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Falsità ideologica: la firma del RUP su atti falsi

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un funzionario pubblico accusato di falsità ideologica. L’imputato, in qualità di Responsabile Unico del Procedimento (RUP), aveva sottoscritto una determina dirigenziale attestando falsamente di aver svolto personalmente l’attività istruttoria preliminare per una gara d’appalto. La difesa sosteneva l’assenza di dolo e l’induzione in errore da parte dei superiori. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la firma su un atto dal contenuto chiaramente non veritiero integra il dolo generico, rendendo irrilevante l’assenza di un fine specifico di nuocere o l’affidamento riposto in altri soggetti.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Falsità ideologica: la responsabilità del RUP negli atti pubblici

La sottoscrizione di atti amministrativi contenenti dichiarazioni non veritiere espone il pubblico ufficiale al reato di falsità ideologica, anche in assenza di una specifica volontà di arrecare danno. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un funzionario che, pur non avendo svolto materialmente l’attività istruttoria, ha firmato un provvedimento che gliene attribuiva la paternità.

Il caso della falsa istruttoria amministrativa

La vicenda trae origine da una procedura di gara per l’affidamento di servizi di trasporto sanitario. Un funzionario, nominato Responsabile Unico del Procedimento, ha controfirmato una determina dirigenziale in cui si attestava che l’attività istruttoria preliminare era stata da lui compiuta. In realtà, tali verifiche erano state svolte da soggetti esterni o non erano state affatto eseguite secondo le modalità descritte nell’atto.

L’imputato ha cercato di difendersi sostenendo di aver agito in buona fede, seguendo le direttive dei superiori e confidando nella correttezza degli atti predisposti dall’ufficio. La difesa ha puntato sull’assenza di dolo, ovvero della volontà di mentire, e sulla mancanza di competenze tecniche specifiche per valutare la congruità delle offerte.

La decisione della Cassazione sulla falsità ideologica

I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, confermando la condanna. Il punto centrale della decisione riguarda la natura del dolo nel reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale. Per la sussistenza del delitto è sufficiente il dolo generico: basta che il soggetto sia consapevole che l’attestazione contenuta nell’atto non corrisponde al vero.

Non è necessario che il funzionario agisca con l’intento di ingannare o di favorire qualcuno. La semplice firma apposta su un documento che riporta fatti mai accaduti, o accaduti diversamente, integra la responsabilità penale. La Corte ha sottolineato come la chiarezza del testo della determina non lasciasse spazio a dubbi: attribuire a se stessi un’attività mai svolta è un falso consapevole.

Le motivazioni

La Corte ha chiarito che le attestazioni implicite o i presupposti di un atto pubblico fanno parte integrante del suo contenuto enunciativo. Se un atto presuppone un’attività preliminare necessaria, dichiarare falsamente di averla compiuta lede la funzione documentale dell’atto stesso. Inoltre, è stato escluso il ricorso all’errore indotto da terzi, poiché il funzionario ha sottoscritto direttamente l’atto, condividendone il contenuto falso.

L’innocuità del falso non può essere invocata basandosi sull’uso che verrà fatto dell’atto. La falsità è rilevante ogni volta che l’attestazione non veritiera riguarda elementi che l’atto è destinato a provare, come nel caso della regolarità di una procedura di evidenza pubblica.

Le conclusioni

Questa sentenza ribadisce l’estrema cautela che i pubblici funzionari devono adottare nel sottoscrivere atti e provvedimenti. La fiducia nei collaboratori o l’esecuzione di ordini superiori non escludono la responsabilità penale se l’atto contiene dichiarazioni oggettivamente false. La tutela della fede pubblica impone che ogni attestazione del pubblico ufficiale sia rigorosamente corrispondente alla realtà dei fatti documentati.

Cosa rischia un pubblico ufficiale che firma un atto senza aver verificato i fatti?
Rischia una condanna per falsità ideologica, poiché la firma attesta la veridicità del contenuto. Il dolo è integrato dalla semplice consapevolezza che quanto dichiarato non corrisponde al vero.

È possibile invocare l’errore se si è stati indotti a firmare dai superiori?
No, se l’attestazione è chiara e il funzionario è consapevole di non aver svolto l’attività descritta. L’induzione in errore non è configurabile quando il soggetto firma direttamente l’atto falso.

Il reato sussiste anche se non c’è l’intenzione di danneggiare qualcuno?
Sì, per la falsità ideologica è sufficiente il dolo generico. Non è necessario che il pubblico ufficiale agisca con l’intento specifico di nuocere o ingannare terzi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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