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Esercizio abusivo della professione e titoli esteri

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per esercizio abusivo della professione nei confronti di un soggetto che operava come odontoiatra senza il necessario riconoscimento del titolo estero in Italia. Nonostante la difesa sostenesse l’automaticità del riconoscimento dei titoli europei, la Corte ha chiarito che l’abilitazione nazionale e l’iscrizione all’albo sono requisiti imprescindibili. La condotta è stata ritenuta punibile poiché il reato tutela l’interesse pubblico al controllo amministrativo sulle professioni protette, rendendo irrilevante l’effettiva competenza tecnica del soggetto se privo di autorizzazione formale.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Esercizio abusivo della professione: il valore dei titoli esteri

L’esercizio abusivo della professione rappresenta una fattispecie penale posta a tutela della collettività e della fede pubblica. Spesso sorge il dubbio se un titolo di studio conseguito all’estero, specialmente in ambito sanitario, possa legittimare l’immediato avvio di un’attività professionale in Italia. La recente giurisprudenza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti essenziali su questo punto, ribadendo che la competenza tecnica non sostituisce mai l’autorizzazione amministrativa.

Il caso e la disciplina normativa

Un cittadino è stato condannato per aver esercitato l’attività di medico dentista in uno studio non dichiarato, effettuando diagnosi e interventi su pazienti senza possedere l’abilitazione italiana né l’iscrizione all’albo degli odontoiatri. La difesa ha basato il ricorso sulla presunta automaticità del riconoscimento dei titoli conseguiti in ambito europeo, citando la Direttiva 2005/36/CE e sostenendo che la formazione ottenuta all’estero fosse addirittura superiore a quella richiesta in Italia.

La decisione della Suprema Corte

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la sentenza di appello. I giudici hanno sottolineato che il sistema di riconoscimento dei titoli stranieri non è mai automatico nel senso di escludere l’intervento delle autorità nazionali. In Italia, il Ministero della Salute deve emettere un provvedimento formale di riconoscimento. Senza questo passaggio, l’attività professionale rimane illecita ai sensi dell’art. 348 c.p., indipendentemente dalla qualità della formazione ricevuta dal professionista.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura di pericolo astratto del reato di esercizio abusivo della professione. La norma non richiede che il professionista sia incompetente o che arrechi un danno effettivo al paziente, ma punisce la semplice violazione delle regole di accesso alla professione. Il sistema penale demanda agli organi ministeriali, e non al giudice penale, la verifica delle competenze scientifiche. Inoltre, il dolo è stato ravvisato nella consapevolezza del soggetto di non aver ottenuto il riconoscimento ministeriale, nonostante i ripetuti tentativi di regolarizzazione e le precedenti condanne subite per lo stesso titolo di reato.

Le conclusioni

Le conclusioni della Corte evidenziano che la clausola di illiceità speciale contenuta nell’art. 348 c.p. richiama norme extra-penali che regolano le singole professioni. Per chi opera in settori delicati come quello medico, l’assenza di iscrizione all’albo e di abilitazione nazionale configura sempre il reato, anche in presenza di titoli esteri validi in altri Stati membri. La tutela della salute pubblica impone un controllo rigoroso e preventivo da parte dello Stato, che non può essere bypassato da interpretazioni soggettive della normativa europea.

Un titolo di studio europeo è sufficiente per lavorare come medico in Italia?
No, il titolo deve essere preventivamente riconosciuto dal Ministero della Salute attraverso una procedura amministrativa formale.

Cosa rischia chi esercita senza iscrizione all’albo ma con esperienza?
Rischia la condanna penale per esercizio abusivo della professione, poiché la competenza tecnica non sana la mancanza dell’abilitazione legale.

Il giudice può valutare se il professionista è comunque bravo?
No, il giudice non può sostituirsi agli organi ministeriali nella valutazione delle capacità tecniche, limitandosi a verificare il possesso dei titoli legali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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