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Estinzione illecito 231: società cancellata è assolta

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25648/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di responsabilità amministrativa degli enti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando che la cancellazione di una società dal registro delle imprese comporta l’estinzione dell’illecito amministrativo previsto dal D.Lgs. 231/2001. Questo evento viene equiparato alla morte del reo, rendendo inapplicabili le sanzioni pecuniarie e interdittive. La decisione si fonda sull’effetto costitutivo ed estintivo della cancellazione, che fa venir meno il soggetto giuridico a cui la responsabilità e le sanzioni sono destinate, precludendo anche la possibilità di rivalersi su soci o liquidatori.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Estinzione illecito 231: la cancellazione della società equivale alla morte del reo

Con una recente e significativa sentenza, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell’estinzione illecito 231, stabilendo che la cancellazione di una società dal registro delle imprese determina la fine della sua responsabilità amministrativa. Questa decisione equipara, di fatto, la fine della vita giuridica di un ente alla morte di una persona fisica imputata in un processo penale, con importanti conseguenze sulla perseguibilità degli illeciti societari.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da un procedimento penale a carico di un amministratore per reati di corruzione e turbata libertà degli incanti. Parallelamente, veniva contestato l’illecito amministrativo ex D.Lgs. 231/2001 alla società da lui amministrata. In primo grado, sia l’amministratore che la società venivano condannati. La società, in particolare, era stata sanzionata con una pena pecuniaria di 50.000 euro.

Nel corso del giudizio di appello, emergeva che la società era stata posta in liquidazione volontaria e, successivamente, cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Appello, prendendo atto di questa circostanza, dichiarava di non doversi procedere nei confronti dell’ente, ritenendo l’illecito amministrativo estinto a causa della cessazione della società, assimilando tale evento alla morte del reo prevista dall’art. 150 del codice penale. Contro questa decisione, il Procuratore Generale proponeva ricorso in Cassazione.

Il Contesto Normativo e il Conflitto Giurisprudenziale

La questione sottoposta alla Suprema Corte verteva su un punto nodale e dibattuto: quali sono gli effetti della cancellazione di un ente sul procedimento per illecito amministrativo ai sensi del D.Lgs. 231/2001? La normativa, infatti, pur disciplinando le vicende modificative dell’ente (fusione, scissione, trasformazione), non regola espressamente l’ipotesi della sua estinzione.

Si contrapponevano due orientamenti principali:

1. Tesi della Sopravvivenza dell’Illecito: Sostenuta dal Procuratore ricorrente, questa tesi nega che la cancellazione possa estinguere la responsabilità. Si basa sull’argomento che le cause estintive sono a numerus clausus (tassativamente previste) e che l’estinzione della società non è tra queste. Inoltre, se il fallimento non estingue l’illecito, a maggior ragione non dovrebbe farlo una cancellazione volontaria, che potrebbe essere utilizzata in modo fraudolento per sottrarsi alle sanzioni.

2. Tesi dell’Estinzione dell’Illecito: Adottata dalla Corte di Appello e confermata dalla Cassazione in questa sentenza, questa tesi fa leva sull’effetto costitutivo ed estintivo della cancellazione, introdotto dalla riforma del diritto societario del 2003. Se la società non esiste più, viene meno il soggetto destinatario delle sanzioni, rendendo il procedimento privo di scopo.

Le Motivazioni della Cassazione sull’Estinzione Illecito 231

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, aderendo pienamente alla tesi estintiva. Il ragionamento dei giudici si articola su diversi punti chiave.

In primo luogo, si valorizza l’art. 2495 del codice civile, che attribuisce alla cancellazione dal registro delle imprese un’efficacia costitutiva e irreversibile. La società, una volta cancellata, cessa di esistere come soggetto di diritto. Di conseguenza, si applicano in via analogica le norme previste per l’imputato persona fisica, come consentito dall’art. 35 del D.Lgs. 231/2001. La fine della persona giuridica produce quindi gli stessi effetti della morte della persona fisica: l’estinzione dell’illecito.

In secondo luogo, la Corte sottolinea l’inutilità delle sanzioni nei confronti di un ente estinto. Le sanzioni interdittive (es. divieto di contrattare con la P.A.) e quelle pecuniarie hanno una funzione preventiva e punitiva che presuppone l’esistenza e l’operatività del soggetto sanzionato. Colpire un’entità inesistente sarebbe privo di senso. La stessa finalità delle sanzioni, ovvero colpire la disponibilità economica necessaria all’operatività dell’ente, non è più perseguibile.

Infine, i giudici escludono categoricamente che la responsabilità patrimoniale per il pagamento delle sanzioni possa trasferirsi a soggetti terzi, come i soci o i liquidatori. Ciò violerebbe il principio costituzionale della personalità della responsabilità penale (art. 27 Cost.), di cui la responsabilità ex D.Lgs. 231/2001 è espressione. Manca, inoltre, una norma incriminatrice specifica che ponga a carico dei liquidatori tale responsabilità.

Conclusioni

La sentenza stabilisce un principio di diritto chiaro: la cancellazione di una società dal registro delle imprese determina l’estinzione dell’illecito 231. Questa decisione risolve un importante contrasto giurisprudenziale, affermando che la fine dell’esistenza legale dell’ente travolge anche la sua responsabilità amministrativa da reato. La Corte considera irrilevante la distinzione tra cancellazioni ‘fisiologiche’ e ‘fraudolente’, ritenendo che l’auto-espulsione dal mercato di un ente che ha operato illecitamente realizzi, in modo ancora più radicale, uno degli obiettivi preventivi della normativa 231. Le implicazioni pratiche sono notevoli, poiché si chiarisce che il procedimento penale contro l’ente deve essere interrotto con una pronuncia di non doversi procedere per estinzione dell’illecito.

La cancellazione di una società dal registro delle imprese estingue la sua responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001?
Sì. Secondo la sentenza, la cancellazione determina l’estinzione irreversibile della società come soggetto giuridico. Questo evento è equiparato alla morte del reo e, di conseguenza, comporta l’estinzione dell’illecito amministrativo contestato.

Perché la cancellazione della società viene equiparata alla morte del reo?
Perché, a seguito della riforma del diritto societario del 2003, la cancellazione ha un effetto costitutivo che pone fine all’esistenza della persona giuridica. Poiché l’ente non esiste più, non può più essere destinatario di sanzioni (pecuniarie o interdittive), che perderebbero la loro funzione punitiva e preventiva. Le norme processuali per l’imputato, incluse quelle sull’estinzione del reato per morte, si applicano all’ente in quanto compatibili.

Dopo la cancellazione della società, i soci o il liquidatore possono essere chiamati a pagare le sanzioni pecuniarie?
No. La sentenza esclude questa possibilità, affermando che ciò violerebbe il principio costituzionale della responsabilità penale personale. La responsabilità patrimoniale per la sanzione pecuniaria è dell’ente e non si trasferisce a terzi, in assenza di una specifica norma che lo preveda.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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