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Fatto di lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti, specificando i criteri per riconoscere l’ipotesi di reato di fatto di lieve entità. La Corte ha stabilito che i giudici non possono basarsi unicamente sul dato quantitativo della droga (in questo caso circa 80 grammi di hashish), ma devono effettuare una valutazione complessiva che tenga conto di tutti gli elementi indicativi di una minima offensività della condotta, come la mancanza di strumenti per il confezionamento, l’esiguità del denaro rinvenuto e la ridotta capacità economica dell’imputato. La decisione sottolinea come una visione d’insieme sia necessaria per distinguere il piccolo spaccio da attività criminali più strutturate.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Spaccio e Fatto di Lieve Entità: La Cassazione detta le regole per una valutazione completa

La distinzione tra spaccio di droga e fatto di lieve entità rappresenta uno dei punti più delicati e dibattuti nel diritto penale degli stupefacenti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24383 del 2024, è intervenuta proprio su questo tema, annullando una condanna e fornendo criteri interpretativi cruciali per i giudici. La pronuncia ribadisce un principio fondamentale: per qualificare un reato come ‘lieve’, non basta guardare alla bilancia, ma occorre una valutazione complessiva di tutti gli elementi del caso concreto.

Il Caso in Esame: Dalla Condanna all’Annullamento

I fatti all’origine della vicenda riguardano un soggetto condannato in primo grado e in appello per la detenzione di 80 stecche di hashish, per un peso di circa 80 grammi, e 3 grammi di marijuana. La difesa, nel ricorrere in Cassazione, aveva sostenuto che la condotta dovesse essere ricondotta alla fattispecie attenuata del fatto di lieve entità, prevista dall’articolo 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti.

Secondo il ricorrente, diversi elementi deponevano in tal senso: la modesta quantità di principio attivo, il valore commerciale irrisorio della droga, l’assenza di strumenti professionali per il confezionamento (come bilancini di precisione) e la somma esigua di denaro rinvenuta (appena cinquanta euro). Questi fattori, nel loro insieme, avrebbero dovuto dimostrare un’attività di spaccio non organizzata e di portata minima.

La Decisione della Cassazione e il Fatto di Lieve Entità

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza d’appello e rinviando il caso a un nuovo esame. Il cuore della decisione risiede nella critica al metodo valutativo adottato dai giudici di merito, i quali avevano escluso la lieve entità basandosi quasi esclusivamente sul dato quantitativo della sostanza sequestrata.

Oltre il dato quantitativo: l’importanza della valutazione complessiva

La Cassazione ha ricordato che, secondo l’insegnamento consolidato delle Sezioni Unite, la valutazione per il riconoscimento del fatto di lieve entità non può ridursi a una ‘fredda operazione di constatazione’ di singoli indici. Al contrario, deve essere un giudizio globale che consideri tutti gli elementi che caratterizzano la condotta, sia in senso positivo che negativo.

Il dato ponderale (la quantità di droga) può assumere un valore decisivo solo quando è talmente rilevante da assorbire ogni altra considerazione. Negli altri casi, deve essere ponderato insieme a tutti gli altri parametri indicati dalla norma: i mezzi, le modalità, le circostanze dell’azione e la qualità della sostanza.

Gli indici di valutazione per il piccolo spaccio

La Corte elenca una serie di elementi che devono essere attentamente vagliati per configurare l’ipotesi di piccolo spaccio:

* Capacità di azione del soggetto: la sua rete di contatti, le sue possibilità economiche per rifornirsi.
* Mercato di riferimento: il numero di acquirenti serviti, la portata della circolazione di merce e denaro.
* Potenzialità di guadagno: la possibilità di ottenere profitti limitati dall’attività.
* Modalità operative: l’assenza di una struttura organizzata e di strumenti specifici per il taglio e il confezionamento.

Le Motivazioni della Sentenza

Nelle motivazioni, i giudici di legittimità hanno sottolineato come nel caso specifico il giudice di merito avesse commesso un errore di diritto. A fronte di una quantità di stupefacente non ‘assolutamente autoevidente’ dell’incompatibilità con la lieve entità, erano stati ignorati importanti elementi di segno contrario. L’esigua quantità di principio attivo, l’assenza di materiale per il confezionamento e il rinvenimento di soli cinquanta euro erano tutti indici che, complessivamente, dipingevano un quadro di ridotta capacità criminale, limitata circolazione di merce e guadagni potenziali magri. Anche la presenza di un sistema di videosorveglianza, secondo la Corte, non poteva assumere un valore dimostrativo decisivo in senso contrario.

In sostanza, il giudice d’appello avrebbe dovuto applicare i principi indicati dalla giurisprudenza e verificare se, nel bilanciamento complessivo di tutti questi fattori, la condotta fosse riconducibile all’ipotesi attenuata. Non avendolo fatto, e avendo dato un peso sproporzionato al solo dato quantitativo, la sua decisione è stata censurata.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa sentenza è di fondamentale importanza perché riafferma la necessità di un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme in materia di stupefacenti. Data l’enorme differenza di pena (la ‘forbice edittale’) tra lo spaccio ordinario e il fatto di lieve entità, è essenziale che la valutazione del giudice sia concreta, completa e aderente alla reale offensività della condotta. Un’analisi parziale, focalizzata solo sulla quantità, rischia di portare a pene sproporzionate rispetto alla gravità del reato commesso. La pronuncia serve da monito per i tribunali, invitandoli a un’analisi più approfondita e personalizzata, che tenga conto di ogni sfumatura del caso concreto per garantire una giustizia più equa e proporzionata.

La sola quantità di droga sequestrata è sufficiente a escludere il reato di fatto di lieve entità?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il dato quantitativo (o ‘ponderale’) non può essere, di norma, l’unico elemento decisivo. Può assumere valenza esclusiva solo se è talmente ingente da rendere irrilevanti tutti gli altri indicatori. In caso contrario, deve essere valutato insieme a tutti gli altri elementi del caso.

Quali sono i principali indicatori per riconoscere un fatto di lieve entità?
Oltre alla quantità e qualità della sostanza, i giudici devono considerare i mezzi, le modalità e le circostanze dell’azione. In pratica, si valuta la professionalità dell’attività: la presenza di strumenti per pesare e confezionare la droga, l’entità dei guadagni (come testimoniato dal denaro sequestrato), la rete di clienti, la capacità di rifornirsi sul mercato e la complessiva organizzazione dell’attività di spaccio.

La presenza di diversi tipi di sostanze stupefacenti impedisce di per sé il riconoscimento della lieve entità?
No. La sentenza, richiamando altre pronunce delle Sezioni Unite, chiarisce che la diversità delle sostanze stupefacenti non è di per sé ostativa al riconoscimento del fatto di lieve entità. Anche questo elemento deve essere inserito in una valutazione complessiva di tutti gli indici previsti dalla legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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