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Frode in commercio: il marchio China Export è reato

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione emessa nei confronti di una commerciante accusata di frode in commercio per aver esposto giocattoli con il marchio ‘China Export’. Tale logo, graficamente quasi identico alla marcatura CE europea, è stato ritenuto idoneo a trarre in inganno il consumatore sulla reale conformità del prodotto agli standard di sicurezza comunitari. La Suprema Corte ha chiarito che la frode in commercio sussiste anche se i prodotti risultano tecnicamente sicuri, poiché l’apposizione del marchio CE europeo rappresenta di per sé una garanzia qualitativa essenziale che non può essere surrogata da loghi confondibili o da certificazioni private.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Frode in commercio: il rischio del marchio China Export nei giocattoli

La frode in commercio rappresenta una delle fattispecie più insidiose nel diritto penale dell’economia, poiché colpisce direttamente il rapporto di fiducia tra venditore e consumatore. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha affrontato il tema della commercializzazione di prodotti recanti il marchio “China Export”, spesso confuso con la marcatura CE europea.

I fatti e il contesto della frode in commercio

Il caso trae origine dal sequestro di giocattoli presso un esercizio commerciale. I prodotti presentavano un logo CE le cui lettere erano poste a una distanza minima, configurando l’acronimo di “China Export” anziché quello di “Conformité Européenne”. In primo grado, l’imputata era stata assolta perché il giudice aveva ritenuto tale pratica una consuetudine commerciale non idonea a integrare la contraffazione, valorizzando inoltre la presenza di test report che attestavano la sicurezza intrinseca dei beni.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha ribaltato tale impostazione, accogliendo il ricorso del Procuratore Generale. Secondo gli Ermellini, l’esposizione per la vendita di giocattoli con un marchio graficamente sovrapponibile a quello europeo integra il tentativo di frode in commercio ai sensi dell’art. 515 c.p. La minima differenza di spaziatura tra le lettere non esclude l’inganno, ma anzi lo agevola, inducendo il consumatore a ritenere che il prodotto rispetti i rigorosi standard di sicurezza dell’Unione Europea.

L’irrilevanza della sicurezza effettiva del prodotto

Un punto cardine della sentenza riguarda il valore della marcatura. La Corte ha stabilito che la produzione di test report privati non sana l’illecito. La marcatura CE non è solo un simbolo burocratico, ma una certificazione pubblica di conformità che costituisce un elemento qualitativo essenziale del bene. Pertanto, vendere un oggetto privo della corretta marcatura, ma con un logo ingannevole, significa offrire un prodotto diverso da quello promesso.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano sulla funzione di garanzia della marcatura europea. Essa non solo permette la libera circolazione delle merci, ma assicura all’acquirente che il produttore si è assunto la responsabilità della conformità del bene a tutte le prescrizioni di sicurezza. L’utilizzo di un espediente grafico come il logo “China Export” è considerato un mezzo idoneo a confondere l’acquirente medio, il quale non è tenuto a conoscere le sottili differenze millimetriche tra i due loghi. La tutela penale scatta dunque per proteggere la lealtà del mercato e la corretta informazione del consumatore.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma un principio di rigore estremo per i distributori e i commercianti. Non è sufficiente che il prodotto sia sicuro in concreto; è necessario che la sua presentazione commerciale non sia mendace. La somiglianza tra il marchio China Export e quello europeo è tale da configurare sempre un rischio penale per chi immette tali beni sul mercato. Le aziende devono quindi prestare massima attenzione alla verifica dei loghi sui prodotti importati per non incorrere in pesanti sanzioni penali e sequestri della merce.

Cosa rischia chi vende prodotti con il logo China Export simile al marchio CE?
Il venditore rischia una condanna per frode in commercio, poiché la somiglianza grafica induce in errore il consumatore sulla qualità e sicurezza del prodotto.

I test di sicurezza del prodotto possono escludere la responsabilità penale?
No, la Cassazione ha stabilito che l’idoneità tecnica del bene non sana l’inganno derivante dall’uso di un marchio contraffatto o confondibile.

Qual è la funzione principale della marcatura CE europea?
La marcatura CE certifica la conformità del prodotto agli standard di sicurezza europei, rappresentando un elemento qualitativo essenziale per l’acquirente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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