa dal giudice incompetente.

I Fatti del Caso

Un soggetto, destinatario di diverse sentenze di condanna, presentava un’istanza al Tribunale per ottenere l’applicazione della disciplina della continuazione tra i reati. Questa disciplina consente di unificare le pene per reati commessi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, ottenendo un trattamento sanzionatorio più favorevole.
Il Tribunale, in funzione di giudice dell’esecuzione, accoglieva parzialmente la richiesta, rideterminando la pena solo per alcuni dei reati oggetto delle sentenze.
Contro questa decisione, il Procuratore della Repubblica ricorreva in Cassazione, non contestando il merito della decisione, ma sollevando una questione di incompetenza: a suo avviso, il Tribunale non era l’organo corretto a cui rivolgersi.

La questione di competenza del giudice dell’esecuzione

Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’art. 665 del codice di procedura penale. La regola generale stabilisce che, in presenza di più sentenze definitive, la competenza per l’esecuzione spetta al giudice che ha emesso l’ultima di queste.
Tuttavia, la norma prevede un’eccezione cruciale: se l’ultima sentenza è stata emessa dalla Corte d’Appello, la competenza rimane al giudice di primo grado solo se la sentenza d’appello ha confermato la precedente decisione o l’ha riformata unicamente per quanto riguarda la pena, le misure di sicurezza o le disposizioni civili. Se, invece, la Corte d’Appello opera una “rielaborazione sostanziale” della pronuncia di primo grado, la competenza si sposta in capo alla stessa Corte d’Appello.
Nel caso specifico, l’ultima sentenza irrevocabile era stata pronunciata dalla Corte d’Appello di Roma, la quale non si era limitata a modificare la pena, ma aveva escluso una circostanza aggravante, intervenendo quindi in modo significativo sul merito della decisione di primo grado.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore, ritenendolo fondato. Gli Ermellini hanno riaffermato che la competenza del giudice dell’esecuzione è di natura funzionale, e quindi assoluta e inderogabile. La sua individuazione deve seguire criteri precisi per garantire l’unicità e la coerenza della gestione della posizione esecutiva del condannato.
La Corte ha specificato che una modifica della sentenza di primo grado che non si limiti a un mero ricalcolo della pena, ma che derivi dall’esclusione o dall’applicazione di circostanze aggravanti o attenuanti, costituisce un “intervento concretamente riformatore”. Tale intervento sposta la competenza funzionale per l’intera fase esecutiva dal Tribunale alla Corte d’Appello.
Poiché la Corte d’Appello di Roma aveva escluso un’aggravante e rideterminato la pena di conseguenza, era essa stessa il giudice competente a decidere sull’istanza di continuazione. L’ordinanza del Tribunale era, pertanto, viziata da una nullità di carattere generale e assoluto, rilevabile d’ufficio.

Le conclusioni

La Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza impugnata. Questa decisione non entra nel merito della richiesta di continuazione, ma si limita a correggere l’errore procedurale. Gli atti sono stati trasmessi alla Corte d’Appello di Roma, quale giudice dell’esecuzione funzionalmente competente, che dovrà ora riesaminare l’istanza. Questa sentenza sottolinea l’importanza inderogabile delle norme sulla competenza, la cui violazione inficia la validità dell’intero provvedimento, a prescindere dalla correttezza della decisione nel merito.

Chi è il giudice dell’esecuzione competente se una persona ha più condanne definitive?
Di norma, la competenza appartiene al giudice che ha emesso la sentenza divenuta irrevocabile per ultima, al fine di garantire una gestione unitaria della posizione del condannato.

Quando la competenza per l’esecuzione passa dal Tribunale alla Corte d’Appello?
La competenza passa alla Corte d’Appello quando questa, pronunciando l’ultima sentenza irrevocabile, ha riformato in modo sostanziale la decisione di primo grado, ad esempio escludendo o applicando una circostanza aggravante o attenuante, e non solo modificando l’entità della pena.

Cosa succede se a decidere è un giudice dell’esecuzione incompetente?
La decisione emessa da un giudice funzionalmente incompetente è affetta da una nullità di carattere generale, assoluta e rilevabile d’ufficio. Di conseguenza, la Corte di Cassazione annulla il provvedimento e trasmette gli atti al giudice che era effettivamente competente a decidere.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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