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Frode nelle pubbliche forniture: il caso mascherine

La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una condanna per frode nelle pubbliche forniture legata alla vendita di mascherine KN95 prive di marchio CE durante l’emergenza sanitaria. La ricorrente, legale rappresentante di una società, era stata condannata per aver fornito dispositivi non conformi agli standard europei. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio, evidenziando che i giudici di merito non avevano adeguatamente accertato se il contratto imponesse tassativamente la marcatura CE o se, data l’urgenza e la normativa speciale del periodo, fosse accettabile un’equivalenza tecnica. La decisione sottolinea la necessità di verificare con precisione l’intento decettivo del fornitore rispetto alle clausole contrattuali effettive.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Frode nelle pubbliche forniture: il caso delle mascherine senza marchio CE

Il reato di frode nelle pubbliche forniture rappresenta una fattispecie complessa, specialmente quando si intreccia con normative d’urgenza e standard tecnici internazionali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha gettato nuova luce sulla responsabilità penale dei fornitori durante i periodi di emergenza sanitaria, focalizzandosi sulla fornitura di dispositivi di protezione individuale (DPI).

Il contesto della fornitura e la contestazione di frode nelle pubbliche forniture

La vicenda trae origine dalla fornitura di mascherine protettive di tipo KN95 alla Protezione Civile regionale. L’accusa ipotizzava che la consegna di prodotti privi del marchio CE costituisse una frode nell’esecuzione del contratto di fornitura pubblica. Secondo i giudici di merito, l’assenza della certificazione europea rendeva il prodotto non conforme a quanto pattuito, integrando così il delitto previsto dall’art. 356 del codice penale.

La difesa ha però sollevato obiezioni cruciali, evidenziando come il contratto facesse riferimento allo standard KN95 e come, nel contesto emergenziale del 2020, la legislazione speciale (D.L. n. 9/2020) consentisse l’uso di dispositivi privi di marchio CE, purché tecnicamente equivalenti e validati dalle autorità competenti.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza di condanna. Gli Ermellini hanno rilevato un deficit motivazionale riguardo all’accertamento dell’oggetto reale della prestazione. Non è stato chiarito se la Pubblica Amministrazione avesse richiesto specificamente prodotti marchiati CE o se avesse accettato lo standard KN95 come idoneo.

L’importanza dell’elemento soggettivo

Un punto centrale della decisione riguarda il dolo. Per configurare la frode nelle pubbliche forniture, non basta una semplice difformità tecnica, ma occorre dimostrare che il fornitore abbia agito con la volontà di frodare l’ente pubblico. La produzione di attestazioni di conformità rilasciate da enti stranieri, secondo la Corte, non è necessariamente un segno di malafede, ma può indicare la volontà del fornitore di offrire comunque una garanzia di qualità del prodotto.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano sulla necessità di un accertamento rigoroso del contenuto contrattuale e della normativa applicabile al tempo dei fatti. I giudici di merito avrebbero dovuto spiegare se le mascherine importate, pur senza marchio CE, possedessero caratteristiche tecniche equivalenti a quelle richieste (tipo FFP2). Inoltre, è mancata una valutazione sull’incidenza della normativa d’urgenza che, per un periodo limitato, ha derogato alle regole ordinarie sulla marcatura dei DPI per garantire la protezione degli operatori sanitari in un momento di estrema carenza di risorse.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza impongono un nuovo esame del caso. Il giudice di rinvio dovrà stabilire se vi sia stata una reale discrepanza tra quanto ordinato e quanto consegnato e se tale differenza fosse nota e voluta dal fornitore per trarre un profitto illecito. Questa pronuncia conferma che, in ambito di forniture pubbliche, la conformità tecnica deve essere valutata non solo in astratto, ma alla luce delle specifiche pattuizioni contrattuali e del quadro normativo vigente al momento dell’esecuzione, evitando automatismi tra assenza di certificazioni formali e responsabilità penale.

Quando si configura il reato di frode nelle pubbliche forniture?
Il reato si configura quando un fornitore consegna alla Pubblica Amministrazione beni diversi per qualità o quantità da quelli pattuiti nel contratto, agendo con malafede o inganno.

La mancanza del marchio CE sulle mascherine comporta sempre una condanna penale?
No, occorre verificare se il contratto richiedeva espressamente tale marchio e se la normativa vigente al momento della fornitura consentiva l’uso di standard equivalenti.

Qual è la differenza tra dolo e colpa in questo tipo di reati?
La frode nelle pubbliche forniture richiede il dolo, ovvero l’intenzione di ingannare, mentre le contravvenzioni sulla sicurezza dei prodotti possono essere punite anche per semplice negligenza o colpa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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